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Voto di testa
e non di pancia

lunedì 6 Maggio 2019, 10:48   L'Opinione  

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di Nicolò Benfante

Ed alla fine senza alcun doloroso travaglio/ballottaggio Bagheria ha partorito il suo Sindaco.
Frutto di una nitida, trasparente, silente, composta, decisa e determinata svolta popolare per un preciso segnale di cambiamento.
Un voto di testa e non di pancia; un voto certo e non illusorio; un voto che nasce dalle macerie di un movimento “lunare” e, non a caso, de-salvinizzato dal vento eolico sudista che ha respinto le dense nubi del nord.
Di primo acchito, in una analisi spicciola, questa tornata elettorale ha determinato il principio della fine di una politica vecchia maniera; sono stati rottamati, parzialmente, quei “cartelli/e”, visto il periodo aziendale, della vecchia politica del “do ut des” che non hanno saputo cogliere nella/tra la gente le reali e manifeste esigenze di servizi per una migliore vivibilità, ma hanno solo paventato “illusorie promesse” per un proprio ed unico tornaconto.
Penso e spero, che parte di questa ideologia politica debba o dovrebbe aver capito che è giunta quella fase di appendere le scarpette in bacheca; come pure parte del movimento è stato ridotto a moccolo ed agita una fioca fiammella (2 consiglieri su 18 del 2014).
Siamo a ridosso di una tornata elettorale europea, eppure il percorso sembra già segnato.
Come ebbi a dire in precedenti articoli, parte sempre da Bagheria il nuovo “asset” politico che anticipa e si riflette, in seguito, a livello nazionale; quasi l’incipit di una scuola di formazione politica che nasce dalle radici isolane di un pensiero gattopardiano che agogna e si contorce nei vetusti ricordi della compagine democristiana.
Già, appunto, la “democrazia”, il vecchio scudo crociato/crociate simbolo della difesa ed alleanza, di lotte e conquiste, il giusto equilibrio tra un sistema di masse-voti e sintomo illusorio di “potere al popolo”.
Il giudizio sulla democrazia, del tutto personale, può apparire sintomatico di positività; eppure sia Aristotele che Platone, pensavano che la democrazia ateniese aveva condannato a morte Socrate. Un sintomo del male; in quanto ritenevano, che il potere democratico al popolo, favorisse la prevalenza di facinorosi, ignoranti e demagoghi. 
Oggi, anche la dottrina democratica ha subito nei secoli un rinnovamento di modernità. Non a caso, è di ieri la notizia su un quotidiano, che gruppi/partiti politici cercano di ricompattarsi e prendere le distanze da quel populismo e/o sovranismo, per rifondare un “new-appeal” al sistema combinato da un equilibrio efficace ed equo, tale da ricostituirsi attraverso quegli elementi artefici di una verità desunta dal contatto quotidiano.
Quindi ascoltare, valutare, i bisogni della “gente comune” è il nuovo percorso democratico intrapreso quale frutto/potere di un continuo negoziato che funziona laddove esiste il giusto bilanciamento tra competenza e politica, tra ipotesi e certezze, tra richieste e soluzioni, tra introiti e servizi, tra controlli e saldi, tra programmazione e spesa.
Rientrando in ambito locale, spero che il primo cittadino dopo le inebrianti bollicine, (magari della vedova “Clicquot Ponsardin”) quale auspicio ed augurio per affrontare con necessario coraggio la sfida che lo attende, possa amministrare e fronteggiare al meglio la gestione dell’ente, sia per l’arida situazione economica-finanziaria di questi ultimi cinque anni di dissesto-disastro, sia per le innumerevoli incombenze irrisolte e gravanti sulle responsabili e personali decisioni del primo cittadino.
Nel ritenere questo voto un mero momento di svolta politica, auspico una seria e condivisibile programmazione di ottimismo nel medio-breve termine che possa ridare un futuro a questa città che ha attraversato periodi di forte instabilità finanziaria, socio-culturale e soprattutto aver toccato alti picchi di disoccupazione giovanile culminata nella fase emigratoria. 
Auguri e Buon Lavoro!

 
 
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