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Intervista all’architetto Belvedere: “ecco come sogno la politica a Bagheria”

sabato 16 Marzo 2019, 11:45   Attualità  

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di Martino Grasso

Nei prossimi giorni potrebbe nascere una nuova lista da presentare alle elezioni comunali del 28 aprile.
Il gruppo guarda a sinistra e da alcuni giorni ha avviato una discussione con Claudio Fava, nei prossimi giorni si potrebbe avere qualcosa di concreto.Ne abbiamo parlato con l’architetto Antonio Belvedere, promotore del gruppo e uscito dall’esperienza  del movimento dei 100 composto soprattutto da professionisti.
Architetto nei giorni scorsi si è rivolto ai cittadini, chiamandoli alle armi per “spacchettare” questa città in vista delle elezioni amministrative. Ci può spiegare meglio il senso di questa frase?
“Vedo che mi chiama Architetto, e la cosa mi fa piacere anche se negli ultimi anni non ho più esercitato la libera professione. Oggi mi dedico principalmente all’insegnamento, ho una cattedra di disegno e Storia dell’arte presso il liceo scientifico D’Alessandro di Bagheria, che è una bellissima scuola. Le mie passioni restano comunque la città e il territorio, il disegno urbano, la possibilità di introdurre ordine e bellezza nel disordine e nel degrado. La città da “spacchettare”? È quella dei “pacchetti” di voti, e quindi di elettori impacchettati, pronti a essere spostati di qua o di là in base agli accordi dei capi e dei capetti.
La mia chiamata alle armi, come la chiama lei, non è cominciata ieri ma a ottobre. A gennaio è nato il gruppo dei Cento. Un momento politico bello che ha visto persone di diversa estrazione politica confrontarsi. Ci siamo scambiati idee, documenti, informazioni. Ci siamo incontrati e “nutriti” gli uni delle esperienze degli altri. La scadenza elettorale ha imposto altre priorità. Ci siamo divisi sulle valutazioni, sulle scelte elettorali da fare. Emanuele Tornatore, candidato designato a sindaco, con un suo gruppo ha scelto di andare in coalizione con Filippo Tripoli. Purtroppo ha vinto la realpolitik. Gli avevo chiesto di andare da soli e di volare alto, ma probabilmente lui non era pronto per quella battaglia.
Sulla campagna elettorale si è abbattuta un’indagine con uno dei candidati accusato di voto di scambio. Che ne pensa?
“Delle indagini se ne occuperà la magistratura, io facevo e faccio delle valutazioni politiche. Il suo percorso politico e i valori che rappresenta sono molto distanti dai miei, ciò non mi impedisce di fargli i migliori auguri perché possa uscire presto indenne da questa spiacevole vicenda.”
Questa coalizione si forma, però per fermare l’avanzata della Lega e del Centrodestra, anche così si può leggere la scelta di Emanuele Tornatore. Che ne pensa?
“Non si può fare politica restando ostaggio della paura, né creare coalizioni “contro”. Non si può rinunciare alla propria visione della città restando attaccati a quella realpolitik che ci fa contare i pacchetti di voti. Spacchettiamola questa città, ridiamo ai cittadini la possibilità di sognare e disegnare una città, dove a prevalere sia la qualità della vita. Si deve volare alto se si vuole vincere.”
Vincere?
“E perché no? La storia è piena di esempi, a partire da Davide contro Golia, e anche chi come me s’intende poco di calcio, nel 2016, ha gioito per la vittoria del Leicester nel campionato inglese. La squadra data per perdente che arriva prima fa sognare tutti no? E poi, mi lasci dire, non si vince solo arrivando primi alle elezioni. Oggi si ragiona e si decide solo sulla base dell’utile, di ciò che è utile nell’immediato. Si guarda poco al futuro. Io credo che la nostra comunità, i suoi giovani soprattutto, abbiano bisogno di modelli positivi e coraggiosi, per crescere ed imparare ad essere liberi. Se tanti ragazzi sono oggi intruppati dietro a questo o a quel capetto, è perché sono cresciuti pensando che la politica sia questa, perché questo è quello che noi adulti abbiamo loro insegnato. Piantare semini per il futuro, dare esempi positivi, pensiero critico, cultura e informazione per essere cittadini e non sudditi, solo questo alla fine può essere vincente.”
Se aderirete ai Cento Passi di Fava non pensa che questa lista diventi un rifugio per tutti i piccoli pezzi di sinistra antagonista rimasti orfani delle varie sigle di appartenenza?
“Dai primi contatti avuti con lo staff di Fava abbiamo escluso questa possibilità. Io voglio fare una lista civica “vera”, nel solco del migliore civismo bagherese, di cui mio padre fu uno dei protagonisti nel 1964. Ogni nome in lista deve rappresentare una storia, una competenza specifica, qualcosa di significativo. E sarò molto fiero, se la cosa andrà avanti, di abbracciare questo simbolo. E non solo per quello che rappresenta per la cultura della legalità. Ma perché è un simbolo che si richiama ai valori di una sinistra moderna: ambiente e sostenibilità, sostegno alle fasce più deboli, solidarietà, diritti umani, cultura. Io sono abituato a parlare con tutti, non sono mai stato un “gruppettaro”. Le uniche tessere che ho avuto talvolta in tasca sono quelle del Partito Radicale, ai tempi delle grandi battaglie per la giustizia giusta, la fame nel mondo, la moratoria delle esecuzioni capitali, i diritti dei detenuti. Battaglie universali e trasversali. Chiedo quindi rispetto per la mia storia.”
E quindi? Chi vorrebbe al suo fianco?
“Non voglio fare nomi adesso, ma diversi contatti sono in corso. In squadra o in lista vorrei anzitutto alcuni dei miei compagni di avventura del gruppo dei 100, quelli a me più vicini e con cui ho stabilito maggiore empatia: sono professionisti bravi e competenti in vari settori. Ci sono anche giovani validissimi, curiosi e pieni di idee. Poi vorrei ottenere la collaborazione preziosa di qualcuno con una buona esperienza amministrativa, perché le idee hanno bisogno di gambe, di esperienze e professionalità.”
Magari tra qualche giorno parliamo di programmi allora?
“Certo. Ho alcune buone idee, semplici e chiare. Vi stupirò!”

 

 

 
 
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