Storia di “Dialogo” opera poetica del giovane scultore bagherese Davide Fontana (foto)

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di Martino Grasso

L’arte come sogno. L’arte come impegno. L’arte come poesia.
L’arte di Davide Fontana, 25 anni, giovane scultore bagherese, passa attraverso queste semplici considerazioni.
Ha realizzato delle opere nel corso degli anni, mettendo in risalato il suo talento cristallino. Fra queste il busto di Borsellino che si trova in una piazza a Palermo, dopo avere vinto un concorso pubblico.

Davide è un giovane artista dalla faccia pulita. Bravo e umile.
Alterna la scultura all’hobby del tamburinaio che lo porta in giro.
Ama la sua terra e vive a Bagheria con i genitori e i fratelli.
Ed è legata a Bagheria una delle opere straordinarie che ha realizzato, durante gli studi all’Accademia delle Belle Arti di Palermo.
Si tratta di una mucca di grandezza naturale, con in groppa un bambino.
Un’opera di sicuro impatto, geniale e onirica.   
E’ stata realizzata completamente in polistirolo. Bianca. Come la luce e la purezza.

Si chiama “Dialogo”. Ed è un’opera bellissima.
L’opera è legata a filo doppio alla storia di Bagheria, quando nei decenni scorsi a Bagheria c’erano molti bovini e i bagheresi viveva di agricoltura.

Dialogo è una scultura realizzata interamente in polistirolo -racconta Davide-. Si tratta della riproduzione realistica di un’enorme mucca dalla postura immobile, cavalcata da un fanciullo. Le pose immobili dei due soggetti, visivamente, potrebbe riecheggiare l’aspetto delle monumentali statue equestri di stampo classico, grandi centri di commemorazione di legionari e imperatori ricordati per le loro eroiche gesta che segnarono la storia. Anticamente queste imponenti raffigurazioni venivano realizzate con ricchi e pregiati materiali come marmo o bronzo. Nella mia “scultura equestre” il virile e valoroso destriero cede il posto ad una grossa e vulnerabile mucca, mentre il giovinetto, rappresentato con un elmetto da soldato, avvolto tra i suoi ludici pensieri, prende il posto del potente imperatore.”

Davide parla della sua opera e i suoi occhi brillano.
“L’enorme bovino, a differenza dell’opera equestre, non poggia su nessun maestoso basamento, le sue zampe poggiano direttamente sul pavimento, entrando così in relazione diretta con l’osservatore e calandosi al suo stesso livello, da qui il nome. Altra particolarità della scultura è che sia l’animale che il ragazzo hanno gli sguardi rivolti a sinistra; questa caratteristica definisce una connessione ancora più forte e diretta che lega lo sguardo delle due figure e quello di chi osserva. Il bianco, che accomuna le due figure, potrebbe essere riflesso del candore infantile di un fanciullo e dell’innocenza di un grosso bovino, la cui vita è destinata al maltrattamento negli allevamenti intensivi e alle brute macellazioni da parte dell’uomo, lo stesso uomo che porta in groppa.”

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Novembre 24th 2020, martedì
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