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La storia degli ultimi sessant’anni a Bagheria attraverso gli occhi di Ezio Pagano

sabato 19 Gennaio 2019, 10:46   Cultura  

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di Martino Grasso

L’autobiografia di Ezio Pagano, “Dai mitici anni Sessanta all’alba del terzo millennio” va oltre la semplice autobiografia. Apre ampi squarci sulla vita culturale nostrana e riempie dei vuoti sulla storia della nostra città. Il volume, infatti, racconta, attraverso gli occhi disincantati dell’autore, sessant’anni di vita culturale e sociale di Bagheria, ma anche della Sicilia e dell’Italia.
Il libro è suddiviso in decenni, iniziando con gli anni 60, particolarmente ricchi di fermenti artistici e culturali.
E ovviamente su Bagheria che si incentrano la maggior parte dei racconti di Pagano.
Gallerista e creatore di Museum, osservatorio sull’arte siciliana, ha conosciuto tutti i principali protagonisti della vita culturale bagherese come Renato Guttuso, Ferdinando Scianna, Giacomo Gardina, Castrense Civello, Ignazio Buttitta, Salvatore Provino, Peppuccio Tornatore, Nino Buttitta, Franco Lo Piparo, Pietro Buttitta, Giuseppe Pellitteri, Ignazio Moncada, Raul Aiello, Lillo Rizzo.
Ma ha anche tessuto rapporti intensi con alcuni fra i protagonisti della vita culturale siciliana e italiana, fra cui Leonardo Sciascia, Gillo Dorfles, Lia Pasqualino Noto, Ludovico Corrao, Salvatore Scarpitta, Palma Bucarelli, Francesco Carbone, Carla Accardi, Turi Simeti, Carlo Lauricella, Giulio Turcato e tantissimi altri.
Ezio Pagano è stato anche uno dei pochi a dare vita a numerose gallerie d’arte a Bagheria, fra cui il Poliedro, Il Nibbio, a creare una stamperia, un circolo di cultura, fino all’osservatorio sull’arte contemporanea siciliana Museum, con circa 200 opere d’arte di straordinaria importanza.
Negli ultimi anni è andato in giro per il mondo organizzando mostre, approdando in Australia e negli Stati Uniti.
Ha anche fatto parte del direttivo di villa Cattolica ed è stato promotore di mostre importanti come “L’ombra degli Dei”, nel 1998, in collaborazione con l’università di Palermo a Villa Cattolica e la personale su Salvatore Scarpitta, sempre a villa Cattolica, qualche anno dopo.
Nel volume si tirano fuori anche delle autentiche chicche come la storia di un pittore dimenticato a Bagheria, Giuseppe Maggiore, diventato anche protagonista di una fatto di cronaca.
A Pagano si deve inoltre la scoperta delle pitture, con la tecnica della caseina,  su muro nella chiesa di Aspra di Renato Guttuso.
E’stato lui, infatti, dopo una chiacchierata con lo scultore Giuseppe Pellitteri, ad avere saputo dell’esistenza delle opere giovanili di Guttuso nella piccola chiesa. Pagano si recò personalmente nella parrocchia e con suo grande stupore, fece tornare alla luce le opere realizzate dal pittore bagherese ad appena 17 anni, nel 1929.
Gustosi alcuni aneddoti raccontati dall’autore come quando propose una mostra a Bagheria di Modigliani.
Un consigliere comunale di Bagheria dell’epoca propose di chiedere all’autore di stampare delle litografie da dare a loro, sconoscendo il fatto che Modigliani era morto da 60 anni.  
Pagano racconta anche una interessante teoria coniata da Renato Guttuso, secondo cui i bagheresi “sono inventori di miti”.
Lasciamo ai lettori il gusto di scoprirne i contorni di questa affermazione.
Il volume di Ezio Pagano, in ultima analisi, ha un grosso merito, quello di non essere autocelebrativo, ma anzi, fornisce ai lettori notizie fondamentali per completare la lunga e affascinante storia di Bagheria.

 

 

 
 
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