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Bagheria. Il nuovo pentito Lombardo potrebbe fare chiarezza su alcuni omicidi degli anni 80

martedì 12 Febbraio 2019, 11:53   Cronaca  

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Il nuovo pentito all’interno di Cosa Nostra, Francesco Lombardo, di Altavilla Milicia, padre di Andrea, che ha deciso di collaborare qualche settimana fa, potrebbe fare chiarezze sulle decine di morti ammazzati nel famigerato triangolo della morte, fra Bagheria, Casteldaccia e Altavilla Milicia, agli inizi degli anni 80.
Lombardo ha dichiarato di avere deciso di collaborare con la giustizia grazie all’appello del figlio e per continuarne il percorso di fede.
“La mia è una scelta di vita e ance di fede” ha dichiarato Francesco Lombardo.
Ma come detto la sua collaborazione potrebbe aprire nuovi squarci sul tristemente famoso  “triangolo della morte”.  Fra Bagheria, Casteldaccia e Altavilla Milicia nei primi anni del 1980 furono decine i cadaveri che si contarono nelle strade.Lo scrittore Giorgio D’Amato ci scrisse anche un bellissimo libro “L’estate che spararono”.
Nell’estate del 1982 i killer uccisero una ventina di persone in solo due settimane.
Molti di quei delitti non sono stati ancora irrisolti.
Potrebbe risultare decisiva la collaborazione di Francesco Lombardo.
E a Casteldaccia venne ucciso pochi mesi dopo, Gregorio Marchese, il 3 agosto 1982.
Il 5 agosto viene ucciso Giusto Parisi, fratello di Antonio, ritenuto autore dell’uccisione di Marchese.
Lo stesso giorno, a Bagheria, davanti al Comune, vengono uccisi Cosimo Manzella e Michelangelo Amato, entrambi di Casteldaccia.
Il 6 agosto ad Altavilla Milicia viene ucciso Antonio Martorana, figlioccio di Piddu Panno, di Casteldaccia, sparito con la lupara bianca l’anno precedente. Il 7 agosto viene ucciso a Casteldaccia Michele Carollo. Pochi istanti dopo, viene ammazzato Santo Grassadonia. Lo stesso giorno a Bagheria tocca a Francesco Pinello.
Vengono sequestrati Peppuccio Manzella e Ignazio Pedone, interrogati e torturati vengono poi uccisi e fatti ritrovare incaprettati in una 127 a Casteldaccia. Il 9 agosto viene ucciso Leonardo Rizzo a Capo Zafferano.
Il 10 agosto vengono uccisi Salvatore e Pietro Di Peri, uno a Palermo e l’altro a Villabate.
Seguono le uccisioni di Mario Prestifilippo, considerato un killer spietato della cosca dei Greco.
A Bagheria, in via Vallone de Spuches, dentro un’auto, vennero freddate 3 donne: madre, sorella e zia del pentito Francesco Marino Mannoia. Quello fu uno dei delitti più cruenti di Cosa Nostra.
Si fronteggiavano due schieramenti: i corleonesi e i palermitani e gli uomini della provincia che cercavano di opporsi.
La società civile dei comuni di Bagheria, Casteldaccia e Altavilla Milicia cercò di opporsi con l’ormai famosa marcia contro la mafia, avvenuta il 26 febbraio 1983.
Centinaia di giovani si mossero da Bagheria per raggiungere Casteldaccia, attraverso la via Vallone de Spuches, utilizzata dai killer per dileguarsi, dopo gli omicidi.
Qualche anno fa, si riorganizzò un’altra marcia e la strada provinciale 88, venne denominata con “via marcia antimafia 26 febbraio 1983”.

 

 

 
 
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