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Bagheria. Giulio Francese alla Carducci: “non bisogna restare nella terra di mezzo”

lunedì 22 maggio 2017, 14:49   Attualità  

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giulio-francesedi Martino Grasso

La mafia spiegata ai bambini della scuola media attraverso le esperienze personali.
E’ quello che ha fatto oggi il giornalista Giulio Francese, figlio di Mario, giornalista del Giornale di Sicilia ucciso del gennaio del 1979 dalla mafia.Giulio Francese è anche fratello di Giuseppe che ha cercato con tutte le sue forze la verità sul padre e quando mandanti ed esecutori vennero arrestati e poi condannati, stanco e spossato, decise di farla finita.
Giulio Francese ha incontrato i ragazzi della scuola media Carducci alla vigilia dell’anniversario della strage di Capaci. 
Francese ha parlato dei lunghi silenzi che hanno accompagnato la sua famiglia dopo il delitto del padre. Solo 27 anni dopo l’omicidio è stata installata una targa in via Campania a Palermo, dove è stato ucciso.
“Mio padre era riuscito ad aprire una breccia nella mafia dell’epoca, parlando per primo dei corleonesi. Nel 79 tutti li snobbano. Invece decisero di dichiarare guerra ai palermitani. Era esperto di mafia. Con la sua uccisione la mafia dichiarò guerra al potere. Fu come un golpe, Infatti inizialmente si punta al palazzo dell’informazione.
Mario Francese era una persona che faceva il suo lavoro. E lo faceva bene. Purtroppo è morto perchè faceva semplicemente il suo dovere.”
Giulio ha anche parlato delle doti umane del padre. Ma anche del silenzio di tutti, compresi i colleghi del giornale.
Ha poi parlato anche del fratello Giuseppe.
“Alla morte di mio padre, mio fratello ha cercato in tutti i modi di arrivare alla verità. Ha raccolto tutti gli articoli e dava delle dritte processuali. Alla condanna degli esecutori era cambiato e stanco. Non ce la faceva più e decise di suicidarsi. Dalla sua morte io mi sono allontanato da Bagheria. Decisi che non valeva la pena continuare. Poi capì che non era giusto e anche per questo oggi sono qui con voi”.
Giulio Francese ha anche parlato della casa di Giuseppe, che si trova a Bagheria, che la sua famiglia ha deciso di mettere al servizio della parrocchia San Giovanni Bosco e diventata un centro di aggregazione giovanile. Ha poi cercato d lanciare dei messaggi ai ragazzi che lo ascoltavano.
“Bisogna semplicemente fare il proprio dovere. Siamo chiamati tutti a farlo. Non bisogna restare nella terra di mezzo, dove non si prendono posizioni.”

 

 

 

 
 
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