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Storia di Antonino Di Franco, giovane cardiologo bagherese che vive a New York

martedì 28 Maggio 2019, 08:48   Attualità  

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di Stefania Morreale

È una bella storia di successo quella di Antonino Di Franco, giovane cardiologo bagherese che ha recentemente ottenuto l’incarico di Professor of Medicine presso la Weill Cornell University di New York.Ma qualche anno fa, avrebbe immaginato di diventare Professor of Medicine per una prestigiosa università Americana?
“Certamente no -dice Antonino D Franco-. Non avevo mai realmente contemplato l’ipotesi di un incarico accademico, men che meno in una delle selezionatissime Università Americane della Ivy League come la Weill Cornell, ma sono molto felice che questo sia accaduto”.
Qual è stato il suo percorso formativo?
“Mi sono laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma (Policlinico A. Gemelli). Lì ho continuato con la specializzazione in Cardiologia sotto la guida diretta di un grande maestro come il Prof. Lanza e, a un anno dal conseguimento del titolo, mi sono trasferito negli Stati Uniti per una Fellowship presso il Cardio-thoracic Surgery Dept della Weill Cornell/NY Presbyterian Hospital, Manhattan a cui poi è seguito un contratto come Post-doc Associate in Medicine presso il Cardiology Dept, completando una Fellowship in Advanced Cardiovascular Imaging”.
Durante questi anni sono stati numerosi i riconoscimenti che ha ricevuto. Oltre alle decine di pubblicazioni su giornali di medicina internazionali ad elevato impact factor, ha vinto diversi premi per il lavoro di ricerca che sta svolgendo, la sua biografia è stata inserita nell’edizione 2018 del “Marquis Who’s Who in America” ed ha ottenuto il titolo di “Top 25 investigator” della Società Americana di Ecocardiografia…
“Si, ho avuto la fortuna di lavorare con un team eccezionale ed estremamente produttivo; abbiamo realizzato un buon numero pubblicazioni su riviste importanti come JACC o Circulation, che hanno poi portato, con mio grande piacere, a diversi riconoscimenti da parte delle Società Scientifiche. Oltre ai lavori in ambito ecocardiografico (che rappresenta il mio focus principale, sviluppato grazie alla fondamentale collaborazione con nomi illustri come il Prof. Weinsaft e il Prof. Devereux), è motivo di particolare orgoglio per me avere avuto l’onore di contribuire a un articolo sull’utilizzo dell’arteria radiale nel bypass coronarico che è stato recentemente pubblicato sul New England Journal of Medicine, il più prestigioso giornale di medicina al mondo. Grazie al contributo di un team internazionale guidato dal Prof. Gaudino (mio mentore in questa avventura oltreoceano, che sempre ringrazierò per l’incessante supporto, i preziosi consigli e le opportunità offertemi), questo lavoro ha avuto il privilegio, inoltre, di essere il primo “late-breaking study” nella storia della American Society of Thoracic Surgery a venire simultaneamente presentato in sessione plenaria e pubblicato dalla prestigiosa rivista “for having the potential to change the way coronary artery bypass is performed around the world”.
Ma adesso si trasferirà completamente a New York?
“Ho deciso di lavorare sia a New York che a Bagheria. In virtù dell’incarico di Professor, continuerò la mia attività con l’Università Americana, ma ho scelto di seguire i miei pazienti presso lo studio privato a Bagheria, cercando quindi di portare con me il meglio delle ultime novità disponibili. E’ impegnativo, viaggio frequentemente, ma è fattibile.” 
Il modo di lavorare newyorkese è completamente diverso da quello italiano? Quale dei due sistemi preferisce?
“Gli Stati Uniti offrono molto dal punto di vista delle opportunità. In particolare, a New York, la sensazione che “tutto può accadere” è reale, e come si dice “New York: if you can make it there, you can make it anywhere”. Si investe su chi si ritiene avere del potenziale e poter ottenere dei risultati, e sulla base unicamente dei risultati si viene poi valutati. D’altro canto però il modello della Sanità Italiana è basato su principi di equità che in molti, a ragione, ci invidiano e, al netto di tutte le pecche che certamente esistono, resta un bene prezioso da tutelare a ogni costo.”
Ha lavorato tanto per arrivare dove è adesso. Cosa consiglia ai giovani che vogliono intraprendere questo tipo di carriera?
“È una strada in salita, ma è anche la più bella che possiate percorrere.
Mi piace molto ciò che scriveva Seneca: “La fortuna non esiste, esiste il momento in cui il talento incontra l’occasione”. Non potendo sapere in anticipo quando questa si presenterà, a noi il compito di assicurare un impegno costante per farci trovare il più possibile preparati.”

 

 
 
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