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Bagheria. Yvelyse Martorana protesta davanti al Comune e chiede aiuto per la sua patologia

mercoledì 21 novembre 2018, 14:14   Attualità  

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Protesta davanti al comune di Bagheria da parte di Yvelyse Martorana, la donna che da anni vive con una malattia invalidante, la sensibilità chimica multipla, che non le consente di vivere una vita vivibile a causa degli agenti chimici ed elettrostatici che si trovano nella nostra società.Questa mattina è arrivata davanti al Comune a bordo della sua fiat Punto accompagnata dal suo compagno, Andrea.
Yvelyse ha tappezzato la sua auto con dei cartelli con i quali ha reso nota la sua malattia e con i quali ha chiesto un intervento del Comune.
Chiede che l’amministrazione intervenga verso i condomini del suo palazzo in via papa Giovanni affinchè, almeno nelle ore notturne, spengano i wi fi che le creano ulteriori problemi di salute.
La donna ha incontrato il sindaco Patrizio Cinque che ha sottolineato che con il legale del comune cercherà di individuare una soluzione.
Di seguito una lettera che la donna ha mandato alla nostra redazione.

“Ancora una volta ricorro a carta e penna per raccontare avventure e disavventure della mia convivenza con la Sensibilità Chimica Multipla ( MCS) e l’Elettrosensibilità ( EHS ) e,  se fosse un racconto a puntate, questo episodio lo intitolerei: “di nuovo fuori casa?”, con un bel punto interrogativo in evidenza, perché da qualche giorno me lo sto chiedendo: devo fuggire di nuovo dal mio appartamento?

In questo periodo sono in casa, bloccata dall’influenza e da un forte attacco di sinusite che posso tenere a bada solo rimanendo assolutamente al caldo, perché assumere farmaci per me è sempre un rischio.  Eppure, avrei estremo bisogno di uscire e rimanere qualche ora nello spazio condominiale a scaricare la mia elettrosensibilità.
Ed è di questo che vorrei parlare oggi: della EHS.
Sembra l’acronimo di una malattia da film di fantascienza e, se ne analizziamo il funzionamento, troviamo questa patologia davvero incredibile. Tuttavia, malgrado l’incredulità, esiste, posso assicurarlo, così come lo assicurano tutti i malati che ne sono affetti.
L’ipersensibilità ai campi elettromagnetici ( nel mio caso strettamente correlata alla MCS, ma non sempre è così) provoca una specifica sintomatologia quando il soggetto che ne è affetto si espone ai CEM ( appunto, campi elettromagnetici): emicranie violente, problemi di concentrazione, deficit di memoria, problemi all’udito, dolori diffusi, nausea, problemi alla vista e all’equilibrio e forse dimentico qualche sintomo, comunque quasi tutti sperimentati sulla mia pelle e assolutamente reali. I CEM sono ovunque: nelle case, nelle scuole, negli uffici, negli ospedali. Un qualsiasi impianto wi-fi espone a campi elettromagnetici, dunque un malato di EHS è spacciato, non sa dove nascondersi per sottrarsi al “bombardamento”.
Per autodifesa mi sono dotata di uno strumento che rileva l’elettrosmog, ossia l’inquinamento elettromagnetico. Se il segnale luminoso è verde, puoi sopravvivere, nel senso che potresti non avere sintomi o comunque molto sopportabili; se il segnale è giallo o rosso , la cosa comincia a farsi seria e, a cascata, arriveranno mal di testa lancinanti e tutto il corredo di sofferenze che un elettrosensibile conosce bene. L’unica soluzione: la fuga, fuggire dalle onde in cerca di un angolino protetto, lontano dai CEM,  e se anche si trattasse di un buco, va bene, perché il malessere può diventare davvero insopportabile e nulla te lo attenua, se non sottrarti alla fonte.
Trovare questi punti verdi, cioè dove il segnale wireless arriva debole, è quasi impossibile ( pensiamo anche a tutti i ripetitori di telefonia mobile che ci sono in giro) e, quando  li trovi, ti ci attacchi come una cozza. Io, siccome sono fortunata, li ho trovati nel cortile condominiale e così finora ho  trascorso lì quasi le intere  giornate, soprattutto  da quando  nelle uniche  stanze del mio appartamento,  dove il segnale era verde, qualcosa è cambiato e il giallo e il rosso ormai predominano. Prima dello strumento se ne è resa conto la mia testa, che ha cominciato ininterrottamente a pulsare e poi sono arrivati, puntuali, gli altri sintomi che da giorni non si attenuano. In poche parole, nella mia casa non ho più un angolo protetto e mi è impossibile rimanerci senza stare malissimo. Insomma, sono fuori casa, di nuovo e ancora una volta…!
Studi, ricerche e appelli di medici e scienziati ci stanno mettendo in guardia contro la nocività dei CEM. Se andate in libreria (non su internet, vi prego, i libri sanno ancora darci delle risposte), trovate notizie che multinazionali e istituzioni non vogliono darvi o vi spiegano solo in parte. Non mi inoltrerò in tematiche complesse perchè  non ho neanche i titoli e la preparazione per affrontarle, ma una cosa è certa e la sto sperimentando: il wi-fi ha diritto di cittadinanza più di un essere umano! Allora,  se sto male, sarò io a dovermene andare da qui,  a vagare in cerca di un luogo per me ospitale, chissà dove, e con quante spese a mio carico? E tutto questo perché? Perché  ci hanno persuasi che senza  connessione veloce non possiamo più vivere, anche se ci fa ammalare, anche se  fa ammalare i nostri figli.
Tra l’altro, per un malato di MCS ogni cambio di abitazione è pieno di incognite e, in genere, non si risolve in breve tempo, al contrario è un lavoro lungo e minuzioso che va affrontato per gradi. L’ ipersensibilità chimica non è uno scherzo e per un malato di patologie ambientali la salomonica frase: ”trova una casa più adatta”, lascia il tempo che trova. La sola realtà è che per ogni affetto da MCS lasciare la propria dimora è, di fatto un trauma, perché per arrivare a stare bene in un ambiente nuovo ci si mette mesi, se non anni. Io, per bonificare la mia abitazione, ci ho messo un intero anno e sto ancora lavorandoci…
…E in pochi, pochissimi pensano al cablato, ossia internet via cavo ( più lento, ma meno nocivo) come ad una soluzione più democratica , oltre che più sana, in quanto rispetterebbe chi è ammalato e chi non vuole ammalarsi a causa del wi-fi.
Molti rivendicano fantomatiche libertà individuali dentro le proprie abitazioni dimenticando,  però, che il wi-fi non rispetta  chi non lo ha scelto e ,soprattutto ,chi si è  ammalato,  attraversando le pareti di interi edifici e delle singole abitazioni e costringendo consapevoli e inconsapevoli cittadini a subire dentro casa propria immissioni nocive, senza alcuna possibilità di difesa. In commercio esistono schermature per le abitazioni che vanno installate da personale specializzato e hanno costi non indifferenti.  Personalmente non posso utilizzarli in quanto i materiali schermanti non sono stati concepiti per i chimicamente sensibili, dunque potrei trovarmi nella paradossale situazione di installare una schermatura e poi non potere soggiornare nella stanza trattata a causa delle sostanze emesse dai materiali utilizzati. Vi sono poi altre controindicazioni specifiche nel mio caso, che non mi dilungo qui a spiegare,  che mi impediscono categoricamente di usare  i prodotti di cui sopra.
Sto davvero vivendo una situazione limite e trovo scandaloso che non mi si dia la possibilità di rimanere tranquillamente nella mia casa come sarebbe diritto di chiunque, soprattutto delle fasce più deboli della società che, di certo, andrebbero tutelate dalle istituzioni più di qualsiasi impianto wi-fi!
Credo sia  assolutamente indispensabile che si arrivi ad una regolamentazione degli impianti wireless, sia nei condomini che nei luoghi pubblici, e che lo si faccia anche in modo severo. Questo sta già avvenendo in molte città, in Italia e all’estero, dove, soprattutto nelle scuole, sindaci e dirigenti virtuosi si sono resi conto che la salute dei nostri ragazzi vale più della connessione veloce ad ogni costo e hanno imposto lo smantellamento degli impianti wi-fi ,sostituendoli con il via cavo. Una scelta decisa e consapevole che segue la saggia linea precauzionale,  la quale si distingue nettamente dai più diffusi atteggiamenti qualunquistici che coltivano la devastante filosofia del “ vabbè, tanto le cose che ci fanno male sono tante…!” Terribile quando affermazioni del genere vengono fatte da amministratori, dirigenti, medici, insegnanti, ruoli di punta della società che avrebbero il dovere, tra l’ altro, di fare del loro meglio per diffondere una cultura più attenta all’ ambiente e alla salute pubblica. E mentre smetto di scrivere perché, puntuale, sta arrivando un’ emicrania lancinante, mi chiedo: siamo sicuri che tutto questo sia ciò che vogliamo? Siamo davvero certi di averlo scelto?”

 

 

 
 
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