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Dopo la politica del cambiamento…la svolta?

giovedì 10 Gennaio 2019, 12:29   L'Opinione  

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di Nicolò Benfante

L’”otium” del periodo natalizio, mi ha concesso l’opportunità di poter leggere articoli di varia natura, che spaziavano tra l’incertezza economica del Paese, dell’anno che verrà e fatti di politica territoriale.
Ebbene, da quanto letto ho formulato delle riflessioni che voglio condividere.
Una cosa è chiara e possiamo ben dirlo senza alcuna ombra di dubbio, che gli Italiani vivono e guardano con incertezza l’anno appena iniziato.
Dopo la fastosità delle cene, i balli ed i flùte colmi di champagne per brindare al nuovo anno, adesso assisteremo alla messa in atto di una manovra finanziaria affaticata, ritardata, appesantita, logorata, svuotata, ed incerta sul divenire dei giorni dell’anno 2019.
Una consapevolezza di fatto divenuta certezza è dettata dalla suddivisione del nostro Paese in tre fasce economiche;
Nord =  Macroeconomia;
Centro =  Microeconomia;
Sud =  Assistenzialismo;
Eppure, al di là della ripartizione geografica, nessuna famiglia accetta compromessi sulla spesa immediata.
Da Nord a Sud nessuno vuole rinunciare al viaggio, al ristorante, all’ultimo ritrovato tecnologico; nessuno pensa al risparmio; già perché il risparmio è un ricordo del passato, obsoleto, un momento arcaico, per certi versi storico.
Non voglio proiettarmi nei meandri di quella fase economica perché non sarei attinente al testo e rischierei di andare fuori pista, pertanto mi attengo al quotidiano.
Non è un caso che fra le proposte attivate da questo governo del “cambiamento”, nel nuovo piano di studi redatto, sono venute meno materie come la geografia e la storia.
Il “popolo” deve vivere il presente, deve vivere ogni giorno come se fosse il “migliore”; non deve fare cenni al passato perché già trascorso; non deve programmare il futuro o porsi degli obbiettivi a medio termine perché il futuro è incerto ed il presente rappresenta l’unica certezza.
Eppure il cambiamento è in atto; è già iniziato! Quanto prima tra Marzo e Giugno si intravederà quel tanto agognato reddito di cittadinanza che servirà a “comprare”, pardon, raccogliere i voti del serbatoio Sud (non vorrei essere tacciato di incitamento al voto di scambio) per le prossime tornate Europee, dove finalmente sarà smantellato l’intero establishment di mediocri incompetenti per essere surclassato da, valide figure “competenti” che governeranno, da padroni, l’Europa.
Certo non sarei meravigliato affatto, se dopo il risultato elettorale ottenuto, facendo i conti della serva, venga adottato un decreto-legge “caldura” (a significare il periodo estivo e non solo) con il quale si ridurranno i margini di quel sussidio sino alla sua completa estinzione con la causale di carenza di liquidità per mancanza opportunità lavorative da parte delle imprese.
Forse abbiamo centrato l’obbiettivo!
In effetti al Sud serve il lavoro e non il reddito di cittadinanza.
Ma veramente questo governo ci considera delle capre (nulla togliere al cervello ovino), da pensare che il reddito di cittadinanza, ancorato a tre chiamate di lavoro, possa essere possibile e sussistere?
Ed i centri dell’impiego, laddove ancora esistenti, sono pronti a soddisfare tali richieste?
E’ questa la svolta del cambiamento, l’Illusione?
D’altronde la verità non la si può celare; il Sud esporta cervelli giovani a chilometro zero, già rodati e “tagliandati”; buona parte della classe docente è stato utilizzato per rimpiazzare i vuoti organici del Nord, buona parte della classe dirigente che ricopre posti di rilievo vanta un “pedigree sudista”.
Coloro i quali sono rimasti sono: il popolo dei pensionati che vivono il meritato riposo del guerriero per aver lottato con il proprio lavoro; i dipendenti “figli d’arte” che da generazioni alimentano l’improduttivo cartello della macchina amministrativa-burocratica, a discapito di una economia inesistente; I “Resilienti” che non sono attratti da sfide e vedono nell’imminente presente quel reddito di cittadinanza che li ristori dai rischi quotidiani che debbono subire in assenza di lavoro.
Se questo è il Governo che, si vanta tanto del cambiamento, dimostri politicamente la svolta della fattività!
La politica deve dare risposte vere o non vere, deve poter fare o non fare, trovare soluzioni che arrechino benefici alla comunità, apportare servizi al cittadino, non basta essere presenti ad un corteo per poter dire Io/Noi c’ero/avamo.
Il fatto di essere stati presenti ad una manifestazione come figure istituzionali ha sortito l’effetto sperato per la comunità?
Le soluzioni alle problematiche di natura politica debbono essere oggetto di discussione e di dibattimento presso le aule deputate a ciò; la singola presenza in un corteo o qualsivoglia manifestazione, accresce, a parte la visibilità, il valore di importanza delle tante “figurine dell’album parlamentare” nell’anno di governo 2018/2019 ed il ruolo che ricoprono nella squadra.
Non occorre comunicare l’illusione! Non serve!
La gente vuole i fatti, la concretezza, le soluzioni ai problemi, la verità; desidera che ci sia un maggior interesse pro-popolo, e se questo governo del popolo, denominato “populista”, non riesce a dare le giuste risposte oltre alle blaterazioni comunicative, ritengo che il popolo non sia abbastanza e degnamente rappresentato e questo non depone a loro favore.

 

 
 
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