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Bookè. “Siamo fatti di storie” di Tonino Pintacuda

sabato 20 gennaio 2018, 10:19   Cultura  

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Da qualche anno, son passato dall’altro lato della barricata. Dopo anni a mettere insieme parole per recensioni, interviste, saggi, analisi e articoli di scenario – covando sempre racconti e pagine di diario da lasciar liberi per il grande mare digitale – lavoro come editor e ufficio stampa di una casa editrice di Milano, fondata e diretta da Lillo Garlisi. Qui in via Tenca, sede della redazione di Laurana Editore e di Novecento editore, circolano pure i libri Melampo Editore, saggi di memoria e impegno civile.
Com’è stato passare da fruitore di libri a “ostetrico”? Un salto quantico.
Da settembre del 2016 sotto le mie mani son passati dozzine e dozzine di manoscritti. Una trentina sono diventati altrettanti libri, uno è stato pure presentato al Premio Strega.
Di alcuni ho curato personalmente l’editing. Cos’è, di preciso?
È una lettura approfondita e fatta con occhi nuovi. Devi mettere da parte i tuoi gusti e far l’avvocato del diavolo, calzare la pelle del lettore e della lettrice reali, gli stessi che poi si troveranno il precipitato di mesi e mesi di lavoro sullo scaffale della libreria.
È un’avventura sempre nuova e diversa. Al di là dei refusi e degli orrori ortografici, devo valutare la coerenza narrativa, vedere banalmente se in uno dei nostri gialli che pubblichiamo nella collana “Calibro 9”, la consecutio cronologica e logica sia rispettata. Non tutti hanno la colt con il caricatore infinito di Tex Willer! Se è una Glock 17 A, il caricatore non potrà contenere più di dieci colpi. E se pagina dopo pagina il killer o l’investigatore spara a venti persone, o le mette in fila e il proiettile ne buca uno dopo l’altro, o c’è qualcosa da riscrivere.
Si crea una strana alchimia. L’autore non è più un nome su una copertina, un cognome sulla costa, diventa tuo compagno per i mesi in cui dovete necessariamente giungere a un manoscritto di carta e inchiostro pronto per la tipografia.
Con alcuni sono diventato anche amico, con altri abbiamo mantenuto la giusta distanza. Perché uno degli errori più diffusi e difficilmente estirpabili riguarda l’innamoramento cieco e irrazionale per quel che si è scritto. Tagliare, riscrivere e ricalibrare viene sempre malvisto. Anche se c’è un contratto firmato e la garanzia della pubblicazione, non si rilascia il “visto si stampi” (il comando che fa partire la stampa finale), sino a quando non siamo davvero convinti che il testo sia pronto.
A questo poi si abbina la scelta della copertina, la scrittura dei paratesti, l’aletta e la quarta, che sono “il biglietto da visita” che spinge all’acquisto.
Ve ne parlerò nelle prossime puntate. Questa è una prima finestra, spalancata sul mondo del libro con la possibilità di scandagliare quel che succede prima che il libro effettivamente esista. Daremo spazio anche agli autori, per non sentire solo una campana.
Abbracceremo tutta la filiera di quel bellissimo mondo delle parole scritte, capaci di spalancare mondi. Che siano di carta o inchiostro elettronico, poco cambia. Siamo fatti di storie. Raccontiamo agli altri e a noi stessi sempre storie diverse, colorando la nostra quotidianità. Ci sono storie che ci restano addosso e altre che scivolano via. E c’è la Storia che prima sembrava immutabile e ora può pure lei essere rielaborata, riaggustata, sfumata, sfilacciata e ri-raccontata. Siano storie o narrazioni, gli ingredienti alla base, sono pochi. Le combinazioni? Praticamente infinite.

 
 
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