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martedì 14 Luglio 2020

martedì 14 Luglio 2020

L’origine del nome di Monte Catalfano nei documenti storici

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di Giuseppe Martorana

La contrada “Cavallo di mezzo” che si trova su Monte Catalfano, al confine con la parte del colle dove è situata la zona archeologica di Solunto, mi ha fatto sorgere la curiosità di conoscere l’etimologia del toponimo Catalfano.

Mentre per le altre colline bagheresi i toponimi ci riportano ai nomi di quelli che furono i proprietari di quei territori – Porcara, Giancaldo, Serradifalco, Specchiale, Lanzirotti, ecc.- o a una caratteristica degli stessi come Consuono (con suono, forte eco), Mongerbino (monte inculto, scabro), difficile è sapere con certezza perché il Catalfano si chiami così. Per quanto riguarda il monte Irice non ho alcuna notizia circa la sua origine etimologica. Può essere il nome di una pianta o di un fiore appartenente alla famiglia delle Iridacee? Ma nulla ho trovato consultando alcune enciclopedie e Internet. Mi vengono in mente la pianta dell’erica (erice, ericis), il fiore iris e la cittadina di Erice (da Erix, personaggio mitologico figlio di Afrodite e di Bute, ucciso da Eracle).

Erice è anche un genere di Serpenti Boidi Ericini. È probabile che a questo colle inizialmente sia stato dato il nome Erice e in seguito sia intervenuta un’errata trascrizione. Chi ne sappia qualcosa, ci faccia sapere. Intanto, ricordiamo ai nostri lettori che il Catalfano – detto anche Jalfano e Alfano – è il più famoso rilievo di Bagheria perché, sul fianco che appartiene al comune di Santa Flavia, si adagia la Cittadella fenicio-punica di Solunto. E’ alto 373 metri. Gli altri monti ad esso collegati sono Cozzo San Pietro (345 metri), Cozzo Tondo (249 metri) e Irice (282 metri).


     L’ultima propaggine del Catalfano verso il mare costituisce il promontorio di Capo Zafferano (in dialetto, “a zafarana”), così chiamato, secondo il marchese di Villabianca, nel 1700, dal nome di un medesimo promontorio africano detto Zafaran. Esiste anche una piccola località dell’Iran con il medesimo nome. Etimologicamente mi sembra ovvio che stiamo parlando della pianta dello zafferano che in arabo si chiama proprio za’faran. Anche la cittadina di Zafferana Etnea ha la stessa origine etimologica .Vi era una torre senatoria che serviva solo per avvistamento ed era in corrispondenza con la Torre Mongerbino e con la Torre del Lanciatore di Sant’Elia. Data l’altezza, si poteva – e si può – osservare Capo Gallo verso Palermo e Capo d’Orlando verso Messina. Dopo l’occupazione di Palermo da parte degli Arabi – così ci ricordano gli storici – i Bizantini che avevano cercato di liberarla furono respinti e le loro navi subirono la distruzione a causa di una tempesta al largo di Capo Zafferano. Sempre nella stessa zona, nel 1718 la flotta spagnola fu sconfitta da quella inglese che era intervenuta in difesa del re di Sicilia Vittorio Amedeo II di Savoia.

     Sul Monte Catalfano e alla falde del Mongerbino esistono diverse grotte tra le quali quella dell’Eremita che è la più famosa; stando ad alcuni reperti, quasi certamente esse dovettero essere abitate. Il Catalfano sembrerebbe un massiccio montuoso e niente più; invece, oltre alla storia che lo ha visto “protagonista” poco meno di tremila anni fa, vi prosperano piante rare e una fauna particolarmente interessante e sorprendente. Che dire poi dello splendido panorama che dalle sue cime si può osservare guardando verso Monte Pellegrino e verso le isole Eolie e Messina? Per la salvaguardia di parte del territorio, dal punto di vista naturalistico e paesaggistico, è stato creato un parco tutelato dalle guardie forestali. Né sono da dimenticare i caratteristici “zubbi” specie di pozzi più o meno profondi.

     Nel romanzo “I Beati Paoli”, Luigi Natoli parla spesso di Bagheria e del suo territorio, non solo perché alcune vicende riguardano la famiglia del principe Butera, ma anche perché sembra quasi innamorato del Promontorio di Capo Zafferano. Nel descrivere il paesaggio visto da Altavilla Milicia, il Natoli scrive tra l’altro: “il Capo Zafferano si distingueva nettamente sul mare scintillante… l’occhio poteva spaziare per un lungo e vasto tratto della riviera e vedere il bel Promontorio di Capo Zafferano in un’onda di rosa e di viola per gli ultimi raggi del tramonto… il Monte Catalfano, la cui estrema sporgenza forma il Capo, è alle sue spalle…”.

     L’architetto fiorentino Camillo Camilliani, nel 1584, affermò che Zafferano deriva dall’arabo za’faran ed aggiunge: “Di quivi comincian ad inalzarsi le rupi che sono eminentissime, quali formano un altissimo monte spiccato intorno at detto capo Zaffarana, nella superficie del quale è fabricata una piccola torre di guardia”.
     Lo storico Francesco Lo Jacono Battaglia, nel volume dedicato a Santa Flavia, a pag. 26, parlando del Capo Zafferano, scrive:“Per millenni è stato spettatore muto di tanti avvenimenti che hanno determinato qualche volta il corso della storia siciliana, italiana ed europea. Proprio in considerazione della grande importanza come punto di avvistamento di flotte in transito e di vascelli dediti alla pirateria, nel 1500 il Senato di Palermo vi fece costruire una torre di avvistamento e una stradina che si arrampica a zig zag per le pendici per poterla agevolmente raggiungere. La torre fu dotata di cisterna per l’acqua considerato che tre uomini vi facevano la guardia di notte e di giorno”.

     E veniamo all’etimologia del Monte Catalfano. Nel suo scritto “Oggigiorno”, il Marchese di Villabianca scrive: Jalfano lo stesso che Catalfano, famoso per avere portato anticamente nella sua cima la città di Solunto, oggi distrutta. Ed in fatti la voce Catalfano si vuol che significhi fortezza distrutta. Ma lungi da sì strana etimologia, ne abbiamo ora una vera dall ‘Amari nella sua Storia dei Musulmani di Sicilia. Perocché, scrivendo egli aversi ragione a credere che i Bizantini si fossero anche avvalsi in Sicilia de’ fuochi di segnale, e che ivi poi avessero appreso questa pratica gli arabi d’Africa, ne appresta in nota gli indizii seguenti: “… che i fuochi di segnali, usati in Sicilia fino agli ultimi anni del secolo passato per dare avviso dei corsari barbareschi, che si avvistassero, si chiamavan fani,… che la montagna ove sorgeva l’antica Solunto, all’estremità orientale del Golfo di Palermo, si addimanda tuttavia Catalfano dall’arabico kal’at (rocca)… il che prova che vi fosse stata una torre da segnali al tempo della dominazione musulmana, o anche prima…”.

     Anche secondo fonti Wikipedia, l’etimologia è incerta, la cui prima parte sarebbe riconducibile all’arabo qal’at, monte, mentre la seconda parte potrebbe derivate da halfan che significa “giuramento”. Nel 1573 il geografo Tommaso Fazello l’avrebbe denominato Ialfano, mentre nel XVII secolo la denominazione era quella attuale di Catalfano.
     Ed ancora, il prefisso cata, dal greco kata, ha diversi significati come giù, in basso, sotto, contro e si premette a vocaboli di origine greca e latina (cataclisma, catacombe, catalessi, ecc); la seconda parte cioè alfano potrebbe significare cavallo perché sul Dizionario italiano di Tullio De Mauro si legge che alfana è un cavallo arabo robusto e focoso e che al-faras in arabo equivale a cavallo. Per estensione, alfana – annota sempre il De Mauro – è anche una cavalcatura robusta, e riporta quanto scritto dal D’Annunzio:monotono il cantilenare dei carrettieri, lo scampanellare delle alfane stanche. Anche l’Ariosto ha espresso un concetto similare: “il grave scontro fa chinar le groppe sul verde prato della gagliarda alfana”. Alfano e alfana sono vocaboli sovrapponibili? Possono significare entrambi cavallo? C’entra qualcosa la denominazione Cavallo di mezzo di una zona del Catalfano, come accennavo all’inizio?

     Cercando qua e là, su altri testi, ho trovato che la voce cata è un genere di pianta delle celastracee dell’Arabia montana, arbusti con foglie persistenti, fiori bianchi, piccoli e in grappoli. E inoltre che alfa, oltre a lettera dell’alfabeto greco, è anch’essa una pianta, dall’arabo halfa. Unendo le due voci si ottiene cata-halfa da cui potrebbe essere venuta fuori la voce Catalfano, l’insieme di due piante. E in effetti sul monte Catalfano crescono delle piante di diverse specie, non so se assimilabili alle due sopra citate. È appena il caso di ribadire che nella maggior parte dei casi si tratta di nomi che provengono dal mondo classico (greco e latino) e da quello medievale (arabo-bizantino e normanno-svevo).

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