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Le primarie del PD
da un altro punto di vista

sabato 13 maggio 2017, 09:42   L'Opinione  

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livia-carnevaledi Livia Carnevale

Sono trascorse due settimane dalle primarie del Partito Democratico e, al di là dell’esito netto che ha visto prevalere Matteo Renzi quale “nuovo” segretario, le riflessioni e le discussioni in seno al partito sull’andamento  delle consultazioni sono e devono essere ancora vive. A livello nazionale, così come a catena a quello regionale, provinciale e cittadino. E quindi anche in quel di Bagheria, dove a sorpresa, ma non tanto considerando il risultato della convenzione di circolo del primo aprile, a prevalere è stato Michele Emiliano. Semmai sorprendente, ma soprattutto lieta, è stata la notizia relativa ai dati dell’affluenza, che in continuità con il resto del Mezzogiorno e in controtendenza con quelli del Nord, ha visto un aumento della partecipazione rispetto alle primarie del 2013. Quasi 1800 i votanti che a Bagheria hanno deciso di andare a esprimere la propria preferenza fra i tre candidati in lista. Con un’ampia partecipazione giovanile. Sicuramente a incentivare i cittadini bagheresi è stato anche il fatto che per ogni candidato ci fosse un rappresentante locale nella lista collegata per l’elezione in Assemblea nazionale PD. E, infatti, Bagheria ha eletto due rappresentanti: Francesca Corpora in quota Emiliano e Orazio Amenta in quota Renzi. Dopo anni, finalmente, Bagheria potrà influire sulle decisioni politiche del Partito Democratico che avranno conseguenze dirette sulla politica nazionale.

Quella delle primarie è stata una giornata che, al netto del risultato delle singole mozioni, può e deve essere un punto di partenza per il Partito Democratico locale. Anche perché, piaccia o non piaccia, il PD ha dato una bella lezione di democrazia, riuscendo a mobilitare gente e, quindi, elettori. E ancora di più lo ha fatto in giorni festivi, con l’incombere del ponte del primo maggio. Senza dimenticare il contesto sempre presente, per non dire dilagante, del fattore dell’antipolitica. 

Eppure in seno al partito e non solo, anche dai giornalisti locali, qualche “ma” è stato giustamente sollevato. In particolare, le resistenze sono andate in gran parte proprio verso il dato dell’affluenza. I 1800 votanti sono stati, sono e saranno elettori del PD? E, soprattutto, può ridursi tutto a una faida interna? Domande che chiaramente potrebbero riproporsi per altri contesti e non solo per Bagheria.

Le modalità delle primarie sono sempre state oggetto di critiche. L’apertura a tutta la cittadinanza appare, specie ai nostalgici dei partiti di massa, qualcosa di difficile da accettare. “Dovrebbero votare solo i tesserati del PD”, l’obiezione più ripetuta. E forse la logica dovrebbe seguire questo ragionamento. Un po’ come nel passato, quando non si era solo elettori del Pci o della Dc, ma soprattutto si era tesserati nei rispettivi circoli e non ci si sarebbe mai sognato di votare nei congressi degli avversari politici. Ma stiamo parlando di un’epoca lontana, al punto che solo rievocarla porta il serio rischio di essere parecchio anacronistici.

L’apertura alla cittadinanza, al di là di ogni colore politico, da rischio si trasforma ben presto in una scelta di opportunità e ancora di più di buon senso. A maggior ragione, in un momento storico dove il vento dell’antipolitica con la sua manifestazione vivente, il M5S, tira forte e spinge sempre più al click da casa, senza alcuna certezza (vedi Genova) che la competizione sia del tutto aperta e rispettata all’atto finale. Quale interesse avrebbe il PD a chiudersi in sé, limitando il voto ai propri tesserati? Nessuno a dire il vero. A meno che l’obiezione non venga sollevata, come sempre accade, a urne chiuse, quando il risultato inevitabilmente determina chi ha vinto o meno. E allora sarebbe troppo facile. Si tratterebbe di mera autoreferenzialità, di nascondersi insomma dietro al proprio ego. Per poi scoprire, al momento opportuno, che forse se le elezioni le vincono gli altri, il motivo è presto spiegato. 

 La regola delle primarie aperte è una scelta ben precisa adeguata al periodo in cui viviamo, in cui gli elettori sentono sempre meno l’appartenenza a un unico partito, ma si informano sui programmi e le azioni concrete. Quindi è con queste regole che dobbiamo oggi confrontarci, cercando di coinvolgere i cittadini, le organizzazioni, le associazioni e tutta la società civile.

 
 
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