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Dai Marziani di Furnari ai Cottù di Roccaforte 

mercoledì 31 Luglio 2019, 12:00   L'Opinione  

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di Giuseppe Martorana

Quella che oggi è la Villa Roccaforte, tra XV e XVI secolo, era un caseggiato agricolo con baglio e torre. Nel 1664, risulta essere di proprietà del barone Leonardo Lo Faso, in seguito Duca di Serradifalco. Nel 1700 fu trasformata in un palazzetto, dai principi Marziani di Furnari, nuovi proprietari della tenuta che, in seguito, s’imparentarono con la nobile famiglia Cottù. E’ situata lungo la strada che collega Bagheria con Santa Flavia; vi si possono osservare degli alberi secolari che hanno più di 300 anni di vita – tra i quali un Ficus Benjamin – paragonabili a quelli esistenti a Piazza Marina e all’Orto Botanico di Palermo. Nel 1952, parte del terreno (mq. 22.500) fu utilizzato per la costruzione dello stadio comunale, per la forte e determinante pressione di Pietro Peligra che convinse la famiglia Scaduto – nuova proprietaria della villa – a cederlo. L’on. Franco Restivo fece finanziare al 40% il progetto, dopo che la tifoseria, tra cui Pietro Guida (inteso Schirichicchiu), aveva caldeggiato tale intervento nella piazza Madrice, durante un comizio del presidente della Regione. 

Nel 1831, a interessarsi dei terreni adiacenti alla villa, risulta essere donna Emanuela Marziani in Cottù,marchesina di Roccaforte, figlia dell’illustre don Lorenzo Cottù e Marziani, marchese di Roccaforte, nato a Palermo il 15 febbraio 1818 e deceduto nella stessa villa il 14 maggio 1893.(1) Questa zona, ancora oggi dai bagheresi, è denominata ‘nni Furnari. Infatti, già nell’Ottocento, l’inizio dell’omonima via, all’incrocio con lo Stradonello, veniva chiamato Bivio Furnari, dal quale, superati i due pilastri non più esistenti, si raggiungeva non solo il confine di Santa Flavia, ma anche via De Spuches. Prima che fosse denominata “Roccaforte”, la strada che porta alla villa veniva denominata anche “Stradone delle Aguglie di Furnari” o strada per Santa Flavia. 
Nel 1886, come riporta l’avvocato Oreste Girgenti nel suo libro “ Bagheria origini e sue evoluzioni”, Lorenzo D’Ondes-Cottù, marchese di Roccaforte, già deputato al Parlamento siciliano, che partecipò ai moti rivoluzionari del ’48, fece innalzare al centro della villa un obelisco in pietra calcarea in cui furono scolpiti versi del Parini, del Giusti, del Pindemonte e del Romani, che rispecchiano i sentimenti di patriottismo del Roccaforte. Sul cancello d’ingresso della villa si possono leggere gli aforismi: Aut amor aut libertas – Et amor et libertas. 
Questi fu eletto al Parlamento nazionale nel 1865 e senatore del Regno il 26 gennaio 1889.

MORTE DELLA SORELLA DEL MARCHESE DI ROCCAFORTE – Il G. di S. del 9 marzo 1879 pubblica il seguente necrologio, senza precisare il luogo della morte: La notte del 2 marzo alle ore 11 pomeridiane, fra le braccia del fratello, marchese di Roccaforte, del marito cav. Giovanni D’Ondes Reggio e dei figli Lorenzo e Francesco, Marianna Cottù Marziani, dei marchesi di Roccaforte e dei principi di Furnari, rendeva l’anima al Creatore, munita dei conforti della Santa Religione Cattolica, nel LXII (62°) anno di vita. 
* * * 
Quattro anni dopo la sua nomina a senatore del Regno, avvenuta, come detto, nel 1889, il marchese di Roccaforte muore il 14 maggio 1893, all’età di 75 anni nella sua Villa di Bagheria. Il G. di S., nell’edizione del 15-16 maggio, pubblica un pezzo avente per titolo: Trasporto della salma Roccaforte, datato Bagheria 15, ore 19,55(Mefistofele) (*) – Oggi alle quattro pomeridiane, ha avuto luogo il trasporto della salma dell’illustre marchese di Roccaforte, senatore del Regno. Il carro funebre, tirato da quattro cavalli, era tutto coperto di fiori e adorno di corone fra cui una ricchissima in metallo, dono del Municipio; precedevano le due congregazioni del Miseremini e del Sepolcro, indi il clero al completo. 
A destra del carro stavano il pretore, avv. Vullo, il sig. Pittalà e due famigliari; a sinistra il delegato di P. S. sig. Cimarelli e tre famigliari; dietro il carro, l’intera rappresentanza comunale con il gonfalone, questo orfanotrofio, il personale di servizio, tutti gli impiegati, i tre nipoti dell’Estinto Lorenzo, Ruggiero e Francesco, il dott. Lo Re, il sig. Scimarello; quindi tutti gli impiegati degli uffici, assieme ai loro capiufficio, infine l’intera cittadinanza che con silenzio religioso seguiva il carro. 
Rimpetto al Municipio, in un balcone del pittore De Simone, in mezzo a dei trofei, combinati con fiori e nastri neri, stava una scritta in cui si dava un addio all’illustre uomo, elogiandone le virtù. Giunti alla punta della Aguglia, il carro si fermò, i preti cantarono le preci di prammatica e dopo il parroco Castronovo con belle e sentite parole disse l’addio alla salma del caro Estinto. 
L’accompagnamento di oggi, che fino ad ora non si era visto l’eguale, ha dimostrato sempre più in quanta stima fosse tenuto l’egregio uomo. (2) 
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L’indomani, lo stesso giornale, datato 16-17 maggio 1893, pubblica un altro pezzo dal titolo: Accompagnamento funebre marchese di Roccaforte, con il seguente testo: 
Oggi alle ore 10,30 ant., ha avuto luogo l’accompagnamento funebre della salma del marchese di Roccaforte, senatore del Regno. Il carro, tirato da otto cavalli, era ricoperto di corone, fra cui notavansi quelle del Municipio di Palermo, del Municipio di Bagheria, del principe e della principessa di Trabia. Omissis – 
Non poterono essere resi gli onori militari perché – strano pretesto! – il marchese di Roccaforte, tempra adamantina di carattere e patriota insigne, non ebbe mai a prestar giuramento al Senato di cui fu chiamato a far parte. Egli, come si sa, voleva che l’alta Camera fosse elettiva, ed allora avrebbe giurato e preso parte ai lavori senatoriali. (3) 
Il corteo percorse Via Maqueda, avviandosi pel cimitero di Santa Maria di Gesù. In via Oreto il carro si fermò e l’avv. Pietro Ciotti, fra l’attenzione e la commozione generale, pronunziò un commovente discorso di rimpianto e di addio. Omissis – Il carro fu accompagnato fino al Cimitero di Santa Maria di Gesù, dove domani alle ore 8 ½, nella chiesa del cimitero avranno luogo i funerali, cui assisteranno i parenti e gli amici del defunto. Seguirà quindi il seppellimento della salma nella tomba di famiglia. 
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La Villa Roccaforte e i terreni sono appartenuti, almeno fino al 1925, al marchese Lorenzo Cottù, figlio di Giovan Battista. Lo si evince da un elenco dei maggiori contribuenti del comune di Bagheria d quell’anno. In seguito tutta la proprietà fu acquistata dai fratelli Giovanni e Onofrio Scaduto, figli del fu Gioacchino che nel 1952, come abbiamo visto, cedettero il terreno per lo stadio comunale. 
Alcuni anni fa, quando si generò una grande disputa per la denominazione dello stadio, onde evitare grandi dissertazioni politiche e scontri ideologici e campanilistici, intervenni anch’io, suggerendo all’Amministrazione comunale l’unico nome che avrebbe trovato tutti d’accordo, cioè quello di “Roccaforte”. Ma è stato come parlare al vento. Perciò sono convinto che nell’ultimo ventennio non ci siano stati assessori allo Sport! Nessuno, infatti, si è occupato della denominazione dello stadio – che non costa nulla – ma neanche dell’agibilità della tribuna e della gradinata che costringe la nostra squadra di calcio a giocare a porte chiuse.

Note 

(*) Mefistofele – Così si firmava il corrispondente bagherese del G. d. S.; si trattava di Beniamino Cosentino, direttore didattico delle nostre scuole dopo che a tale carica, che deteneva già dal 1871, aveva rinunziato il sac. Francesco Castronovo, nominato arciprete della Madrice nel 1890. 
(1) In alcuni testi e scritti, la data di morte indicata – 17 maggio – è errata, perché gli articoli del G. di S. dei giorni 15, 16 e 17 maggio, che parlano della sua morte, sono antecedenti . La data presumibile della morte è, quindi, il 14 maggio. 
(2) Il carro funebre, quindi, proseguì per Palermo, dove l’indomani si sarebbe svolto il rito funebre. 
(3) Per questo motivo, il nome del marchese di Roccaforte – Lorenzo Cottù – non è tra i senatori del Regno nominati dopo l’Unità d’Italia.

 

 
 
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