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Bagheria. Operazione Panta Rei. Confermate
le condanne, anche per Pasquale Di Salvo

venerdì 20 Settembre 2019, 18:37   Cronaca  

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Sono state quasi tutte confermate dalla Corte di Appello di Palermo le condanne nel processo Panta Rei che vede coinvolti affiliati alle cosche di Bagheria, Villabate e Porta Nuova di Palermo.
Condanne complessive di circa tre secoli di carcere per 32 dei 37 imputati.La sentenza è stata emessa della quarta sezione della Corte d’Appello di Palermo.
Ha retto l’impianto accusatorio, elevate le pene del collegio presieduto da Mario Fontana.
L’inchiesta ricostruì la mappa del pizzo in diverse zone della città e gli assetti di vertice delle famiglia del Borgo Vecchio, Villabate e Bagheria. L’accusa nei confronti degli imputati era associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, danneggiamento e traffico di droga.
Dalle indagini venne fuori l’intensa attività del racket che non risparmiava bar, imprese, negozi. In alcuni casi i supermercati pagavano anche somme aggiuntive per le festività di Natale e Pasqua.
Fra i condannati c’è anche il pentito bagherese Pasquale Di Salvo che ha avuto 5 anni e 6 mesi di reclusione e i bagheresi Carmelo D’Amico (11 anni e 4 mesi, in primo grado 10 ), Andrea Militello (2 anni e 4 mesi, 
Ecco i condannati: si ), Pasquale Di Salvo (5 anni e 6 mesi). Condannato anche il casteldaccese Antonino Virruso (11 anni, erano stati 8).
Gli altri condannati sono: Teresa Marino (10 anni e 8 mesi), Alessandro Bronte (11 anni e 6 mesi), Pietro Catalano (4 anni e 8 mesi, la metà del giudizio di primo grado), Tommaso Catalano (la pena aumenta a 7 anni e 8 mesi), Salvatore David (11 anni, erano 4 in primo grado), Paolo Calcagno (15 anni e 4 mesi, uno anno e 4 mesi in più del primo grado), Francesco Paolo Desio (11 anni, contro gli 8 del primo grado), Giuseppe Di Cara (12 anni, erano 8), Giampiero Pitarresi (14 anni), Massimiliano Restivo (4 anni e 8 mesi, sconto di pena), Giuseppe Ruggeri (12 anni, erano 3), Antonino Salerno (5 anni), Ludovico Scurato (5 anni e 4 mesi), Domenico Tantillo (16 anni),  Giuseppe Tantillo (5 anni), Nunzio La Torre (7 anni), Francesco Paolo Lo Iacono (10 anni e 8 mesi, erano 8), Rocco Marsalone (11 anni e 8 mesi),  Bartolomeo Militello (11 anni) Salvatore Mulè (13 anni e 4 mesi, aumento di pena di 5 anni), Angelo Mendola (6 anni), Antonino Abbate (6 anni e 2 mesi), Salvatore Ingrassia (16 anni e 10 mesi), Giuseppe Minardi (5 anni), Gaspare Parisi (13 anni e 6 mesi in continuazione con una precedente sentenza),  Vincenzo Vullo (6 anni), Maria Rosa Butera (2 anni, imputata di favoreggiamento), Francesco Terranova (5 anni e 4 mesi), Rocco Marsalone 11 anni e 8 mesi, Salvatore D’Asta 2 anni.

 

Un ruolo di primo piano lo aveva Teresa Marino, moglie del boss Tommaso Lo Presti, condannata a 10 anni e 8 mesi. Sarebbe stata lei a gestire il denaro per le famiglie dei carcerati. Tra i condannati ci sono anche Domenico e Giuseppe Tantillo, ritenuti capimafia del Borgo Vecchio condannati rispettivamente a 16 e 5 anni di carcere. Giuseppe ora collabora con i pm, tanto che le sue dichiarazioni hanno confermato l’impianto accusatorio.

I giudici, per aumentare gli anni di carcere, hanno applicato anche il meccanismo della continuazione. I due che si sono visti riconoscere colpevoli di ulteriori reati, così come richiesto dal pg Rita Fulantelli, sono Giuseppe Ruggeri, che passa da 3 anni a 12 anni, e Salvatore David, che «sale» da 4 anni e 8 mesi a 11 anni.

 

 

Accolto l’appello presentato dagli avvocati di parte civile Francesco Cutraro ed Ettore Barcellona, legali del Centro Pio La Torre, dei Comuni di Villabate e Casteldaccia, di Sicindustria e della ditta Calì car. I Comuni non erano stati riconosciuti come parti lese, da qui l’appello dei due avvocati. Mentre alla Calì car non era stata liquidata la provvisionale che invece ora è stata determinata in 10mila euro.

 
 
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