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Frode alle assicurazioni. Le fratture avvenivano in un capannone di Bagheria

venerdì 10 agosto 2018, 08:31   Cronaca  

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Avvenivano in un capannone alla periferia di Bagheria le fratture delle ossa, per intascare i soldi delle assicurazioni, scoperte dalla polizia di Palermo. Nell’operazione sono state arrestate 11 persone. Ma gli indagati sono 60.A rivelare che le fratture avvenivano a Bagheria è stata una delle vittime in un’intervista raccolta da Repubblica. 
La ragazza di 27 anni, Francesca Calvaruso, ha dichiarato di averlo fatto  per i figli. La ragazza ha ricevuto 500 euro, doveva riceverne altri ma gli autori rimandavano sempre.
“L’ho fatto per i miei figli, volevo una casa per loro. Mi avevano promesso 34 mila euro e 800 euro per le fratture. Alla fine ne ho avuti solo 500. Non ho nemmeno urlato perché mi tappavano la bocca, un altro mi ha chiuso gli occhi con un nastro”.
L’operazione è scattata anche grazie alla sua testimonianza.
Uno degli autori era Francesco Mocciaro e la moglie Antonia Conte che reperiva l’anestetico per le vittime. 
Le indagini hanno portato alla luce un sistema strutturato di frodi, che metteva in scena finti incidenti stradali in cui figuravano come parti lese soggetti, per lo più di giovane età, reclutati dagli odierni fermati adescandoli tra disoccupati al limite della povertà, tossicodipendenti, persone affette da problemi di alcolismo e ritardi psichici. La prospettiva illusoria di intascare lauti risarcimenti aveva facile presa su soggetti disperati e indigenti, che acconsentivano a subire lesioni di particolare gravità, illusi dalla promessa che il risarcimento assicurativo sarebbe stato enorme, tanto più consistente quanto più grave sarebbe stata la mutilazione e la frattura cui si sottoponevano. Alle “vittime compiacenti”, una volta reclutate, venivano fratturate le ossa delle braccia e delle gambe, spesso tramite dischi di ghisa da 20 kg, del tipo di quelli utilizzati nelle palestre, impiegati come strumenti contundenti, che venivano scagliati sugli arti da fratturare in modo da provocarne la rottura. A volte, alle “vittime” venivano praticate da soggetti inesperti iniezioni di anestetico, procurate da una dei complici, infermiera presso l’ospedale “Civico” di Palermo. Una volta fratturate le braccia e/o le gambe del malcapitato, l’organizzazione, che si avvaleva di diverse compiacenze, provvedeva a mettere in scena il finto sinistro stradale ingaggiando falsi testimoni e recuperando i veicoli falsamente coinvolti. Una volta inscenato l’incidente, venivano avviate le pratiche assicurative, che potevano valere importi variabili tra i 100 e i 150 mila euro per singola pratica.
Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Palermo e coordinate dalla locale Procura della Repubblica, hanno smascherato il sistema di frodi, ormai collaudato, facendo luce inoltre sulla morte di un cittadino tunisino, Hadry Yakoub, trovato morto per strada lo scorso 9 gennaio 2017, a prima vista vittima di un incidente stradale.
Le anomalie riscontrate su quel sinistro mortale inducevano ad investigare e gli inquirenti accertavano che quel tunisino, che presentava fratture multiple della tibia e del perone,  era deceduto non perché coinvolto in un incidente stradale ma a causa delle lesioni patite che gli erano state procurate altrove, prima di essere abbandonato sul manto stradale. Le responsabilità dell’omicidio del tunisino, che rimaneva ucciso nel corso della “messa in scena” del sinistro, vengono ascritte ad alcuni dei fermati, chiamati a rispondere di quella frode e delle sue letali conseguenze.

 

 
 
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