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Bagheria. Allo Scientifico parlano due testimoni di giustizia: Piera Aiello e Alessandro Marsicano

venerdì 11 maggio 2018, 12:52   Attualità  

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di Martino Grasso

Due testimoni di giustizia hanno incontrato decine di studenti delle scuole bagheresi, in un incontro pubblico tenutosi nell’aula magna del liceo Scientifico.I testimoni di giustizia erano Piera Aiello, di Partanna e Alessandro Marsicano, di Palermo.
Alla prima la mafia ha ucciso il marito e il suocero, mentre il secondo, pasticcere, ha denunciato il racket del pizzo.
Non è stato possibile fotografarli per motivi di sicurezza.
L’incontro è stato organizzato dalla scuola Carducci, l’istituto D’Alessandro e dalla rete di scuole “Bab El Gherib”.
Hanno preso parte anche il sindaco Patrizio Cinque, Vittoria Casa, deputato nazionale del M5S.
Il preside dello Scientifico Pietro Ramacca ha sottolineato che “il nostro territorio è intriso di mafia. Si nasconde e si occulta”.
La dirigente scolastica della scuola Carducci, Angela Troia.  promotrice dell’incontro e coordinatrice della rete scolastica Bab El Gherib ha sottolineato l’importanza della presenza di Aiello e Marsicano dicendo che sono “due siciliani speciali. Dobbiamo sconfiggere la cultura mafiosa che ci appartiene”.
Vittoria Casa, alla sua prima uscita pubblica da onorevole, ha sottolineato che ”questo territorio è terra di mafia, malaffare e criminalità. La scuola è la speranza. No alle scorciatoie”.
L’avvocato Giuseppe Gandolfo dell’associazione antimafia “La verità vive” ha tenuto a sottolineare che “viviamo in un territorio mafioso. Ma i comuni possono costituirsi parte civile”
Il sindaco Patrizio Cinque ha aggiunto: “nel nostro territorio la mafia è molto presente. Si continua a chiedere il pizzo. C’è molta omertà. Molti sono affascinati dalla mafia e purtroppo ci sono emulazioni. Bisogna raccontare esempi positivi. La mafia ricicla attraverso le agenzie di scommesse”.
Interessante l’intervento di Piera Aiello, 51 anni, eletta anche deputato nel M5S che ha raccontato la sua storia.
“E’ importante essere qui. Vivevo a Partanna. Collaboro da 27 anni. Ho iniziato il 30 luglio 1991. La mia era una famiglia semplice. Ma in questi paesi è difficile vivere lontani dalla mafia. Ognuno di noi ha un destino. Don Vito Atria era mio suocero ed era mafioso. Quando capìì chi era, non volevo sposare suo figlio, ma mi minacciò. E così fui costretta a sposarlo. Mi sposai a 18 anni. Poco dopo uccisero mio suocero. Mio marito giurò vendetta. Incominciò a spacciare droga e trafficare armi. Mi massacrava di botte perché io buttavo tutto quello che trovavo. Dopo 5 anni anche lui venne ucciso. Il mio paese era degli orfani e delle vedove. Non volli mettere il fazzoletto nero perché significava sottomissione alla mafia. Incominciai a collaborare. Incontrai il giudice Paolo Borsellino che mi disse di chiamarlo zio Paolo”.
Anche Alessandro Marsicano ha raccontato la sua storia. Gestiva una pasticceria a Palermo. Ricevette richieste estorsive, ma anziché pagare, decise di denunciai gli estorsori.
Sia Piera Aiello che Alessandro Marsicano pagano cara la loro scelta di collaborare con la giustizia. Vivono in una località segreta. Ma vivono liberi.
La loro testimonianza è stata utile per i ragazzi. Una testimonianza che va presa ad esempio per vivere all’insegna dell’onestà e della libertà.

 

 
 
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