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lunedì 25 Maggio 2020

lunedì 25 Maggio 2020

Rilasciato, ma non ricoverato, il giovane che accoltellò il fratello ad Aspra

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aspra e trombettadi Martino Grasso
Aveva accoltellato il fratello maggiore, senza nessun motivo, lo scorso 20 aprile, in un’abitazione ad Aspra.
E’ stato dichiarato incapace di intendere e volere e destinato ad una struttura ospedaliera capace di accoglierlo e curarlo. Ma ieri sera è stato scarcerato dal penitenziario di Pagliarelli di Palermo libero di girovagare.
Protagonista di questa insolita storia è un giovane di 20 anni, G.C. residente ad Aspra, che due settimane fa, mentre era a tavola con i familiari, aveva accoltellato il fratello alla spalla e alla testa.
Dopo l’arresto era stato portato ai Cavallacci di Termini Imerese ma in seguito trasferito, dopo la convalida del fermo avvenuta il 23 aprile, nel reparto di degenza detenuti del carcere Pagliarelli di Palermo.
Il suo avvocato, Fabio Trombetta (nella foto), nel corso di questi 18 giorni in cui il giovane era in galera, aveva dimostrato che il giovane non andava incarcerato, ma destinato ad un ospedale per le cure del caso, perché affetto da disturbi psichici.
Il magistrato di turno aveva accolto la richiesta del difensore e ne aveva disposto la scarcerazione e la destinazione in una struttura adeguata.
Ieri sera però il ragazzo si è trovato fuori senza nessuna meta. Libero di andare dove voleva.
Appena fuori ha  chiesto ed ottenuto un passaggio da un motociclista che lo ha accompagnato fino alla stazione ferroviaria di Palermo per prendere un treno.
Il giovane ha anche chiamato la mamma che ha subito avvertito l’avvocato che si è attivato e attraverso il magistrato di turno presso il Tribunale di Palermo è stato condotto dalla polizia di Bagheria all’ospedale Ingrassia di Palermo, in attesa di essere ricoverato in una struttura sanitaria idonea.
“Da parte mia tanto stupore su questa vicenda. – racconta il legale- abbiamo spiegato in 18 giorni che il giovane non era capace di intendere e di volere e che doveva essere ricoverato. Anche la famiglia ne era consapevole e sperava che finalmente potesse essere curato. Ironia della sorte si stava creando un gravissimo errore, che alla fine è stato scongiurato.
Sia io che i suoi familiari eravamo a conoscenza del provvedimento di scarcerazione disposto dal magistrato ma il provvedimento disponeva l’accompagnamento ad una struttura sanitaria dopo che era stato stabilito dalla perizia psichiatrica del tribunale che il mio assistito non era in grado di intendere e di volere al momento del ferimento del fratello. Per fortuna è finita bene”
 

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