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Superstizioni e credenze popolari: da dove hanno origine?

giovedì 4 ottobre 2018, 10:10   Attualità  

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Per molti, è probabile che la superstizione appartenga ormai ad un’epoca fin troppo lontana nel tempo, estranea alla società contemporanea. Eppure, secondo i dati di un sondaggio Eurobarometro, i superstiziosi sarebbero ancora molti in Europa, forse anche più del previsto. Da quanto emerso, tra l’altro, gli italiani si piazzerebbero al terzo posto della classifica, con una percentuale del 58% di superstiziosi, inferiore solo a quella dei cittadini lettoni (60%) e della Repubblica Ceca (59%). Nonostante la maggior parte di essi si dichiari favorevole alla scienza e interessata ai progressi nel campo dell’innovazione, sembra proprio che quasi nessuno possa ancora fare a meno di cambiare strada di fronte ad un gatto nero o di incrociare le dita nella speranza che tutto vada per il meglio. D’altronde, la superstizione e le credenze popolari fanno parte della nostra società da secoli e, nonostante si siano affievolite con il tempo, è improbabile che vengano del tutto estirpate nell’arco di pochi anni; anzi, è molto più plausibile che se ne creeranno sempre delle nuove. Guardando all’Italia, quali sono le superstizioni ancora vive nel nostro Paese?

La numerologia: numeri sfortunati in Italia e nel mondo

Una delle superstizioni più diffuse nel mondo è senza dubbio quella legata alla numerologia. In Italia, in particolare, il numero sfortunato per eccellenza sarebbe il 17, soprattutto se associato al venerdì, giorno della morte di Gesù. Come ricordato in un articolo di Sapere.it, l’avversione per questo numero sarebbe tipica di tutti i Paesi greco-latini, ma avrebbe un’origine ben più antica, che può addirittura farsi risalire all’epoca greco-romana. Gli antichi Greci ad esempio, i seguaci di Pitagora in particolare, erano soliti disprezzare il 17 perché disposto tra il 16 e il 18, numeri che rappresentano due perfetti quadrilateri (4×4 e 3×6); dall’antica Roma, invece, deriva l’abitudine di scrivere sulle tombe “VIXI”, una sorta di corrispettivo dell’attuale “RIP”, che anagrammato darebbe proprio il numero 17 nel sistema di numerazione romano (XVII). Un altro numero intorno al quale ruotano una serie di superstizioni in tutto il mondo è il 13, considerato sfortunato nella maggior parte dei Paesi. Secondo quanto riportato in un’infografica di Betway Casino, la paura del numero 13 sarebbe così diffusa da aver dato origine ad una vera e propria fobia chiamata Triskaidekaphobia, dal greco “triskaideka”, ovvero tredici, e “phobos”, paura. In Italia, però, il numero 13 non sembrerebbe ritenuto così sfortunato: secondo la tradizione della smorfia napoletana, infatti, quest’ultimo sarebbe associato a Sant’Antonio, e ritenuto quindi un segno di buon augurio. Tra le superstizioni più radicate in Oriente, invece, una delle più note riguarda la sfortuna del numero 4 in Cina. Ciò sarebbe dovuto al fatto che il carattere che rappresenta il numero 4 condivida una pronuncia molto simile al carattere che indica la morte. Per questo motivo, questo numero sarebbe evitato il più possibile e in ogni contesto, perfino nei numeri di telefono.

Il gatto nero, simbolo di malaugurio

Un’altra delle superstizioni più diffuse in Italia è legata alla presenza di un gatto nero, simbolo porta sfortuna da centinaia di generazioni. In questo caso, la motivazione risiederebbe nella religione: nel 1200, infatti, i gatti neri vennero associati agli inferi, alla morte e a Satana dalla bolla papale “Vox in Rama” di Gregorio IX. Non era inusuale, di conseguenza, che nel Medioevo i gatti neri venissero perseguitati e uccisi come le streghe, in quanto entrambi servi del diavolo. Oltre alla motivazione religiosa, i felini erano temuti dalla gente comune anche per un altro motivo: i gatti erano soliti spaventare i cavalli con i loro occhi luminosi, soprattutto durante la notte, quando le strade erano scarsamente illuminate. Nonostante questa superstizione sia ancora viva in Italia, il gatto nero non ha sempre rappresentato un simbolo di malaugurio nel corso della storia, né è ritenuto un animale sfortunato in tutti i Paesi del mondo. Come ricordato sul blog di Radio Deejay, infatti, nell’Antico Egitto il gatto era addirittura ritenuto un animale sacro, motivo per cui veniva venerato come una divinità e raffigurato in dipinti e iscrizioni. Tutt’ora, il gatto nero è considerato un animale fortunato in Paesi coma la Scozia, dove rappresenta un simbolo di prosperità e buon augurio, e la Germania, dove può indicare un presagio di fortuna se attraversa la strada da sinistra a destra. Perfino in Giappone il gatto sembra essere associato alla positività: è molto comune, per questo motivo, trovare un gatto di porcellana all’ingresso delle abitazioni giapponesi, conosciuto con il nome di Maneki Neko. Quello di colore nero è spesso utilizzato come simbolo di buona salute e per allontanare gli ospiti indesiderati e gli influssi negativi.

Bisogna dar retta alle superstizioni?

Ovviamente, non c’è nessuna legge o prova scientifica che dimostri l’attendibilità delle superstizioni o delle credenze popolari, eppure molti stentano ad ignorarle. È probabile che il motivo risieda nel fatto che si tratti di credenze talmente radicate nella società e nella storia da essere ormai difficili da estirpare. In più, come spiegato dallo psicologo Stuart Vyse, è difficile che nella vita si riescano a prevedere le conseguenze di ogni singolo avvenimento e, piuttosto che dare la colpa all’arbitrarietà degli eventi, si preferisce darla ad un gatto nero o ad qualunque altro simbolo di malaugurio. Che si dia o meno peso alle credenze popolari, l’importante, come in tutte le cose, è saper dosare bene gli ingredienti, in modo da evitare di cadere nella trappola di paranoie dannose.

 

 
 
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