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L’emozione della memoria

lunedì 23 Marzo 2020, 11:37   L'Opinione  

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di Giuseppe Gargano
Avevamo deciso, in maniera del tutto autonoma, che il mondo era un posto dove, l’essere umano, ponendosi, per sua scelta, in cima alla catena evolutiva, potesse vivere sfruttando senza sosta e criterio, le risorse presenti sulla terra nella quale pur essendo ospite si sente padrone.
Pensavamo di essere invincibili, detentori di tecnologie che ci permettono di accendere una lampada dal divano, macchine che posteggiano da sole, acquisti con un click dal divano di casa, pensavamo che il mondo era ai nostri ordini. Ma, una bella mattina ci siamo svegliati e sbattendo con violenza il mignolo allo stipite della porta, ci siamo svegliati e capito che nulla è come pensiamo; la macchina non ci serve più, ci alziamo per accendere la lampada perché è uno dei pochi movimenti concessi e abbiamo una gran voglia di uscire a fare la spesa, magari in quella piccola bottega dove il contatto umano ci riscalda il cuore più di quella tastiera del pc diventata fredda come il cuore di chi non ha mai conosciuto l’amore. In questi momenti è fondamentale la memoria, quella capacità di poter conservare e recuperare le informazioni e le esperienze passate, necessaria per non dimenticare ogni cosa che stiamo vivendo, attimo per attimo come dei frame di un film horror che sta, in maniera totalizzante cambiando le nostre vite.
Questo però è anche il momento di ricordare che ci sono uomini e donne con un camice bianco, che stanno lottando, senza sosta e con tutte le loro forze, contro un nemico invisibile, pagando un pesante contributo in termini di vite umane e, nonostante ciò questo è il Paese nel quale, alla chiamata di trecento medici per “il fronte” ne rispondono ottomila!
Ricordare che, ci sono divise, che qualcuno ha denigrato e deriso, chiamandoli nelle migliori delle ipotesi “sbirri”, che quotidianamente vegliano su noi tutti, tenendo dentro il petto, cinto da dal tricolore, la paura di portare a casa il nemico oscuro. Ci sono anche gli eroi “invisibili”, i tanti operai di ogni ordine e grado, che nel loro silenzio assordante, permettono che le città siano pulite, che arrivino le merci ai supermercati; ed è all’interno di quei supermercati che incontriamo cassiere e commessi che, come i clown, sono costrette a un sorriso, anche se custodiscono la paura nel cuore. Non dobbiamo dimenticare, quelle file di bare su camion dell’esercito, di persone, di nostri fratelli e sorelle, che non riceveranno mai un saluto dai loro familiari, affidando il loro corpo alla terra in attesa del sollievo dello spirito. In questo momento, non dobbiamo nemmeno dimenticare gli imbecilli, che contravvengono alle regole, le bestie che hanno avuto il coraggio di rubare ai medici di un ospedale, a chi ha speculato sulla salute e ai tanti che in questo momento sono assenti rimanendo nel silenzio più assoluto. Siamo in un momento storico nel quale politica, religione e idee personali, passano in secondo piano, è un momento di unione non di divisone è il momento di non uscire in balcone a cantare ma, per i credenti, di rimanere a casa a pregare, per altri magari è l’occasione per ritrovare la fede e se stessi.
Dobbiamo iniziare a pensare che, alla fine di questa emergenza, nulla sarà più lo stesso, non sarà facile tornare ad abbracciarsi, non sarà facile tornare a dormire serenamente la notte, nulla sarà come prima, ma possiamo fare di questo nuovo inizio una tela pulita dove dipingere un quadro meraviglioso.
Speriamo solo di non perdere questa occasione perché purtroppo ce ne potrebbe essere un’altra e tornare come pittori dell’incubo ad imbrattare nuovamente quel quadro meraviglioso che è la vita. Inizio modulo

 

 
 
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