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Porticello. Continua la protesta dei pescatori. Chiuso anche il Mercato Ittico

giovedì 2 marzo 2017, 13:46   Attualità  

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mercato-itticoSi inasprisce la protesta dei 500 pescatori di Porticello.
Anche l’attività del mercato ittico si è completamente interrotta e tutti i pescherecci sono rimasti al porto per protestare contro il governo nazionale e le continue leggi che danneggiano il settore.
Anche la protesta in atto a Roma non ha fruttato esiti positivi.
La delegazione dei 50 pescatori della marineria, rimangono nella capitale per fare sentire alta la loro voce. A loro si sono uniti i pescatori di altre marinerie siciliane.
A Porticello hanno avviato una raccolta fondi per sostenere la permanenza dei pescatori a Roma. Si stanno raccogliendo fondi in tutte le parti della frazione e anche nella parrocchia.
Al porto restano ormeggiati i pescherecci con affissi gli striscioni.
Gli striscioni sono chiari. Uno recita: “vogliamo la pesca libera”, un altro ”i figli dei pescatori sono alla fame”, e ancora “ridateci la dignità del lavoro”.
Puntano il dito soprattutto contro la legge nazionale numero 154, emanata dal governo italiano, che considerano particolarmente restrittiva perchè vieta la pesca della neonata, del tonno e consente la pesca del pesce spada solo in periodi limitati dell’anno.
“I nostri colleghi pescatori sono ancora a Roma -dice Giuseppe Balistreri-, oggi hanno protestato in corteo ma nessun Telegiornale ne ha parlato. La situazione è veramente critica.”
Al fianco dei pescatori c’è la sigla sindacale dell’Anapi Pesca grazie al componente Ciccio Zizzo.
“La protesta da parte della categoria dei pescatori, nasce da una situazione divenuta oramai insostenibile per le imprese di pesca. E’ dovuta principalmente all’applicazione della regolamentazione Ue sui controlli al settore che hanno definitivamente messo in ginocchio l’economia ittica nazionale ed il suo indotto di filiera. Provvedimenti come: dopo la seconda grave infrazione, la licenza di pesca viene archiviata; multe onerose fino a 150.000,00 euro, molto spesso di gran lunga superiore al valore della barca. La dicono lunga su un settore sull’orlo del definitivo crollo. Sia in termini di produzione che di reddito di impresa e familiare. A questa grave minaccia, bisogna aggiungere per logica conseguenza, la perdita di migliaia di posti di lavoro nella filiera ittica. Aggravata dal fatto, che non ci sono possibilità di diversificazione per i pescatori in altre attività lavorative.”

 
 
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