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Bagheria. Successo di pubblico e di dolcezza per la sagra della sfincia

domenica 11 marzo 2018, 16:15   Cultura  

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E’ stata una festa con canti balli e degustazione. Protagonista assoluta la sfincia di San Giuseppe.
Si è celebrata ieri presso il Corso Umberto di Bagheria la XVI edizione della Sagra della Sfincia.Ad organizzare l’ evento è stata la confraternita Patriarca “San Giuseppe” di Bagheria, con il patrocinio gratuito del Comune di Bagheria e con la  collaborazione dell’Associazione “La Piana d’Oro”, la Pro Loco “Città delle Ville ” di Bagheria  e l’associazione “Umberto Gallery”. A fornire le sfincie sono stati alcuni bar d Bagheria e dintorni. 
Moltissime le persone che s sono riversate lungo il principale corso.
 Nel corso della serata si è avuta l’esibizione del gruppo folcloristico “Trinacria bedda” e non sono mancate le animazioni per bambini.
I pasticceri hanno portato lungo il corso le sfince già fritte e riempite con la crema d ricotta e canditi.
“Iniziative come queste si dovrebbero fare più spesso -sottolinea il signor Paolo Aiello mentre addenta un dolce- un tempo l sfincia si mangiava solo in questo periodo, adesso le troviamo nei bar ogni giorno”,
L’origine del dolce è antichissima, tanto che compare, anche se con nomi diversi, nella Bibbia e nel Corano. Inoltre, pare che sia l’evoluzione di pani o  dolci Arabi o Persiani fritti nell’olio. Il legame con la figura di San Giuseppe si deve al “Monastero delle Stimmate di San Francesco” di Palermo (che ormai non esiste più, essendo stato demolito nel 1875 per fare spazio al Teatro Massimo), dove le suore clarisse dedicarono questo umile dolce a San Giuseppe (Santo degli Umili) e lo tramandarono ai pasticcieri palermitani. Furono questi ultimi, unitamente a quelli bagheresi, poi, ad arricchire la frittella con gli ingredienti accessori – in primis la ricotta – che oggi la consacrano ai vertici della dell’Alta Pasticceria Siciliana.
A Bagheria i pasticcieri l’hanno rielaborata contribuendo a trasformare un semplice dolce in un mito, una leggenda, il frutto di quella tendenza tutta siciliana a sublimare l’eccesso nell’apoteosi del gusto.

 

 

 

 

 
 
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