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Bagheria. Si inaugura sabato la mostra di Mario Schifano al museo Guttuso

giovedì 6 luglio 2017, 08:41   Cultura  

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Sarà inaugurata sabato 8 luglio, alle ore 18.00, a Villa Cattolica, sede del museo Guttuso, la mostra dedicata a Mario Schifano, eclettico e moderno artista amico del maestro bagherese della pittura del ‘900 Renato Guttuso.
La mostra, allestita nella sala del piano terra del museo cittadino, è patrocinata ed organizzata dal Comune di Bagheria in collaborazione con il Comune di Gibellina, e gode del patrocinio degli Archivi Schifano e della Fondazione Orestiadi di Gibellina.
““Mario Schifano – Le opere per Gibellina” è questo il titolo della mostra curata da Marco Meneguzzo che apre i battenti l’8 luglio e potrà essere visitata sino al 24 settembre 2017, è costituita da un nucleo di 10 opere di grande formato (3 metri x 2 metri) del maestro Schifano che provengono dalla collezione del museo civico di Gibellina dedicato a Ludovico Corrao. 
L’amministrazione comunale con questa mostra si rende inoltre protagonista di una singolare iniziativa: al fine di contribuire al continuo restauro di cui necessitano le opere, anche quelle di Schifano, i visitatori, se vorranno potranno contribuire con donazioni volontarie di qualsiasi importo a restaurare le opere di Mario Schifano; l’iniziativa è denominata “L’arte aiuta l’arte a rimanere nel tempo”. 
L’amicizia tra Mario Schifano e l’artista bagherese Renato Guttuso è testimoniata anche da una nota fotografia scattata dal pittore de “La Vucciria” a Mario Schifano (fotografato da Guttuso arrampicato su una scala, mentre a sua volta fotografa “L´edicola”, la scultura life size del pittore di Bagheria ed inoltre in collezione c’è un ritratto di Schifano che ritrae appunto Guttuso.  
Il progetto di proporre il gruppo di opere di Schifano a Bagheria, e per di più a Villa Cattolica, riveste un’importanza molteplice: mostra un patrimonio siciliano poco conosciuto, valorizzandolo; lo mostra a stretto contatto con Renato Guttuso, che ben conosceva e stimava il più giovane collega romano; contribuisce alla conoscenza “scientifica” di Schifano, di contro alla sua fama basata sulla commercializzazione della sua infinita produzione” – dichiara il sindaco di Bagheria Patrizio Cinque. 
Queste opere sono testimonianza importante di un modo di intendere la pittura da parte di un artista – Schifano, appunto – oggi fortemente rivalutato sul piano internazionale – sottolinea l’assessore alla Cultura, Romina Aiello  – “Il patrimonio di opere di Schifano custodito a Gibellina, è dunque uno dei pochi che testimonia unitariamente il metodo di lavoro adottato da Schifano, basato, oltre che sulla velocità, sul concetto di “variante” rispetto a un tema dato: essendo state tutte realizzate nello stesso momento, per una stessa occasione, e non essendo state disperse nel mercato dell’arte, costituiscono quasi un “unicum” nella storia dell’artista. Questa mostra costituisce anche l’occasione di verificare ogni necessità eventuale di restauro delle opere, magari avviando una piccola campagna di conoscenza dei materiali correlata da una attività didattica specifica per la mostra”. 
Nel giugno 1984 Mario Schifano e la moglie passavano quasi un mese a Gibellina, ospiti della città” – racconta il curatore della mostra Marco Meneguzzo docente universitario, critico d’arte, membro del comitato per la salvaguardia e la creazione di un catalogo generale dell’opera di Mario Schifano – comitato costituito dai legittimi eredi nel 2004.
In quell’occasione è nato il “ciclo di Gibellina”,  integralmente donato dall’artista alla città. Il gesto munifico di Schifano è il sintomo – oltre che della sua personale generosità – di come si guardasse all’esperimento di Gibellina Nuova, l’unico esempio italiano di vera e propria “città di fondazione” del dopoguerra, affidato utopisticamente – ma non troppo – ad artisti e ad architetti, che ne avevano fatto un laboratorio di sperimentazione e di libertà creativa e intellettuale. Sono dieci tele di grande formato che coprono l’intero repertorio espressivo dell’artista, così come lo aveva elaborato tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, e che in questa occasione siciliana diventano “il” punto, la riflessione sulla propria pittura che allora stava vivendo una straordinaria e rinnovata stagione, dopo la crisi esistenziale e linguistica degli anni Settanta”. 

Biografia di Mario Schifano

Mario Schifano (Homs, Libia, 1934 – 1998, Roma) esordisce con la mostra del 1960 alla Salita di Roma, presentata da Pierre Restany: Cinque pittori romani Angeli, Festa, Lo Savio, Schifano, Uncini. 
Attira l’interesse della critica realizzando quadri monocromi che offrono l’idea di uno schermo che in seguito accoglierà numeri, lettere, segnali stradali, i marchi della Esso e della Coca Cola. Firma un contratto in esclusiva con Ileana Sonnabend. 
Nel 1962 compie il primo viaggio negli Stati Uniti, è incuriosito da artisti come Dine e Kline, frequenta Frank O’Hara, Jasper Johns, Rothko, Andy Warhol, Gregory Corso. Espone alla Sidney Janis Gallery di New York nella mostra The New Realists. Sue mostre personali vengono allestite a Roma, Parigi e Milano, ritorna negli Stati Uniti. L’artista è alla ribalta della critica con riconoscimenti quali il Premio Lissone (Lissone 1961), il premio Fiorino, e La Nuova Figurazione (Firenze, 1963). 
Nel 1963 rompe il sodalizio con Ileana Sonnabend che rimane sconcertata dal cambiamento della sua produzione artistica così lontana dalle prime stesure, nelle sue opere appaiono le citazioni dalla storia dell’arte italiana, i primi Paesaggi anemici, che presenta alla Biennale di Venezia dove viene invitato nel 1964. 
Inizia la sua collaborazione in esclusiva con Giorgio Marconi che durerà fino alla fine del 1970. Partecipa a collettive internazionali quali al Carnegie Institute di Pittsburgh nel 1964, nel 1965 alle Biennali di San Marino e di San Paolo del Brasile e al National Museum of Modern Art di Tokio. Partecipa a una collettiva alla Galleria La Salita dove non espone dipinti ma proietta fotogrammi sulla guerra del Vietnam. Ed è proprio l’interesse per la storia contemporanea e il suo impegno civile che lo porterà a una crisi ideologica e d’identità tale da dichiarare di voler abbandonare la pittura. 
Nel 1970 insieme a Tonino Guerra, sceneggiatore di Carlo Ponti, si reca per l’ultima volta in America, per effettuare i sopralluoghi del film, Laboratorio umano. Tornato in Italia, spazientito dai tempi lunghi delle dinamiche cinematografiche, inizia la serie dei Paesaggi TV dove trasferisce su tela le immagini televisive con la tecnica dell’emulsione fotografica. Inizialmente sono le fotografie eseguite negli Stati Uniti a essere oggetto di rielaborazione (che daranno vita a opere come Pentagono, Medal of Honor, Era Nucleare, le sale di trapianto a Huston, la Nasa, Alamo Gordo dall’Archivio di Los Alamos), poi il patrimonio di immagini che quotidianamente e incessantemente trasmettono le stazioni televisive. 
Nel 1971 espone alla mostra Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960-70, curata da Achille Bonito Oliva; sue personali si inaugurano a Roma, Parma, Torino e Napoli, nel 1973 partecipa alla X Quadriennale di Roma e a Contemporanea, curata da Achille Bonito Oliva. Nel 1976 è presente alla mostra Europa/America, l’astrazione determinata 1960-76 allestita presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Bologna. 
Nel 1978 torna alla Biennale di Venezia con le serie “Al mare” e “Quadri equestri”, opere dipinte con estrema grazia e leggerezza, costituiscono l’esempio di una ritrovata freschezza creativa. Invitato ad Arte e critica 1980, al Palazzo delle Esposizioni di Roma, nel 1981 partecipa all’esposizione Identité italienne che si tiene al Centre Georges Pompidou di Parigi. Sono di quel periodo i cicli intitolati “Architetture”, “Cosmesi”, “Biplani” e “Orti botanici”. Le sue opere compaiono nella rassegna Avanguardia/Transavanguardia alle Mura Aureliane del 1982. 
Marco Meneguzzo cura una sua personale alla Loggia Lombardesca di Ravenna. Concepisce una sequenza di dipinti di grandi dimensioni tra cui Biciclette e Ballerini. Lo ritroviamo alla Biennale di Venezia. Nel 1984 è invitato nuovamente alla Biennale di Venezia, in contemporanea Alain Cueff presenta ai Piombi il ciclo “Naturale sconosciuto” dove emerge la sua particolare attenzione nei confronti della natura. Nascono così i gigli d’acqua, i campi di grano, le onde i quadri con la sabbia sui deserti per la mostra in Giordania; anche le tele donate a Gibellina dopo il terremoto scaturiscono da questo nuovo impulso che sembra incontenibile. 

Nel 1984 Mario Schifano, ospite in Sicilia del gallerista Nino Soldano, aveva concordato di realizzare e di donare un gruppo di dipinti alla rinata città di Gibellina, che ancora in quegli anni, dopo il disastroso terremoto del Belice del 1968, rappresentava l’immagine di una possibile ricostruzione di città su basi urbanistiche e architettoniche nuove, sotto la spinta dell’allora sindaco Ludovico Corrao e della grande ondata di commozione suscitata dal terremoto. Nel corso di quel breve soggiorno, Mario Schifano, artista oltre modo prolifico e velocissimo nell’esecuzione, realizza dieci grandi tele del formato di tre metri di lunghezza per due metri di altezza, che aveva donato alla città. 
Queste tele sono tuttora custodite nel Museo di Gibellina, e costituiscono uno dei piccoli patrimoni semisconosciuti di quella città.
Nel 1985 a Firenze, in Piazza Santissima Annunziata, dipinge davanti a seimila persone La chimera, un’opera monumentale di quattro metri per dieci, inaugurando la rassegna sugli Etruschi. 
Si sposa con Monica De Bei da cui ha il figlio Marco, la sua pittura si fa più densa e più ricca di suggestioni. Nel 1989 è tra i protagonisti della rassegna Arte italiana del XX secolo, organizzata dalla Royal Academy di Londra. Sue personali sono allestite al Palais des Beaux-Arts di Bruxelles e al Padiglione d’Arte Contemporanea di Ferrara. Nel 1990, dopo un decennio di pittura intensa, vibrante, sontuosa, dove ha prodotto molte tra le sue opere più emozionanti (Estroverso da Mazzoli a Modena) inaugura la riapertura del Palazzo delle Esposizioni di Roma con Divulgare dalla “vulgata” di Dante. La Biennale di Venezia del 1993, curata da Achille Bonito Oliva, gli offre una sala personale nella sezione “Slittamenti”.
Nel 1994 partecipa alla rassegna The Italian Metamorphosis, 1943-1968, organizzata dal Solomon R. Guggenheim Museum di New York; nel 1996 espone in Spagna e in America Latina nella mostra intitolata Musa ausiliaria, omaggio nei confronti della televisione intesa come flusso inesauribile di immagini. Le opere di questi anni testimoniano il suo interesse per la scienza e per la tecnologia, la Stet gli commissiona di disegnare l’immagine integrata della società, Schifano coglie immediatamente le possibilità di Internet che, con il suo accesso illimitato, estende le possibilità espressive delle arti visive, la novità delle fibre ottiche che velocizzano la comunicazione, tanto da dedicargli un’opera che ne diventa il simbolo. Durante uno dei viaggi in Brasile compie un happening nella favela di Rio de Janeiro, dipingendo di bianco una baracca come protesta alla disposizione del sindaco di dipingere di verde tutte le favelas per uniformarle e renderle “invisibili”. Nel 1997 partecipa a Minimalia che si tiene al Palazzo Querini Dubois di Venezia.  Muore a Roma il 26 gennaio 1998.

(fonte ufficio stampa Comune Bagheria)

 
 
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