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“Il mio ricordo di Filippo”

mercoledì 1 Maggio 2019, 12:44   L'Opinione  

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di Antonino Pintacuda

Per noi Bagheresi al di là dello Stretto, sparpagliati sotto altri cieli e in giro per il mappamondo, le elezioni sono un’eco lontana ma sentita. La distanza a volte dona la giusta prospettiva sulle cose. Stanotte ogni baarioto e perfino i bagheresi, hanno seguito lo spoglio dei voti come si segue una puntata del “Trono di spade”, come si aspetta una lunga notte di grande calcio in occasione di un mondiale con il fuso orario sballato. Stamattina perfino mia sorella dalla Toscana, sempre telegrafica nelle comunicazioni, mi ha scritto tutta contenta “Filippo è sindaco”. Già preceduta, ovviamente, dalla zia.
Seguite a ruota da tanti amici che in Filippo hanno sempre creduto. Ecco, un dato che salta subito agli occhi, quasi tutti abbiamo un ricordo, un aneddoto, un trascorso comune con Filippo. Un primo cittadino che è uno di noi, un bagherese doc che di Bagheria conosce a menadito problemi, vizi e soprattutto virtù. Questo giovane 40enne non ha mai smesso di sentire il polso della sua gente. Gli incarichi non l’hanno mai piazzato su un piedistallo, le eventuali macchie sul suo curriculum saranno spazzate via in un battito di ciglia e chiunque lo conosca, sa bene che non è nemmeno sfiorabile dal più minimo dubbio, perché chi lo conosce ne percepisce l’integrità morale e la fibra di questo bagherese. Me lo ricordo quando ancora portava i capelli a mezzo collo, già a tenere testa alle vecchie volpi del consiglio comunale.
Gli ultimi anni hanno fatto dell’impreparazione un vanto, dello spontaneismo una bandiera, dell’antipolitica una medaglia. Ma, criticare è un conto, costruire è ben altro. Passando la barricata, se il politico sei tu non puoi essere poi davvero così contento di non sapere da dove iniziare a mettere le mani nel magma che i cittadini ti hanno consegnato.
Perché Bagheria sarà pure piccola, ma come dichiarava Tornatore ai tempi del suo colossal dedicato alla nostra città: “Bastava passeggiare per il corso per sapere tutto ciò che succedeva nel mondo. S’incontravano gli assessori, i sindaci, si discuteva con loro. C’era con la politica un rapporto più tattile, proprio quello che oggi abbiamo perso”. Ecco, questo tatto, questa sensibilità Filippo non l’ha mai perduta, sempre in trincea, sempre disponibile all’ascolto, tra via Domenico Sciortino e il corso Umberto.
Un politico di professione nel senso più bello del termine, uno che ha sempre vissuto la politica come mestiere ma con la stessa differenza che passa tra un operaio alla catena di montaggio e un artigiano che nel suo lavoro mette cuore e bellezza. Cresciuto all’ombra lunga della mai dimenticata Balena bianca, Filippo porta il nome del nonno, il cavaliere Filippo Speciale, indimenticabile protagonista della storia di Bagheria, fatto di quella stessa pasta che ha trasmesso al nipote, insieme al nome.
Abbiamo ben poco da aggiungere, se non un sincero “Buon lavoro, sindaco!”.

 
 
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