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Bagheria. Conservavano le armi della cosca. Custodia in carcere per 2 (foto)

mercoledì 25 luglio 2018, 13:19   Cronaca  

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Con l’accusa di detenzione e porto in luogo pubblico di armi comuni da sparo e clandestine, sono state notificate due ordinanze di custodia cautelare per 2 persone attualmente in carcere. 
La notifica dei provvedimenti è stata effettuata dai militari della Compagnia Carabinieri di Bagheria, su disposizione emessa emessa dal Gip del Tribunale di Palermo, su richiesta della locale Procura della Repubblica e della DDA.i provvedimenti fanno seguito alle indagini che, nello scorso mese di gennaio, avevano già portato all’arresto, in esecuzione di un provvedimento di fermo d’indiziato di delitto, emesso dalla medesima Procura della Repubblica, 6 persone ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso, estorsione aggravata, detenzione illecita e porto di arma da fuoco, nell’ambito dell’Operazione denominata “Legame”.
Il provvedimento è stato emesso nei confronti di  Pietro Liga, 52 anni,  e di Gioacchino Antonio Di Bella, 63 anni.
Liga è nipote di Giuseppe Scaduto, ritenuto, capo del Mandamento mafioso di Bagheria, tratto in arresto, nel mese di ottobre 2017, nell’ambio dell’operazione “Nuova Alba” è accusato di aver gestito, nel periodo 2011 – 2012, insieme al fratello Paolo, al cognato Salvatore Farina, già tratti in arresto nello scorso gennaio ed a Di Bella, le armi, pistole, fucili, mitragliette, anche con matricola abrasa, che componevano l’arsenale a disposizione della famiglia mafiosa di Bagheria. 
Le indagini hanno permesso di accertare l’appartenenza di alcuni degli arrestati, all’organizzazione criminale denominata “Cosa nostra” e di ricostruire episodi estorsivi, commessi da suoi affiliati ai danni di operatori economici del territorio di Bagheria.
I dati investigativi raccolti, derivanti da intercettazioni telefoniche ed ambientali, videoriprese, testimonianze delle vittime dei reati, unitamente alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, che in passato avevano occupato ruoli rilevanti nella famiglia mafiosa bagherese, hanno permesso di provare l’appartenenza di alcuni degli indagati alla stessa famiglia mafiosa, sempre capace di riorganizzarsi dopo ogni operazione di polizia, con l’immediata sostituzione degli accoliti arrestati e di cristallizzare alcuni episodi estorsivi posti in essere ai danni di operatori economici di Bagheria.
Il provvedimento restrittivo è stato notificato presso la Casa Circondariale “Pagliarelli” di Palermo, dove gli stessi risultano ristretti per altra causa.

 
 
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