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Il medico risponde. “Sindrome da crepacuore”. Intervista al dottor Di Franco

martedì 21 Gennaio 2020, 15:41   Attualità  

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di Stefania Morreale

Prof. Di Franco, esiste davvero una “Sindrome da crepacuore” o si tratta piuttosto di una leggenda?
“No, non è affatto una leggenda. Quella a cui si sta riferendo è una condizione ormai ampiamente descritta in letteratura e nota più precisamente come “Sindrome di Tako-Tsubo”, termine curioso che fa rifermento a un vaso che i giapponesi utilizzavano per la cattura dei polpi, con un’estremità arrotondata e un collo sottile. Nella presentazione più tipica della Sindrome di Tako-Tsubo, l’apice del cuore smette di contrarsi; è questa la ragione per cui, in una particolare fase del ciclo cardiaco,  l’organo assume le sembianze della trappola usata dai giapponesi, i quali per primi hanno descritto questa condizione patologica.”

Quali sono i sintomi di questa sindrome?
“La sindrome di Tako-Tsubo si manifesta esattamente come un infarto miocardico. Il sintomo più tipico è rappresentato da un dolore toracico o affanno improvviso, accompagnato da alterazioni dell’elettrocardiogramma, indistinguibili da quelle che si registrano in corso di infarto. Ma al  momento della coronarografia d’urgenza (eseguita proprio nel sospetto di un infarto miocardico), sorprendentemente, le coronarie risulteranno normali, prive di qualsiasi restringimento patologico.  Andando poi ad osservare il ventricolo, si noterà in modo chiaro quel pattern che abbiamo descritto prima, cioè la completa immobilità della regione apicale. Questo aspetto può essere apprezzato sia alla ventricolografia che all’ecocardiogramma.”

Se, come abbiamo detto, le coronarie risultano normali, quale è la causa del malfunzionamento del cuore?
“Diverse ipotesi sono state avanzate e queste comprendono un aumento della quota di catecolamine in circolo (adrenalina, noradrenalina – come accade ad esempio in corso di stress emotivo) o lo spasmo (contrazione) delle arterie coronarie. Nuove evidenze attribuiscono un ruolo centrale alla disfunzione del microcircolo coronarico, ovvero di quei vasi microscopici che riforniscono il muscolo cardiaco.”

Perché questa sindrome è stata associata al “crepacuore”?
“Anche qui, esiste una motivazione ben precisa: numerosi studi hanno messo in luce come in circa 2/3 dei casi sia possibile identificare un evento scatenante che per le donne è spesso rappresentato da uno stress a carattere emotivo (un lutto, una delusione amorosa, paura, panico, una perdita economica), per gli uomini è invece più frequentemente uno stress di carattere fisico (un intervento chirurgico, ad esempio). Esiste inoltre una prevalenza netta del sesso femminile tra i pazienti che soffrono di Sindrome di Tako-Tsubo: le più recenti stime indicano un rapporto 9:1 tra donne e uomini.” 

Si può sopravvivere a seguito di Sindrome di Tako-Tsubo?
“In passato la Sindrome di Tako-Tsubo era descritta come una condizione benigna, con un completo ritorno a una normale contrattilità del cuore a seguito di terapia medica nella quasi totalità dei casi. I dati più recenti pubblicati in letteratura riportano invece una mortalità a 3 anni addirittura più alta che nei pazienti con infarto miocardico.”

In cosa consiste la terapia?
“Superata una prima fase critica in cui il paziente nel 9-15% dei casi potrebbe presentarsi anche in shock cardiogeno, la terapia di solito prevede l’uso sapiente di ACE-inibitori e beta-bloccanti; più controverso è l’uso a lungo termine di farmaci antiaggreganti (come la cardioaspirina) o anti-coagulanti. Ad ogni modo, la terapia va personalizzata in base alle caratteristiche di ogni singolo paziente che andrà seguito attentamente sia dal punto di visto clinico che ecocardiografico.”

 
 
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