Dalla seconda guerra mondiale alla pandemia del coronavirus

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di Giuseppe Martorana

     È stato detto e si continua ad affermare che abbiamo avuto una guerra contro il Covid 19.
Sulle nostre teste o sulle nostre case non sono cadute bombe, ma ciascuno di noi è stato costretto a stare al coperto per evitare di contagiarsi. La vita, in ogni caso è continuata.

Si sono prese le dovute precauzioni, ma il pericolo è sempre in agguato.
Durante la seconda guerra mondiale, quando scattava l’allarme antiaereo, ci si rifugiava nei ricoveri e chi non poteva farlo rimaneva a casa sperando che le bombe cadessero altrove. Nei giorni scorsi siamo stati costretti a rimanercene nei nostri domicili, perché la responsabilità ci ha obbligati a farlo per noi e per gli altri.
Le scuole sono chiuse da circa tre mesi e lo saranno definitivamente per quest’anno scolastico.

Dalla 2^ guerra mondiale alla pandemia del coronavirus
     Che si stia combattendo una nuova guerra, anche se di diversa tipologia, è dimostrato dal fatto che l’ultima volta che le scuole sono rimaste interrotte per un lungo periodo, risale alla seconda guerra mondiale, quando furono chiuse, a tempo indeterminato, alla fine del 1942.
     L’a.s. 1940-41 è l’anno che vede l’Italia in guerra già da alcuni mesi. La chiusura dell’a.s. precedente era stata anticipata al 31 maggio 1940. Il 10 giugno successivo arrivò “l’ora della decisione suprema”: Mussolini, purtroppo, aveva preso la grave decisione di schierarsi con la Germania di Hitler, anche se era noto che la nostra nazione non era preparata alla guerra, viste poi le disfatte in Africa, in Grecia, in Russia. D’altra parte, né avrebbe potuto allearsi con Francia e Inghilterra che, in precedenza, avevano avversato l’Italia con le sanzioni economiche (1), né poteva rimanere neutrale con le truppe tedesche vicinissime alle nostre frontiere. Sarebbe prevalso in ogni caso il principio del “chi non è con me, è contro di me”.
     Di lì a poco sarebbero arrivate le bombe e subito dopo lo sfollamento e il razionamento; la maggior parte della popolazione della città di Palermo sarebbe stata costretta a rifugiarsi spesso nei ricoveri per i ripetuti allarmi; gli altri, quelli che poi ebbero distrutta la loro casa di abitazione o semplicemente per la paura, furono costretti a “sfollare” verso i più sicuri paesi vicini o verso le campagne.
     La prima incursione su Palermo è del 23 giugno del 1940, da parte dei francesi, appena 12 giorni dopo l’entrata in guerra dell’Italia.
Già all’inizio delle lezioni (anno scolastico 1940-41), la maestra Romania Stilo di Ficarazzi scriveva nel suo giornale di classe: “Quest’anno la Nazione è in armi. Il nostro cuore di madri e di Italiani è tutto proteso verso i nostri cari che combattono e versano il sangue per la nostra Patria”; e, in prossimità della chiusura della scuola, aggiungeva: “Speriamo che il nuovo anno ricominci sotto un clima di pace con 1a completa vittoria dell’Asse”.

     A causa delle numerose assenze la maestra non aveva potuto promuovere più di tredici bambini su trentotto iscritti. Il 16 aprile del 1941, aveva annotato: “La scuola continua ad essere spopolata per la raccolta delle nespole. Ho richiamato alcune mamme e queste risposero su per giù la stessa cosa: Gli uomini sono in armi, i bambini vanno a trasportare panieri di nespole, così aiutano a farci pagare i debiti contratti in inverno. Lei è mamma e capisce”.

Ed ecco cosa scriveva un’altra maestra nel mese di set¬tembre del 1941: “Le iscrizioni sono scarse, certamente non appena incomincerà regolarmente la scuola, i ragazzi verranno, poiché vi sono molte famiglie sfollate da Palermo. L’opera della scuola e l’esempio contribuiscono a rafforzare nell’animo del popolo la fiducia nelle forze della Nazione, nel grande condottiero, nell’assoluta grande vittoria”.

     Spesso gli insegnanti portavano gli alunni ad ascoltare il bollettino di guerra, nell’aula destinata alle riunioni; le notizie non erano confortanti, anche se quelle brutte venivano purgate. Nella popolazione rimaneva la speranza che le sorti della guerra volgessero a nostro favore. Era una pia illusione! La guerra “lampo”, come era sembrata all’inizio, si stava rivelando difficile e snervante. Da europea diventava mondiale.

 Promozione per tutti
     L’a. s. 1942 43, che già aveva avuto inizio in ritardo perché i locali scolastici erano occupati dai soldati, si chiuse definitivamente a dicembre, dopo appena due mesi di lezioni. Il Ministero, infatti, considerato lo stato di guerra, emise la disposizione che le scuole rimanessero chiuse a tempo indeterminato, a decorrere dal 20 dicembre 1942.

     In virtù di tale disposizione e della circolare n. 108 del 12 maggio 1943 (Anno XXI dell’era fascista) del regio Provveditore agli studi di Palermo, tutti gli alunni che avevano frequentato fino a1 momento della chiusura della scuola venivano promossi alla classe successiva, compresi gli alunni delle 5^ classi, i quali, comunque, sostennero gli esami verso la fine di maggio del 1943.

     Già all’inizio dell’a.s. un maestro aveva scritto: “Questo può ritenersi come uno degli anni più disgraziati per le continue incursioni nemiche che in un primo tempo apportarono la sospensione delle lezioni e poi la chiusura della scuola con lo scrutinio anticipato alla fine di maggio”.

     Dal momento dell’entrata in guerra, Palermo subì 70 missioni di bombardamenti, raggiungendo il suo culmine il 9 maggio 1943 quando sul centro storico si scatenò l’inferno con il primo bombardamento a tappeto sull’Italia.

Palermo – Piazza Settangeli
     Dallo stradario storico di Palermo, riporto quanto scrive Mario Di Liberto:
     Nel giardino al centro della piazza, un piccolo monumento ricorda le vittime civili della guerra; una bomba, sganciata sulla città, il 9 maggio del 1943, centrò in pieno un rifugio pubblico ubicato nei pressi; vi morirono molti cittadini, tra i quali Beppe Schiera (nato il 3 febbraio 1898, deceduto il 13 maggio 1943), singolare e popolare personaggio della Palermo di quel tempo, autore di rime e filastrocche sarcastiche in dialetto siciliano, che egli recitava, improvvisando per le vie della città.

A Palermo in totale vi furono 2123 morti. Nel bombardamento del 9 maggio ve ne furono 373, ma sembra un numero inferiore rispetto alla gravità di quell’incursione.

Bombe anche a Bagheria
     Nel 1943, avevo sei anni e ricordo perfettamente la tristezza e la paura di quei terribili giorni. Ricordo che mio fratello Stefano, più grande di me di 11 anni, mi portava in terrazza dalla quale era visibile il porto di Palermo, dove erano ormeggiate navi italiane e tedesche che la flotta aerea degli Alleati, in quei giorni, stava tentando di affondare.

Spesso squadriglie di aerei solcavano il cielo bagherese, e la popolazione ogni volta che scattava l’allarme, si rifugiava nei ricoveri. Ricoveri piuttosto sicuri; molto utilizzati furono quelli presso le“pirriere” del territorio di Bagheria e di Aspra. Il problema era raggiungerli in tempo; la vita in ogni caso era continuamente a rischio a causa dei bombardamenti. Negli alti palazzi della città i ricoveri erano spesso situati negli scantinati. In quel periodo, comunque, molta gente aveva abbandonato il paese per rifugiarsi nelle case di campagna, a volte ospiti di parenti e amici.

Anche a Bagheria si contarono 16 vittime in seguito al bombardamento avvenuto nella notte tra il 6 e il 7 luglio 1943; ce ne furono due ad Aspra il 9 maggio dello stesso anno, quando a Palermo ci fu l’incursione aerea già ricordata.

La testimonianza di Felicita Alliata
     Nel volumetto-diario “Cose che furono”, Felicita Alliata, sorella di Enrico Alliata, duca di Salaparuta, nonno di Dacia Maraini, leggiamo: “In quest’ultima guerra eravamo a Villa Valguarnera, tra le famiglie nostre, gli sfollati… eravamo un centinaio, oltre il presidio militare antiparacadutisti… La sera del 6 luglio (1943) durante un bombardamento, gli aerei nemici … ne hanno regalato anche a Bagheria (paese) facendo danni e vittime. … Una è caduta anche in casa Spedalotto. Giorni di ansia e, per alcuni, di terrore”.

Poi aggiunge: “In precedenza, il 12 maggio 1943 abbiamo avuto su Palermo, e in pieno giorno, una incursione tremenda, la più… bella di quante ce ne sono state… 400 apparecchi – e li abbiamo contati – bene allineati a gruppi, sono passati sulle nostre teste…”.

Andrà tutto bene
     Dopo l’occupazione-liberazione della Sicilia da parte degli anglo-americani, avvenuta tre-quattro giorni dopo il bombardamento del 6-7 luglio 1943, il 1° ottobre ebbe regolarmente inizio l’anno scolastico 1943-44, al termine del quale si ebbero le seguenti, quasi disastrose, risultanze:
Iscritti 1942 Frequent. 1405 Promossi 1.045 Respinti 897 (46,18 %).

     Auguriamoci che l’emergenza pandemica del coronavirus si attenui quanto prima, il che può avvenire – così ci viene detto senza soluzione di continuità – se ognuno di noi si comporterà responsabilmente continuando a fare sacrifici, senza facili ottimismi, anche perché la situazione nelle famiglie, nel mondo del lavoro, delle imprese e dell’economia in generale versa in una crisi che definire difficile è molto semplicistico.

(1) Alla fine del 1935, infatti, in seguito all’aggressione all’Etiopia da parte dell’Italia, erano scattate le sanzioni economiche delle Società delle Nazioni (S.d.N.), volute da Francia e Inghilterra. Mussolini, tenendo conto dell’appoggio della popolazione, lanciò la famosa, “Giornata della Fede” che si proponeva di raccogliere oro, ferro e altro materiale bellico. Era cominciata la battaglia per l’autarchia che, in parole povere, significava produrre tutto ciò che necessitava, senza ricorrere ad acquisti fatti all’Estero.

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