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Quale futuro per Bagheria, quale sindaco?

lunedì 11 Febbraio 2019, 10:28   L'Opinione  

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di Pino Fricano

Lo studente di agraria G. Miosi, recentemente ha scritto “…bisogna smentire subito i vari movimenti politici che per motivi di opportunità vogliono illudere i cittadini sostenendo che vi sia possibilità di sviluppo in campagna…”, ha poi indicato alcune linee di sviluppo nella direzione della città dei servizi di rango metropolitano.
Come chi mi segue sa  mi sono intrattenuto spesso su questi temi, proprio nella direzione indicata da Miosi, su questa base era fondato il programma di “Un progetto per Bagheria” del 2001, questo fu l’asse della mia esperienza amministrativa che si concluse nel marzo 2016, portando alla città circa 100 milioni di euro e lasciando un significativo parco progetti finanziati e molte realizzazioni.
Quella stagione, per molti versi fortunata, fu possibile grazie alla rimodulazione del POR, allora in scadenza, con l’invenzione, concordata con l’allora dirigente, ed il finanziamento del PIOS, basato su un Piano Strategico, di massima, che riprendeva molte delle indicazioni dei saggi, tra cui il prof. L. Urbani, elaborate negli anni ’80.
Oggi siamo in condizioni molto simili, mancano meno di due anni alla fine di questa stagione di programmazione, si è speso meno del 10% dei fondi disponibili, si può partire da quel Piano strategico, dal nuovo PRG, per chiedere una rimodulazione dell’Agenda urbana, relativa ai medi centri, ed il finanziamento delle opere determinanti per lo sviluppo, che nel Piano sono indicate.

Si può riprendere il cammino partendo da dove ci siamo fermati allora, perché quelli che sono venuti dopo hanno fatto ben poco ed i problemi allora insoluti, per la brevità di un’esperienza durata solo 4 anni, ereditati da decenni di malgoverno, sono lì che attendono ancora una soluzione.
Si tratta:

  • del sistema di mobilità sostenibile, a partire dallo svincolo, dal la mare monti, da un sistema di trasporto pubblico elettrico, la realizzazione di parcheggi e colonnine di ricarica;
  • della razionalizzazione dei servizi sanitari, a partire dalla Casa della salute e dal rilancio di Santa Teresa, dell’ulteriore strutturazione della medicina d’eccellenza e dei servizi di cura;
  • della riorganizzazione del fronte a mare, a partire dal porto di Aspra, del trasferimento delle industrie ittiche, nelle aree per attività produttive e della riconversione turistica dei siti originari e dei beni demaniali;
  • della strutturazione di un sistema di verde attrezzato per lo sport, a partire dallo stadio di Aspra e di quello di Bagheria, della piscina e del parco su monte Catalfano e del parco di Contrada Monaco;
  • dell’ampliamento e riqualificazione del Cimitero, della realizzazione di un forno crematorio che serva l’intera area metropolitana, sulla base del proget financing;
  • dell’ampliamento e riqualificazione dell’offerta formativa superiore e specialistica, della formazione professionale e degli IFTS;
  • della riorganizzazione del ciclo dell’acqua e dei rifiuti, con il rifacimento delle reti vetuste e la realizzazione di isole ecologiche e delle infrastrutture per un’economia circolare;
  • dei servizi per i disabili e le fasce deboli, sulla falsariga delle APQ a suo tempo realizzate;
  • di un sistema museale territoriale regionale e di un sistema di videosorveglianza che garantisca un efficiente controllo del territorio.

In sintesi di tutte quelle cose che rendono una città vivibile ed attrattiva, che possa tornare ad offrire ospitalità ed accoglienza ad una consistente fascia di cittadini dell’area metropolitana est a reddito medio alto e tonificare un poco l’edilizia, completando i vuoti urbani con prodotti di qualità.
Tutte azioni che erano state incardinate ma che si sono bloccate sull’altare della torta da spartire, di qualche posto da creare preparando il dissesto che ha paralizzato la città, un cammino che si è fermato per rendere omaggio alla vecchia politica, alla spartizione del potere a beneficio dei capi elettori.
Chi ha almeno trent’anni dovrebbe ricordarsi che la spesa per la raccolta dei rifiuti è passata dai 5 milioni del 2005, quando la città era pulita, ai 12 milioni del 2007 e degli anni successivi, quando la città è tornata ad essere invivibile! Vogliamo tornare a tutto questo?

Dobbiamo comprendere che il sindaco che serve alla città è quello che potrà sedere con autorevolezza al tavolo col Sindaco Orlando, col segretario dell’Anci, con Musumeci e con la dottoressa Picciotto, responsabile della quota dei fondi comunitari destinati alle politiche territoriali, un sindaco che sa di cosa si sta parlando, che all’occorrenza sa inchiodare ognuno alle sue responsabilità.
La città riparte se ci sono nuovi investimenti, più fondi comunitari, più Europa a Bagheria.
Non serve quindi l’ennesimo sindaco nuovo, l’abbiamo già sperimentato, il “proviamo quest’altro” non porta da nessuna parte, né tantomeno un sindaco della vecchia guardia, figlio del clientelismo e del manuale Cencelli, magari esperto nell’ascolto, un ascolto o partecipazione che, come dicono a Roma, diventa il solito “a fra che te serve”, sono questi che ci hanno regalato il dissesto e la paralisi della città!

Di candidati a sindaco ne vedo tanti, non capisco se a muoverli sia l’assoluta inconsapevolezza della partita che si andrà a giocare, tra demolizione e riscossione dei tributi evasi, quindi la mancanza di responsabilità, se sia la vanità o, ancora peggio, il tirare a campare per beccarsi quei quattro soldi che sono rimasti per i gettoni e le indennità.
Se vogliamo tirare fuori dal pantano la nostra amata città, non servono velleitarismi, ci vuole un sindaco che abbia un progetto chiaro, che sappia tenere la barra dritta sull’obiettivo da raggiungere, sappia utilizzare le energie migliori e non i clientes, sappia fare scelte coraggiose con determinazione e lungimiranza. Non guasterebbe infine un po’ di competenza, un po’ d’esperienza ed un dialogo umile ed onesto tra generazioni.
I politicanti facciano un passo indietro, per far fare un passo avanti alla città, diamo senso alle parole servizio e bene comune, Bagheria ne ha bisogno.

 
 
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