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Sulla civiltà dell’immagine, oggi

sabato 11 marzo 2017, 10:28   L'Opinione  

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russo-antoninodi Antonino Russo

Oggi abbiamo una ricerca dell’immagine spinta all’esagerazione. I giovani col telefonino fotografano tutto ciò che vedono,senza operare alcuna selezione. Una volta si cercavano le immagini caratteristiche o quelle che presentavano un valore artistico: si faceva,cioè,una scelta. Oggi si fotografa tutto,come se tutto fosse da conservare,mentre,come sappiamo,tutte queste foto poi finiscono in un ipotetico archivio che col tempo nessuno più consulta.
Le poche immagini che un tempo si selezionavano entravano a far parte di un album che era di facile e agevole consultazione, oltre che di sicura conservazione. Oggi si subiscono dallo, schermo del computer immagini che si susseguono a ritmo cadenzato.
Ieri si sfogliava un album e ci si soffermava sulle immagini a noi care o di nostro gradimento. Qualcuno potrebbe dire che si tratta di romanticherie: la verità è che la civiltà dell’immagine ha reso tutto seriale.
In questo automatismo si è perso il senso dell’umanità degli oggetti. Questi,infatti,conservano la nostra impronta che possiamo ritrovare ogni qualvolta abbiamo l’oggetto tra le mani. Avendo una buona immagine dell’oggetto,il nostro interesse per quello reale diminuisce. Le immagini di un avvenimento,poi,ci sono utili per prolungare il ricordo dello stesso nel tempo,dal momento che quelle impresse nella nostra memoria sono destinate a sbiadire col passare degli anni. Il computer è utile per rafforzare la nostra memoria visiva,ma l’immagine stampata,la fotografia,è più stabile e duratura. L’immagine fotografica è disponibile in ogni momento e per un enorme numero di anni. Le immagini del computer corrono il pericolo di perdersi nel caso il sistema telematico vada in tilt.
Ecco perché,pur apprezzando l’efficiente e veloce archivio telematico, riteniamo che quello cartaceo sia ancora da tenere in debita considerazione.

 

 
 
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