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Sit-in dei 144 ex operai del gruppo Aiello alla Prefettura. Aspettano delle mensilità

mercoledì 18 Settembre 2019, 09:11   Attualità  

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Licenziati da 3 anni, attendono ancora le mensilità maturate durante la gestione giudiziaria, per un valore complessivo di oltre un milione e trecento mila euro.
Sono i 144 ex dipendenti dei lavoratori delle tre aziende di Bagheria confiscate negli scorsi anni all’ex ingegnere Michele Aiello: Ati Group, Emar e Ediltecnica.
E oggi davanti alla Prefettura, saranno davanti alla Prefettura di Palermo per fare sentite la loro voce. Non è escluso un incontro con il prefetto Antonella De Miro.
Il licenziamento scattò nell’agosto del 2016, dopo mesi di promesse, lotte, scioperi e sit in.
La Fillea Cgil chiede di riaprire il confronto con l’Agenzia nazionale dei beni confiscati, con cui da quasi un anno si è interrotta l’interlocuzione, per affrontare la situazione critica in cui si trovano i lavoratori.
Con una nota il segretario generale della Fillea Cgil Piero Ceraulo sottolinea che “per far ripartire il confronto, abbiamo ripetutamente chiesto un incontro in Prefettura. Domani mattina (oggi ndr), spontaneamente, assieme al gruppo dei lavoratori delle tre aziende confiscate, saremo in sit-in davanti alla Prefettura per chiedere che si velocizzi l’iter di vendita dei beni mobili e immobili della società, in modo da consentire il pagamento delle mensilità e degli oneri previdenziali e contributivi maturati ai lavoratori”.I lavoratori, 65 licenziati dall’Ati Group, 43 di Ediltecnica e 36 di Emar, aspettano la liquidazione delle spettanze da quando l’azienda ha smesso di operare.  Dal mese di agosto 2016 alla fine del 2018 hanno usufruito degli ammortizzatori sociali. Con la confisca definitiva, i beni del gruppo Aiello sono transitati all’Agenzia nazionale per i beni confiscati.  L’agenzia poi ha restituito alla società i beni, che i liquidatori stanno per mettere in vendita.
“Da questa operazione, sono passati quasi due anni, e ogni volta che abbiamo chiesto un confronto con l’Agenzia abbiamo trovato le porte chiuse. I lavoratori sembrano diventati più che altro una spina nel fianco -continua Piero Ceraulo- Oggi il debito, solo per le retribuzioni e il Tfr, ammonta a 1 milione e 334 mila euro. Ad aprile siamo riusciti a ottenere un acconto del 15 per cento. Ci hanno proposto anche una transazione del 50 per cento: perché mai i lavoratori dovrebbero rinunciare a metà dei soldi che gli spettano?  In questi due anni, in accordo con l’Agenzia, è stata costituita una cooperativa che avrebbe dovuto svolgere dei lavori e creare un nuovo futuro per i lavoratori. Ma è tutto fermo. Oltre al danno di avere lavorato per un’azienda confiscata alla mafia, oggi questi lavoratori si ritrovano abbandonati dallo Stato. Non capiamo perché l’Agenzia si trinceri nelle proprie stanze, senza voler parlare con le organizzazioni sindacali. Vorremmo conoscere i tempi necessari per la vendita del patrimonio”.
Con il sit-in di oggi, la Fillea rilancia al centro dell’attenzione il tema delle aziende sequestrate e confiscate nel territorio palermitano. Pagano lo scotto della crisi edilizia le cave Buttitta, sequestrate ad un bagherese, con attività di escavazione in corso, dislocate tra Altofonte (cava Valle Rena), Bagheria (cava Consona) e Trabia (cava Giardinello).
Due giorni fa sono stati messi in cassa integrazione per 13 settimane i 12 lavoratori di Altofonte. Prospettive poco rosee anche per gli altri lavoratori. Non presenta criticità invece l’Immobiliare Strasburgo, che ha chiuso i bilanci in positivo. La proposta della Fillea è di far diventare l’azienda, l’unica in attivo,  una holding, con attività di supporto per le  altre aziende confiscate palermitane.
“Più delle metà delle aziende confiscate non ha prospettive per il futuro e chiude definitivamente i battenti,  lasciando senza garanzie occupazionali e economiche i lavoratori che ne facevano parte – prosegue il segretario della Fillea Cgil –  Non possiamo assistere inermi a questo fenomeno, va riaperta  una discussione a tutti i livelli, locale ma soprattutto nazionale, per rivedere alcuni punti sulla tutela delle aziende e dei lavoratori”.
“Attraverso gli amministratori giudiziari – aggiunge Ceraulo – bisogna identificare professionalità  specifiche in grado di gestire le aziende. Nel settore delle costruzioni servono ingegneri e architetti: chi non ha questa esperienza specifica non potrà governare i processi all’interno di un’azienda edile”.
La Fillea Cgil Palermo per il pagamento degli stipendi ai lavoratori del gruppo Aiello aveva proposto di utilizzare il Fug (fondo unico giustizia), da rimpinguare con i fondi della vendita dei beni. Ma la proposta non è passata.

 

 
 
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