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Il collaboratore Pasquale Di Salvo si autoaccusa di un omicidio nell’agrigentino

lunedì 29 ottobre 2018, 11:39   Cronaca  

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Il collaboratore di giustizia di Bagheria Pasquale Di Salvo si è autoaccusato di un omicidio avvenuto  in provincia di Agrigento negli anni 90.La vittima è Vincenzo Antonio Di Girgenti.
A rendere nota la notizia è un articolo di Riccardo Lo Verso sul sito Livesicilia.
Di Salvo quindi è stato un killer in trasferta, partito da Bagheria per compire un delitto ad Alessandria Della Rocca, in provincia di Agrigento.
“Il suo -scrive Lo Verso- fu un macabro favore ad alcuni familiari di Ignazio Panepinto, pure lui ammazzato, che si volevano vendicare e chiesero l’intervento di Di Salvo. E ora i parenti sono pure finiti sotto inchiesta.
La vittima era il titolare di una piccola azienda agricola. Di Salvo lo attese in via Dante e lo crivellò a colpi di fucile mentre stava salendo in macchina. Era la sera del 13 settembre 1994.
Da uomo di scorta di Giovanni Falcone a killer di mafia: la traiettoria della vita di Di Salvo lascia sgomenti. “Lei si rende conto che è passato dalla parte dei nemici del giudice assassinato?”, gli chiese il giudice Nicola Aiello quando lo arrestarono. Risposta secca: “Sì”. “E non ha nulla da dire? Lo sapevo, ho sbagliato, ho sbagliato”. All’inizio degli anni Ottanta Di Salvo era un poliziotto. Lavorava al fianco del magistrato. Poi, lo beccarono in compagnia di un rapinatore in Svizzera e lo cacciarono dalla polizia.
Di Salvo svela uno dei delitti che, tra il 1978 e il 1997, insanguinarono Cianciana,Alessandria della Rocca, Santo Stefano di Quisquina e Bivona. In quegli anni furono assassinati Pietro Longo, Calogero Cinà, Tommaso Coniglio, Vincenzo Montalbano, Pietro Sicardi, Francesco Paolo Picarella, Paolo Calandrino, Giuseppe Patrinostro, Diego Passafiume, Ignazio Panepinto, Calogero Panepinto, Francesco Maniscalco, Emanuele Seidita, Giovanni Carbone, Angelo Mario piazza, Antonino Russo.”
Nell’articolo si sottolinea che “Di Salvo conosce i collegamenti fra quattro di questi omicidi. Il primo a cadere, il 21 marzo del 1994 a Bivona, è Ignazio Panepinto. Qualcuno fra i familiari della vittima si attiva per la vendetta e chiede aiuto a Di Salvo per ammazzare Antonio Vincenzo Di Girgenti, il 13 settembre del 1994. Sei giorni dopo, il 19 settembre ’94, il duplice omicidio di Calogero Panepinto e Francesco Maniscalco. Qualcuno ha risposto all’esecuzione di Di Girgenti, allungando la catena di morte.
Un intreccio di morte lega, dunque, la provincia di Agrigento a Bagheria dove Di Salvo è stato un soldato della famiglia diretta da Giampiero Pitarresi. Le cimici registrarono i suoi interessi nel settore dello smaltimento dei rifiuti, ma anche la sua paura per l’imminente arresto. Aveva infatti ricevuto la “soffiata” che lo stavano braccando e nel dicembre 2015 progettava di fuggire in Albania. Tutto inutile, i carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Palermo lo arrestarono prima che lasciasse la Sicilia.
Di Salvo si muoveva aveva la benedizione dell’anziano capomafia Pino Scaduto. Che del neo pentito diceva: “Dignità ne ha trentatremila volte più di lui”, e cioè di qualcuno che a Di Salvo rimproverava il “peccato originale” di avere indossato la divisa.”

 

 
 
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