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“La nascita del termine “cretinocrazia”” di Nicolò Benfante

martedì 19 Marzo 2019, 09:15   L'Opinione  

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di Nicolò Benfante

Recentemente ho avuto modo di leggere un’intervista fatta al noto giornalista catanese Francesco Merlo, riguardo la presentazione del suo ultimo libro “Sillabario dei malintesi. Storia sentimentale d’Italia in poche parole”.Per la prima volta mi sono imbattuto nel termine “Cretinocrazia”, termine coniato dallo stesso giornalista-scrittore con il quale evidenzia le contraddizioni tra presente e passato attraverso la dialettica del paradosso. Quasi a voler rappresentare le fasi di un gioco da tavolo basato sugli opposti, imprevisti/probabilità, cambiamento/rottamazione, incompetenza/conoscenza.
Bisogna considerare che il termine cretino deriva da “cristiano” (attraverso il francese crétin, da chrétien), con un uso già attestato nell’Enciclopedia nel 1754: secondo il Pianigiani, “perché cotali individui erano considerati come persone semplici e innocenti, ovvero perché, stupidi e insensati quali sono, sembrano quasi assorti nella contemplazione delle cose celesti”. (tratto da – Perché non possiamo essere cristiani – Piergiorgio Odifreddi)
Siffatta analisi trova ampio fondamento ai giorni nostri, basti pensare all’attuale governo incentrato sia sul potere della stupidità sia sulla stupidità del potere. Quel sogno americano dove l’impossibile del passato è divenuto possibile realizzare; in cui il paradosso dell’incompetenza rileva enorme consenso nell’opinione pubblica.
Per fare un esempio del potere della stupidità, potremmo fare riferimento alla recente strage nelle due moschee in Nuova Zelanda in cui l’autore della strage si ispirava a quanto accaduto ad Utoya in Norvegia in cui morirono 76 persone, il tutto animato da ossessioni di pulizia etnica.
Lo stesso R. Musil ( tratto da – l’uomo senza qualità- 1932) rilevava, durante la prima guerra mondiale, masse di uomini e donne pronte a tutto pur di sfuggire alle guerre ed alle catastrofi ambientali delle quali l’occidente era il principale responsabile.
Questo dato rappresenta l’elemento catalizzatore dell’epoca attuale intorno al quale si configura la polarità che vede il terrore del futuro di una società demograficamente esausta contrapporsi alla misura di una speranza da riporre nell’afflusso di nuove energie.
Il percorso ciclico della vita corsi e ricorsi storici. (Historia magistra vitae). E’ ancora più chiara e trasparente la realtà per cui l’attuale governo ha proposto l’abolizione dallo studio delle materie quali appunto la storia e la geografia.
Se poi passiamo alla stupidità del potere, all’interno del nostro paese troviamo diversi spunti di riferimento quale l’acquisto della casa dell’ex ministro Scajola, a sua insaputa, oppure l’attuale vicenda di Rubi scambiata come la nipote di Mubarack; ecco ampiamente rappresentato il paradosso della cretinocrazia cognitiva che si prende gioco del popolo di massa.
Sempre alla stupidità del potere in salsa bagherese, possiamo riferirci alla fantomatica fuoriuscita dal dissesto che viene vociferata da questa amministrazione, da diverso tempo/anni, ma nessuna norma o riferimento giuridico da cui attingere siffatta notizia, viene riportata o manifestata.
Ad oggi, per come intendo la politica, noto un parlamento di anime morte o di cani sciolti, senza alcun controllo di gruppi ma di monadi che dialogano alternativamente con il popolo alla ricerca di consenso egoistico plebiscitario al fine di poter rappresentare quel comando/potere limitato temporalmente e credere di poter controllare l’opinione pubblica.
Questa non è la base per continuare a parlare di DEMOCRAZIA.
La democrazia non ha bisogno dell’incompetenza, anzi battendo questo percorso si ha la rilevanza suprema della cretinocrazia.
Dall’incompetenza sono generati degli stupidi intelligenti che vivono nella consapevolezza di saper fare, apprendere, gestire, senza l’ausilio del libretto delle istruzioni, non occorre studiare o fare esperienza, il tutto è acquisito attraverso la mediocre conoscenza del sentito o visto su canali interattivi che li proietta nel mondo di un sapere vano, evanescente, illusorio, freddo ma diretto.
I livelli sono abbastanza colmi per essere riversati sul popolo, mi riferisco alle manifestazioni dei gilet gialli-blu-arancioni etc.., alle rivoluzioni mediatiche e strumentali dell’immigrazione, alle evidenti contraddizioni di politiche economiche e differenti obiettivi di programmazioni laddove esistono.
Ebbene, rientrando nel mio alveo cittadino, alla luce dell’imminente tornata elettorale per l’eligendo Sindaco, visto il quadro politico prospettico di candidati, auspicherei una ricostruzione economica e culturale del nostro paese; un serio riconoscimento delle istituzioni e non semplici pedine di una scacchiera a comando; competenze di rilievo che possano rispolverare e sbattere quei tappeti, del palazzo intrisi di polvere mista a miscela esplosiva di carteggi e calpestati da umida fanghiglia, che hanno perso da tempo il loro colore naturale; riconoscere quella figura di leader che possa guidare le sorti per la ricostruzione di un sano consenso generale su tutti e non su se stesso; una ricostruzione di una valida classe dirigente in grado di poter valorizzare le sorti di una comunità; di scommettere sulle proprie energie del territorio; rivalutare la nostra identità, le tradizioni, che da tempo abbiamo abbandonato.
Fino a quando la presunta stupidità del potere trova fondamento sulla cretinocrazia, penso che ogni competizione elettorale, priva di costruttori di certezze, risulterà vana, inutile, inefficace per le sorti di una comunità.

 

 
 
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