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lunedì 1 Giugno 2020

lunedì 1 Giugno 2020

Ricordando l’opera dei pupi

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di Antonino Russo
Oggi parlare dell’opera dei pupi è certamente anacronistico, ma alla fine degli anni quaranta era una forma di spettacolo frequentata anche da adulti. A Bagheria era attivo il teatrino del signor Rotondo. Come si può vedere non si tratta di una forma di spettacolo preistorico. Certo dagli anni quaranta ad oggi sono stati fatti passi avanti da giganti: oggi, però, è possibile parlarne come fatto storicamente rilevante.
All’origine, intorno al 1500, si sono avute le marionette. L’opera dei pupi, invece, si fa risalire all’inizio del 1800. La creazione dei singoli pupi è opera di artigiani che nei tempo poi hanno elaborato il loro aspetto e il loro abbigliamento. Poi, a completare l’opera, hanno contribuito i cantastorie, i pupari, i pittori di carretti, gli scrittori di dispense divulgative.
L’opera dei pupi presuppone l’esistenza di un teatrino. Di grande importanza per la nascita dell’opera dei pupi è stata l’azione dei cantastorie, capaci di trasformare ogni argomento storico o di attualità in opera da rappresentare. Nel teatrino i pupi venivano agiti dai pupari dall’alto, tramite aste di metallo che facevano muovere testa, braccia e gambe. I pupi di Catania avevano gambe rigide e la spada fissa nella mano destra. I pupi di Palermo avevano le gambe pieghevoli ai ginocchio e la spada che si sfilava dalia guaina tramite un filo di spago. Il puparo esponeva un cartellone che annunciava il titolo dell’episodio e quattro o sei scene più rilevanti dello stesso. Durante le scene di battaglia i pupari battevano i piedi sulle tavole del piccolo palcoscenico e quelli addetti alla recitazione modulavano la voce a seconda del momento, usando toni sostenuti.
La mia esperienza nella confezione dei pupi è stata fatta a casa di quello che poi sarà padre Mario Di Lorenzo. Questi confezionava i vestitini ai pupi. Nella sua casa si effettuavano anche le rappresentazioni, alle quali assistevano molti ragazzi del nostro quartiere.
 

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