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Normalità e anormalità con il Covid-19

lunedì 16 Marzo 2020, 10:06   L'Opinione  

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di Clara Benfante

Sono appena le 6:30 di una giornata normale (normale si fa per dire).
Apro gli occhi e la prima cosa che osservo è il cielo: questo cielo che è azzurro, ma “d’un azzurro di stoviglia, che, al di là del suo colore cupo, trasmette una Voglia matta di ”fare”: fare mille cose nuove e diverse.
In questi giorni non mi sono soffermata a riflettere più di tanto sulla situazione in corso, forse, in parte, perché sono un pò “couch potato”(pigrona) di mio e quindi per me è Normale rimanere a casa, o forse perché ho sottovalutato completamente la situazione/problema, pensando, da buona Siciliana “eh va bè passerà“.
Oggi, un pò per noia, forse perché non ho voglia di aprire il manuale di diritto Commerciale che mi aspetta da settimane sulla scrivania, ho deciso di fermare un secondo i miei pensieri disordinati e riflettere tanto.
In particolare mi sono soffermata non su questo “nemico invisibile“ che incute tanta paura (sono ignorante in materia e lascio a chi è Veramente Esperto l’approfondimento della medesima) , piuttosto mi è balenata in mente una semplice parolina che mi ha spinta ad abbozzare questo flusso di pensieri che improvvisamente hanno svegliato i miei neuroni.
Mi sono posta una semplice domanda: cosa è la Normalità? Io, al momento non lo so.
Non so dare una definizione di cosa sia Normale nella mia vita e nella vita di tutti, fatto sta  che ci troviamo in un momento in cui tutto sembra andare a rotoli: ogni progetto, tutti i piani per il “domani”, i viaggi pianificati, gli esami di maturità e quelli universitari; tutto si è improvvisamente fermato, cristallizzato in una Forma Pirandelliana.
Già! mi sei tornato in mente proprio tu Luigi, tu e tutte le tue teorie che mi hanno sempre affascinata e che, solo oggi, sto capendo realmente.
Ricordo che ti ho “conosciuto” (conoscere è il termine appropriato perché in latino presenta diversi significati, tra cui: intendere, capire, apprendere) durante il periodo buio della maturità, ma tu, con le tue “lanternine vaganti”, hai saputo illuminare i miei pensieri e mi hai dato, anche se non lo sai, molti consigli sulla vita, primo fra tutti: essere se stessi.
Però, oggi, non voglio parlare dell’importanza di Pirandello nella mia vita, ma voglio riprendere, collegandomi al concetto di normalità, la teoria che egli ha trattato splendidamente nel suo saggio “l’umorismo”.
La vita (ragioni interiori, pulsioni, sogni, desideri) è un fluire continuo e dinamico che la nostra coscienza si illude di poter fermare.
E’ nella natura umana cercare di “cristallizzare” questo flluire continuo della vita in forme stabili quali: i valori morali, gli ideali, i concetti, le convenzioni e i ruoli e tutte le costruzioni della mente che però si rivelano fittizie, una semplice “appercezione” detta alla kantiana.
La forma è la Normalità, una “parte fissa“ che l’uomo è costretto  e in parte, anche abituato, a “recitare” a causa delle convenzioni sociali che rappresentano  “il gioco delle parti”: ciascuno ha un proprio ruolo in questa partita di Monopoli.
Ancora, la forma, secondo Pirandello, uccide la vita perché pretende di arginare, fissare ciò che in realtà è mutabile, fluido e pretende di dare un valore assoluto a ciò che invece è soltanto relativo.
Soffermiamoci un momento su questo: sulla banalità della nostra vita.
Sul fatto che pensiamo di vivere liberamente, cercando di non subentrare nella Routine e invece tendiamo, inconsapevolmente (è inevitabile, siamo fatti così) sempre alla normalità.
Ciò che ci spaventa e ci preoccupa, non è tanto la noia della vita, della quarantena, in questo momento, piuttosto la paura di questa situazione Anormale; la paura di non poter ritornare alle nostre Forme tanto care e monotone; la paura di sentirci un pò “pazzi” perché tutto quello che è nuovo, inaspettato è l’incipit o del cambiamento oppure della confusione, del caos più totale.
Forse adesso è tutto un pò più chiaro.
Non avevamo mai vissuto una situazione così strana: “un giorno di ordinaria follia” probabilmente sì, ma questa libertà negata, proprio no!
Ebbene le mie sinapsi, nella foga del momento, hanno trasmesso al mio cervello un’uguaglianza tra due termini, diversamente uguali: anormalità=sopravvenienza (passiva).
Dal punto di vista economico, infatti, gli “imprevisti”, molto spesso negativi (soprattutto nell’economia italiana), vengono definiti Sopravvivenze Passive – Cigni neri.
Le sopravvenienze attengono all’area della straordinarietà e sono previste in bilancio perché nello svolgimento di un’attività (intesa come serie ordinata di atti), bisogna tenere sempre conto del Rischio.
Ed ecco che viene fuori il sunto della situazione: ci siamo così tanto abituati a vivere una vita Normale, priva di Imprevisti, che abbiamo accantonato in un angolino il Rischio.
Non dobbiamo dimenticare, infatti, che esso ci accompagna dal principi: Leopardi sempre attuale, affermava “ed è rischio di morte il nascimento“.
Allora, oggi più che mai, sono convinta che Pirandello aveva ragione: ciò che è Anormale ci spaventa e ciò che è Normalità ci angoscia.

 
 
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