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Bagheria. Ezio Pagano: “Guttuso visse da ateo pur credendo in Dio”

domenica 27 Gennaio 2019, 10:38   Cultura  

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di Martino Grasso

A 34 anni dalla morte di Renato Guttuso avvenuta il 18 gennaio del 1987 a Roma, non è stato ancora del tutto chiarito un particolare: il pittore era ateo o credente?Abbiamo girato la domanda ad un suo grande amico, Ezio Pagano.
Guttuso era notoriamente comunista, ma viveva a suo modo una sua religiosità.
Ezio Pagano è possibile fugare questo dubbio?
“Si dice degli abitanti di alcune città che sono così e cosà e, quando indago su queste dicerie, finisco sempre per trovare un fondo di verità.
Ad esempio, se parliamo di Bagheria, potrei dire che il così e cosà dei bagheresi è l’invenzione e non quella scientifica bensì quella di “inventare” aneddoti. Da qui il guttusiano monito “bagheresi inventori di miti”, dal quale penso che non fosse esente nemmeno lo stesso Guttuso.
Ho voluto fare questa premessa dal momento che sono stato contestato da un comunista di vedute ristrette, perché in un’intervista alla Rai parlando di Guttuso avevo affermato che dubitavo del suo essere ateo, nonostante lui stesso lo dichiarasse. Ricordo che in quell’occasione aggiunsi che era un comunista sui generis, riferendomi al suo stile di vita.”
Ci spieghi meglio
“All’inizio degli anni Ottanta, dopo che con Guttuso avevamo trascorso una piacevole serata in casa di comuni amici, i Pasqualino Noto, decidemmo di fare un giro in macchina. Dopo aver accompagnato la moglie, la marchesa Mimise, al Grand Hotel Et Des Palmes, dove soggiornavano prima di avere casa a Palermo, ci dirigemmo verso Bagheria con la mia Opel Kadett, e lui, che era un sentimentale, volle vedere la casa dei suoi genitori, dov’era nato, e il bar Aurora che frequentava e che, a suo dire, «faceva il caffè più buono di tutti». E dopo volle rivedere la Villa Valguarnera, “scrigno” di tanti ricordi amorosi, e così via. Infine, senza mai scendere dalla macchina, ci portammo sul lungomare di Aspra, sua meta preferita da ragazzo.
Nel ritornare a Bagheria, per far rientro a Palermo, mi chiese di passare dal cimitero dove suo padre, Gioacchino Guttuso Fasulo, riposa proprio accanto a mio nonno materno, Giuseppe. Infatti, quando vado al cimitero da mio nonno, porto sempre un fiore a suo padre perché, senza dover dare spiegazioni, sento di dover portarlo anche a lui. Ovviamente il cimitero, a quell’ora della notte, era chiuso e sostammo un po’ dietro il cancello. In quei pochi minuti lo vidi raccogliersi e la mia percezione fu che stesse pregando, tant’è che alla fine accennò a un segno della croce.”
Quindi era credente?
“Giudicate voi se fosse ateo o credente, ma prima di farlo sappiate che quando dipinse la sua opera magna, la “Crocifissione”, disse: “La mia ispirazione era religiosa. Ho dipinto quel quadro con animo Religioso”.
E che dire dei tripli funerali? I primi, quelli laici, a piazza del Pantheon a Roma, dov’è morto, per sodisfare la memoria dell’amico Togliatti e per i compagni comunisti accorsi con i megafoni e le bandiere rosse; poi, sempre a Roma, il rito religioso nella basilica di Santa Maria sopra Minerva e, infine, a Bagheria ancora un rito religioso nella Cattedrale.
Ovviamente questi non sono i soli episodi che possono rafforzare la mia tesi ma, dato che non devo convincere nessuno, questo può bastare”
Quindi come potrebbe definire la religiosità di Guttuso?
“Per quanto mi riguarda, Guttuso era un comunista sui generis che visse da ateo pur credendo in Dio.”

nella foto: Renato Guttuso ed Ezio Pagano in una foto di Paolo Scalisi (1969) con l’intervento pittorico di Giovanni Castiglia (1987)

 

 
 
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