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Il viaggio e la storia triste dei gatti del Cirincione 

venerdì 7 Giugno 2019, 21:48   L'Opinione  

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di Giusi Provino

Quando arriverete a Istanbul nel cuore della notte, dopo aver attraversato i vicoli della città, nel cuore vecchio di Costantinopoli, a guidare i vostri passi saranno le luci del Palazzo Topkapi. L’indomani, da buon viaggiatore, correrete subito a vedere il palazzo del Sultano, girerete per le trecento stanze dedicate dell’harem , vi affaccerete sul Corno d’Oro, che a mezzogiorno sembra impazzito di luce. Prima di aver varcato la soglia del museo più visitato di quella Bisanzio, che avete sempre sognato, all’ingresso dove migliaia di visitatori si accalcano ogni giorno, il vostro sguardo si sarà fermato su delle cucce, non una ma all’incirca una decina, che ospitano i gatti randagi della zona. Accanto alle cucce ciotole con l’acqua e il cibo. Loro sono i padroni assoluti, si muovono con grazia, non hanno paura , si strusciano alle gambe dei visitatori. Sul ponte di Galata si fanno dare il pesce dai pescatori, diventano mascotte nei negozi di tappetti e nelle gioiellerie, si aggirano tra le tombe nei cimiteri ottomani

Ora sembra che la stessa situazione “ diventata oramai insostenibile, colonie feline non riconosciute, gatti randagi, spesso anche ammalati di rogna, che stanziano in via Roma, dove qualche cittadino lascia quotidianamente da mangiare”, così si legge in un comunicato stampa dell’assessore Brigida Alaimo, si sia verificata alla scuola Cirincione di Bagheria . L’assessore ha la delega al randagismo e quindi sa bene che, la legge 281 del 1991 contro il maltrattamento dei gatti, tutela anche quelli che vivono in piena libertà , che nessun cittadino italiano può spostare i gatti dal luogo prescelto per vivere, che gli animali hanno anche il diritto di ricevere cure e cibo proprio in quello stesso luogo, sempre nel rispetto delle norme igieniche e del comune senso del rispetto altrui. Infatti è proprio quello che chiede l’assessore, il rispetto delle norme igieniche, giustissimo, ha, però, poi chiesto alla polizia municipale di intimare a chi lascia cibo di non procedere più in tal senso.

Infatti una volontaria, che da anni, a sue spese si occupa di nutrire questa colonia ha rischiato di essere multata. In quest’ oasi di pace, bellezza e pulizia che è Bagheria, come possiamo tollerare dei mucchietti di croccantini messi nelle pulitissime aiuole o agli angoli dei marciapiedi? Nessun accenno nel comunicato stampa a campagne di sterilizzazione. Conosco personalmente volontari, che ogni settimana portano gatti a sterilizzare presso tutte le strutture pubbliche e private, a proprie spese. Eroi silenziosi che suppliscono al lavoro del Comune e dell’Asl, eppure ora sono proprio loro a rischiare multe e denunce. Si, alcune sono donne anziane, pensionate, le gattare dell’iconografia classica, che a stento stornano i soldi dalla pensione, altri li incontri negli studi dei veterinari amici a chiedere farmaci, altri ancora sono giovani che fino a tarda sera indossano stivali per spalare merda. Ecco sono loro, adesso, i nemici del decoro urbano.
Questa storia, potrebbe essere quasi surreale, se non avesse avuto un finale tristissimo, dei dodici gatti della colonia del Cirincione, tre sono stati avvelenati e trovati dentro sacchi neri, l’Asva ha presentato una denuncia, gli altri sono scomparsi.

Ad Istanbul, quando la sera finisci di girare come turista, ti piace sederti in un bar e bere un caffè, inutile dire alla turca, ci vuole tempo per far sedimentare la polvere sul fondo della tazza e così qualcuno si siede accanto a te e puoi ascoltare la storia della gatta e del Profeta. Si racconta che Maometto avesse una gatta di nome Meuzza, un giorno la gatta si addormentò sul suo vestito, arrivata l’ora della preghiera, il profeta preferì tagliare parte della sua veste pur di non svegliarla.

Sarà per questo che mi piace viaggiare, per ascoltare le storie, per imparare dagli altri, dettagli utili a ripensare il luogo dove vivi, perché a volte quando stai troppo fermo in un posto diventi cieco. A Santa Sofia abita una colonia di circa venti felini, che di solito amano starsene al fresco nella basilica. Perfino l’ex Presidente degli Stati Uniti non rimase immune al loro fascino. Una grande foto ritrae Barak Obama mentre gioca con un gattone tra le sacre navate.

I gatti, a volte, mi raccontava un pescatore, mettono anche soggezione, sono creature consapevoli pronti a raccontare ad antichi dei le misere verità nascoste di noi piccoli uomini.
Sarà per questo che in quella città i turchi amano ripetere Se hai ucciso un gatto dovrai costruire una moschea in modo che Dio ti perdoni”.
E noi abbiamo tanto da farci perdonare.

 
 
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