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Bagheria. La Corte d’Appello conferma le condanne per il processo Reset

giovedì 16 novembre 2017, 13:46   Cronaca  

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La corte di Appello del Tribunale di Palermo ha confermata numerose condanne per capimafia e picciotti di Bagheria. La sentenza è della Corte d’appello, presieduta da Angelo Pellino. 
Fra i condannati Giuseppe Di Fiore che quando fu arrestato, nel 2005, nel doppiofondo del comodino di casa venne ritrovata la lista dei commerciante da mungere con il racket. Nel 2014, anno del blitz Reset da cui è scaturito il processo, la storia si sarebbe ripetuta.
Il pizzo lo hanno pagato 44 commercianti. Molti, seppure costretti dalle evidenze investigative, hanno ammesso di avere subito le angherie mafiose, e oggi sono stati risarciti.
Nell’inchiesta finì anche Nicolò Greco, ma che nel frattempo è deceduto. Tra i condannati ci sono nomi storici della Cosa nostra bagherese che offrì protezione a Bernardo Provenzano. 
Le condanne in appello sono arrivate al termine di una lunghissima camera di consiglio.
La Corte D’Appello  di Palermo ha inflitto condanne per 25 imputati nel processo scaturito dall’operazione “Reset” che nel 2014 ha portato in carcere 31 persone tra boss e gregari di Bagheria  e della famiglie di Villabate, Ficarazzi, Altavilla Milicia e Casteldaccia.
L’indagine è partita dalle dichiarazioni dei collaboratori Stefano Lo Verso, Vincenzo Gennaro, Sergio Rosario Flamia. Per gli imputati le accuse erano associazione mafiosa, estorsioni e, nel caso di Michele Modica ed Emanuele Cecala, omicidio. Confermate le condanne inflitte nei loro confronti: il primo era stato condannato all’ergastolo e il secondo a trent’anni per l’uccisione di Antonio Canu freddato il 28 gennaio 2005 a Caccamo.

Ridotte le condanne per: Salvatore Buglisi a 1 anno (3 anni e 6 mesi), Atanasio Leonforte 8 anni e 5 mesi (10 anni e 6 mesi), Nicolò Lipari 9 anni (10 anni e 6 mesi), Andrea Lombardo 6 anni e 7 mesi (6 anni e 10 mesi),  Francesco Pretesti 6 anni e 7 mesi (6 anni e 10 mesi), Francesco Raspanti 4 anni e 8 mesi (6 anni), Paolo Salvatore Ribaudo 8 anni (10 anni), Giovanni Battista Rizzo 7 anni e 6 mesi (8 anni), Francesco Speciale 7 anni e 1 mese (8 anni e 9 mesi).

Rideterminate quelle a Carlo Guttadauro 8 anni e 8 mesi in continuazione (5 anni e 4 mesi), Giuseppe Di Fiore a 14 anni e 8 mesi in continuazione (10 anni e 8 mesi), Giovanni Pietro Flamia a 11 anni e 6 mesi in continuazione (10 anni e 6 mesi),  Francesco Pipia 8 anni (assolto), Giorgio Provenzano 11 anni e 6 mesi in continuazione (10 anni e 6 mesi). Dichiarata nulla la sentenza nei confronti di Vincenzo Maccarrone: gli atti tornano al Gup.

Confermata la sentenza per Giovanni Di Salvo 7 anni e 2 mesi, Giovanni La Rosa 6 anni e 10 mesi, Pietro Lo Coco 10 anni e 6 mesi, Fabio Messicati Vitale 3 anni e 6 mesi, Bartolomeo Militello 3 anni e 6 mesi, Carmelo Nasta 3 anni, Giovanni Salvatore Romano 6 anni e 4 mesi, Francesco Terranova 6 anni e 8 mesi.

Riconosciuto il risarcimento dei danni al Centro Pio La Torre, Associazione Antiracket e antiusura, Confesercenti. Sos impresa, Confindustria, Libero Futuro, associazione Solidaria, comitato Addiopizzo.

 
 
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