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Sono 11 le persone coinvolte nell’inchiesta che ha portato ai domiciliari il sindaco di Casteldaccia

venerdì 6 Dicembre 2019, 10:28   Attualità  

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Sono 11 le persone coinvolte nell’inchiesta che ha portato ieri agli arresti domiciliari del sindaco di Casteldaccia Giovanni Di Giacinto, del vicesindaco Giuseppe Montesano, dell’assessore Maria Tomasello, del funzionario Rosalba Buglino e del geometra Salvatore Merlino, da parte dei carabinieri della compagnia di Bagheria.L’accusa per il sindaco è di corruzione, per avere procacciato assunzioni in cambio di affidamenti diretti. Secondo le intercettazioni sarebbero state concordate assunzioni in campagna elettorale.
L’indagine dei carabinieri e della procura di Termini Imerese riguarda come detto 11 persone, 5 delle quali arrestate e ha ricostruito diversi episodi di corruzione a carico del primo cittadino, dalla selezione di 5 volontari in un progetto del “Servizio Civile 2018” sul contrasto alla violenza contro le donne, all’affidamento del “servizio di raccolta, trasporto e confezionamento dei rifiuti differenziati” alla ditta Fisma srls “inserendovi un’ulteriore voce di spesa pari a 2.500 euro quale corrispettivo mensile per l’utilizzo della piattaforma ambientale nella disponibilità della Fisma, in cambio dell’assunzione da parte dell’amministratore Magro Gaspare (uno gli indagati) di 6 persone alle dipendenze della Fisma srls, così accettando la promessa di Magro e ricevendo per se e per gli altri utilità patrimoniali e non”.
“Io non voglio fare danni a nessuno, figurati però io neanche mi posso fare mettere alla berlina dalla Regione”, diceva il 4 ottobre il sindaco all’amministratore della Fisma srls, aggiungendo “se poi io per la piattaforma ti devo dare 2.500 euro al mese e tu ti sei dimenticato a scrivertelo, glielo metti”.
Poi in una riunione a dicembre con i dipendenti assunti, gli raccontava come aveva contrattato la loro paga.
“Io ieri l’ho chiamato e gli ho detto di lasciarvi contenti e di non rompere i coglioni, cento euro in più, cento euro in meno non cambiano niente – diceva intercettato nel suo ufficio – ne per lui, a voi probabilmente vi cambiano ma a lui non gli cambia niente, siamo rimasti che lui vi deve dare 1.350 euro al mese”.
I posti di lavoro il sindaco di Casteldaccia li avrebbe chiesti anche alla società Fisma srls a cui il Comune, con ordinanza sindacale del 5 ottobre del 2018, aveva affidato il servizio di raccolta, trasporto e conferimento dei rifiuti differenziati. In cambio il primo cittadino avrebbe ottenuto l’assunzione di sei operai tra i quali il cugino di Di Giacinto.
L’inchiesta sarebbe scattata anche in relazione alla gestione del campo di calcio per anni affidata alla società locale di calcio. I carabinieri di Bagheria avrebbero sistemato delle cimici nell’ufficio del comune del sindaco e avrebbero registrato numero conversazioni.

 
 
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