Bagheria. Ritrovato uno dei calici rubati alla chiesa Madrice, il 18 aprile scorso

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di Pino Gasso
Le indagini a tappeto degli inquirenti dopo il furto sacrilego dello scorso mese di aprile ai danni della parrocchia della Natività della Vergine Maria danno i primi frutti.È stato, infatti, ritrovato un calice in un’abitazione adiacente la chiesa dove è stato compiuto il furto.
“Le investigazioni sono state condotte in tutta Italia – ha spiegato l’arciprete, don Giovanni La Mendola – e gli inquirenti hanno già centrato un primo successo, grazie anche al fatto che avevamo catalogato e fotografato tutti gli oggetti che pertanto non sarà difficile riconoscerli”.
All’appello mancano tre ostensori, due pissidi, sei calici, due turiboli, vassoi argento, quattro patene, due candelabri e diversi vasi argento. Sempre l’arciprete ha tranquillizzato i fedeli, affermando che nella notte tra martedì 17 e mercoledì 18 aprile scorso non è stato profanato il tabernacolo, né l’immagine di San Giuseppe con l’arredo votivo.
Intanto, a seguito della gara di solidarietà che è partita in città per dotare nuovamente la chiesa Madrice delle suppellettili per le celebrazioni, il Rotary club diretto da Enzo Zangara donerà un ostensorio che molto probabilmente sarà utilizzato in occasione della processione del Corpus Domini del prossimo 3 giugno al termine della santa messa che sarà celebrata da monsignor Giovanni Muratore, già arciprete in città che proprio quest’anno celebra il sessantesimo anniversario di ordinazione e che ha donato il suo calice dell’ordinazione. L’ostensorio sarà acquistato con i fondi raccolti per il regalo di fine mandato del Rotary per il presidente, che ha rinunciato a quanto a lui destinato in segno di solidarietà con la chiesa Madrice.
Anche il bagherese monsignor Salvatore Di Cristina, vescovo emerito di Monreale ha donato il calice del cinquantesimo anniversario di sacerdozio che gli fu regalato dalla diocesi monrealese.
“Il furto perpetrato da ignoti ha sconvolto la comunità ecclesiale di Bagheria e la cittadinanza tutta – afferma l’arciprete don Giovanni La Mendola – ma ci è stato rubato tutto. Chi ha compiuto questo atto sacrilego non ha rubato solo alla Chiesa Madre, ma a tutta la città, alla Bagheria fedele, onesta, che crede nei valori della convivenza civile, della legalità, del rispetto delle persone, come delle cose di Dio. Gli oggetti rubati sono espressione della devozione, della fede di intere generazioni di bagheresi. Nella frase di un fedele – aggiunge il parroco della chiesa Madrice – leggo lo sgomento che ha pervaso tutti: “Parrì… è comu si avissiru rubatu a me casa”. La Chiesa Madre è la casa di tutti, perché è la casa di Dio”.

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