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Coronavirus: “Io immunodepressa ho deciso di rimanere a Milano”

sabato 21 Marzo 2020, 10:46   L'Opinione  

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di Giusy Fabio
Da giorni cerco di scrivere queste righe, ma solo adesso sto riuscendo, forse perché essendoci dentro a una situazione, vivendola, difficilmente riesci a prendere reale visione, perché troppo impegnata a contrastare emozioni e sentimenti. Soprattutto quando la situazione è ritrovarsi da sola, lontana dal tuo paese e nel bel mezzo di un inferno chiamato COVID-19.
Sono una bagherese che a causa di una patologia seria e’ stata costretta, a trasferirsi a Milano, costretta a lasciare famiglia, affetti, lavoro, tutta quanta la sua normale esistenza per un unico obiettivo: curarsi per vivere.
Ma il destino o non so cosa, non è importante saperlo, ha voluto che da sola e per giunta immunodepressa a causa della sua terapia, mi sono ritrovata nel mezzo di una pandemia e per giunta dove tutto è partito, dove i contagi crescono giorno per giorno, dove i morti si contano solo per potere inserire il numero nel bollettino quotidiano del servizio civile perché altrimenti non si conterebbero più talmente sono tanti.
Tantissimi da quando sono iniziati i primi contagi mi hanno chiesto di scendere, ma io ho fatto una scelta che ho mantenuto e manterrò, l’unica sensata ed eticamente corretta.
Posso essere un soggetto contagiato, non posso mettere a rischio i miei cari, i miei conoscenti, il mio paese e così ho deciso di vivere questi giorni e chissà ancora quanti altri, qui, da sola, sperando solo di non ammalarmi.
Ho provato il terrore di essere stata contagiata, tosse e febbre mi hanno portato a dovere eseguire il protocollo per stabilire se ero positiva o meno, immaginate cosa potrebbe significare per un’immunodepressa essere contagiata.
La paura mi ha completamento tolto il f iato e la lucidità.
Ho visto il volto di medici e infermieri sfiniti, ho visto il terrore di altri pazienti in attesa di sapere cosa li attendeva, ho visto l’ospedale dove sono in cura trasformarsi in un lazzaretto, non ci sono più reparti, ambulatori solo letti ovunque per i contagiati, ho visto i miei medici reumatologi andare in corsia a prendersi cura dei pazienti col corona, ho visto la loro stanchezza, sconforto, preoccupazione.
Non si effettuano più visite, a chi come me è in terapia viene sconsigliato di fare controlli ed esami se non c’è un motivo di reale pericolo di vita perché l’ospedale è ormai rischioso. Si sente un senso di impotenza tremendo quando sai che lì dentro hai amici e conoscenti attaccati a un respiratore che lottano per resistere e ogni giorno e quando mandi un messaggio speri con tutto il cuore che ti continui a rispondere.
Ho visto e vedo troppo per tacere, per tacere davanti all’incoscienza di alcuni miei paesani che girano come se nulla fosse.
Vi prego state a casa mettete a rischio gli altri ma soprattutto voi stessi.
Vi chiedo se ritornate giù perché non è da tutti affrontare questo inferno da soli, mettetevi in quarantena, non sottovalutate nulla, se la sanità in Lombardia è al collasso e ve lo posso garantire, immaginate cosa potrebbe succedere giù.
E’ tutto vero non è uno scherzo e spero possa finire prima o poi anche se il segno che lascerà sarà per sempre.
Spero potere un giorno dimenticare soprattutto la sirena delle autoambulanze in giro per Milano che a volte mi fa impazzire. 

 
 
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