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sabato 30 Maggio 2020

sabato 30 Maggio 2020

108 anni fa la tragedia dei 4 morti nel pozzo nero

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di Giuseppe Martorana

     La stampa e la televisione spesso ci riportano notizie di cronaca riguardanti avvenimenti tragici e luttuosi, gravi incidenti e disgrazie che accadono sui posti di lavoro dove si ha a che fare con pozzi neri, fognature, fosse biologiche, cisterne e depositi di materiali di risulta. Quando non vengono prese corrette misure di sicurezza e i lavoratori si affidano alla loro collaudata esperienza senza, però, prevedere imprevisti, succede il fattaccio. Anidride carbonica e altri gas mefitici sono lì pronti a colpirti inesorabilmente, provocando la morte per asfissia fulminante. Spesso si ripetono errori madornali per i quali in passato altri ci hanno lasciato la vita.
     Anche Bagheria, 108 anni fa, ha avuto la sua tragedia, e la stampa di quel tempo ci riporta la morte a catena di quattro lavoratori dei quali tre immolatisi uno dopo l’altro per portare aiuto a chi era intervenuto prima di lui. Il fatto doloroso avvenne nello Stabilimento dei Fratelli Gagliardo, un’azienda conserviera fondata nel 1885 e situata a Bagheria Bassa in Corso Butera angolo via Salamone.
     Scrive il Giornale di Sicilia di domenica 30-4 e lunedì 1-5- 1911 – Ieri (sabato 29 aprile) un’operaia addetta allo stabilimento smarriva un’orecchina di poco valore, che si ritenne fosse andata dispersa fra le immondizie. Stamane, uno degli operai, Ventimiglia Onofrio di Michele, di anni 29, animato forse da un principio di cavalleria verso la compagna, si recava alla fabbrica e toltosi le scarpe, per mezzo di una scala portatile si calava nel pozzo. Uno dei proprietari, il signor Antonino Gagliardo, di anni 60, visto che il Ventimiglia non tornava su, si avvicinò alla buca per chiamarlo. E poiché scorse con grande sorpresa il Ventimiglia disteso sulle immondizie, inerte, volle correre in suo aiuto e scese anch’egli nel pozzo nero. Il signor Gagliardo non ricomparve più. Un suo nipote, Gagliardo Giuseppe di Nicolò, di anni 34 che aveva visto lo zio scendere nella fossa, allarmato del ritardo si diede a chiamarlo, affannosamente. Nessuna risposta. Anch’egli discese nella fossa fatale andando così, come gli altri due, inconsciamente incontro alla morte. Omissis
     Intanto, nella zona, come scrive L’Ora, in pari data, alle grida di terrore di altri presenti alla scena, accorse un oscuro eroe, un picconiere certo Tantillo Sebastiano di Vincenzo di anni 23 il quale trovavasi seduto davanti la porta di un salone aspettando il suo turno per togliersi la barba. L’animoso picconiere si precipitò in soccorso dei tre. Ma tale abnegazione a nulla valse, poiché anch’egli appena fatti pochi gradini, fu colto da un capogiro che lo fece cadere nel fondo della fossa. Molti altri avrebbero subito la medesima sorte se un uomo accorto, Raimondo Paladino di Salvatore, non si fosse energicamente opposto.
     In attesa dell’arrivo dei pompieri, alcuni volenterosi, avendo compreso che la morte si doveva all’emanazione di gas mefitici, iniziarono a rompere con alcuni picconi le pareti del pozzo e subito dopo con alcuni uncini riuscirono a tirare fuori i corpi delle quattro vittime. È facile immaginare le scene di dolore che ne seguirono, le alte grida delle donne del vicinato e il pianto struggente dei parenti delle vittime.
     Dopo le constatazioni di legge, i cadaveri furono adagiati su alcuni materassi, coperti da lenzuola e collocati nella sala delle macchine.
     Qualche giorno dopo, e precisamente il 2 maggio, si tennero i funerali delle quattro vittime. Il giornale L’Ora ne diede notizia nell’edizione del 2-3 maggio con un ampio servizio dal titolo: Onoranze alle vittime dello stabilimento Gagliardo, del quale riporto gli elementi più significativi.
     Scrive l’articolista il 2 maggio: “Ancora sotto la terribile impressione provocata dalla disgraziata fine di quattro lavoratori, vittime della loro abnegazione, Bagheria ha voluto oggi dar prova del suo animo altamente civile, con una grandiosa manifestazione di orgoglio. Il sindaco cav. Catronovo pubblicò un proclama commoventissimo, ricordando le vittime ed invitando la cittadinanza ai funerali. Le cerimonie funebri ebbero luogo nella chiesa del Sepolcro; ufficiò il parroco Giuseppe Formusa (arciprete della Chiesa Madre), assistito dal clero e dai monaci di S. Antonino”.
     Il corteo – Si formò poi un imponente corteo: su tre carri funebri, tirati da quattro cavalli parati a lutto, furono collocate le quattro salme. Moltissime le corone fra le quali si notavano quella del Municipio, del Sindaco, della Banca Popolare, della Cassa Rurale, delle famiglie degli estinti, degli amici, degli studenti secondari, della Casa di Cultura.
     I feretri erano seguiti dai fratelli e dai parenti delle vittime, dal Sindaco (Luigi Castronovo) con la Giunta (Pasquale Cuffaro, Antonino Giangrasso, Salvatore Speciale, Leone Pavone) e dal Consiglio. C’erano, inoltre, le rappresentanze dei sodalizi con le bandiere abbrunate, tutti gli industriali, il corpo insegnante (il direttore didattico Beniamino Cosentino e gli insegnanti Salvatore Aiello, Carlo Gargano, Domenico Nasca, Matteo Scordato, Carlo Sciortino, Salvatore Araja, Gaetano Giardina, Giovanni Simoncini e Nicolò Campanella, i professionisti e gli studenti. Fra i sodalizi erano presenti il Nuovo Circolo, il Circolo Mutuo Soccorso, la Lega dei Picconieri, la Casa di Cultura e il Circolo Cattolico.
     Al corteo, che era lungo oltre duecento metri, erano anche presenti le personalità più spiccate della società civile, della Chiesa, della Pubblica Sicurezza, dei Carabinieri, della cultura e una larga rappresentanza di alunni delle elementari, accompagnati dai docenti. Partecipavano al corteo diversi studenti delle scuole Ginnasiali e Liceali, ancora non istituite a Bagheria, che si recavano a Palermo per frequentarle.
     Il discorso del Sindaco – Pervenuto il corteo alle porte del paese, cioè alla Puntaguglia, il Sindaco cav. Luigi Castronovo pronunziò un commovente e lungo discorso rivolto ai cittadini bagheresi, discorso che non trascrivo perché è facile immaginare di quanti e quali sentimenti fosse condito, tanto che il Giornale di Sicilia lo definì “vibrante di pietosa ammirazione per i martiri del lavoro e dell’altruismo”.
     L’estremo vale alle salme – Dopo il sindaco, il cui discorso era stato ascoltato con commozione e religioso silenzio, parlò l’avv. Salvatore Nasca, che, a nome della gioventù, ricordò le vittime, indicandole all’ammirazione comune e rilevando l’alto civismo di cui è capace la gente di Bagheria, che nelle sventure, ha dato sempre prova di un disinteressamento non comune per la propria vita. Per ultimo diede il saluto alle vittime il rev. Francesco Giardina dei frati minori. Il corteo, quindi, si sciolse e i feretri, accompagnati dai parenti, dagli intimi e da una folla di popolani, proseguirono per il cimitero.
     Lutto cittadino – Quel 2 maggio ci fu lutto cittadino. Tutti i negozi, i circoli delle organizzazioni culturali e dei lavoratori rimasero chiusi e alle porte erano stati collocati dei pannelli con la scritta Lutto cittadino. Anche il vice Pretore G. B. Castronovo dispose che quel giorno non si tenesse la solita udienza.
     Inviarono telegrammi di cordoglio la principessa Sofia Lanza di Trabia e il deputato del Collegio Bagheria -Termini On. Francesco Aguglia.

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