giovedì 21 Gennaio 2021

La bella storia di Laura D’Esposito, archeologa bagherese, che ha lavorato per anni anche a Pompei

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di Martino Grasso

Fra gli archeologi che hanno lavorato a Pompei per molti anni, riportando alla luce tesori nascosti, come nelle scorse settimane, l’antico termopolio, una sorta di fast food con tracce di pietanze, c’è anche una bagherese.
Si chiama Laura D’Esposito, 42 anni.
Si è diplomata al liceo classico “Francesco Scaduto” di Bagheria, prima di intraprendere l’università ad Agrigento, e la specializzazione a Matera, anche se  faceva sempre base a Bagheria.
Dopo avere vinto il concorso, si è trasferita a Pompei, nel sito archeologico più famoso del mondo, dove ha lavorato per 7 anni, dal 2012 al 2018.


Ha anche lavorato a Himera, nella vicina Termini Imerese, contribuendo alla scoperta di numerosi ritrovamenti, come alcune sepolture di bambini che contenevano persino tracce dei corredini del tempo.
Da due anni è tornata a Bagheria, visto che è stata distaccata all’archivio di Stato di Palermo, dove attualmente porta avanti uno studio sui borboni.
“Sono molto legata a Bagheria -dice- mia madre è bagherese doc. Frequentare il liceo Classico è stata un’esperienza formativa fra le più belle. Ricordo gli anni del liceo con piacere.  Poi ho scoperto l’amore per l’archeologia.”

Laura D’Esposito ha lavorato a Pompei ed ha contribuito alla nuove scoperte, fra cui il termopolio, una specie di mensa per romani, dove venivano serviti pasti caldi veloci e con pitture ancora nitide, raffiguranti animali. 
“Il nostro lavoro consisteva nel consolidare la parte scoperta -dice l’archeologa bagherese-. Perchè le piogge provocavano dei crolli. Molto era ed è ancora sottoterra. La finalità era mettere in sicurezza quello già scoperto. Durante i crolli sono venuti alla luce i nuovi ritrovamenti. Pompei è una città viva. Quando venne coperta dall’eruzione era una città ancora in piena attività. Per questo ci consegna continue straordinarie scoperte.”
Fra le ultime scoperte c’è anche quella legata alla datazione dell’eruzione che si pensava fosse avvenuta il 24 agosto, invece si è scoperto, grazie ad una scritta in carboncino ritrovata quasi per caso, che la vera data dell’eruzione era il 24 ottobre del 79, Dopo Cristo. La scritta è datata al sedicesimo giorno prima delle calende di novembre, corrispondente al 17 ottobre e recita: “il 17 ottobre lui indulse al cibo in modo smodato”. Una scoperta che quindi ha dello straordinario.
“Gli archeologi avevano dubbi sulla data –aggiunge Laura D’Esposito- C’erano tanti bracieri in giro che servivano sia a tenere le pietanze in caldo, ma anche a riscaldare le persone. Sono state trovate tracce di mantelli di lana e anche frutti autunnali come il melagrano. La prova definitiva è stata la scritta in carboncino. Ogni pietra comunica e ti parla della quotidianità. Tutto è parlante. Scavare è stata un’esperienza straordinaria.”
Da due anni l’archeologa è tornata a Bagheria, dipende sempre da Pompei ma  lavora all’archivio di Stato di Palermo e collabora con il museo archeologico Salinas.
“Sono tornata a Bagheria perché amo questa città -aggiunge- La trovo una cittadina giusta a dimensione d’uomo. E’ vicina a Palermo. E mi piace anche la notizia secondo la quale la raccolta differenziata abbia raggiunto il 50 per cento.”

Laura D’Esposito trasmette positività anche dalla voce. Parla a ruota libera dei suoi progetti e delle sue speranze.
Parla anche dell’antica città di Solunto, che sorge a pochi chilometri da Bagheria, dove ancora molto è sommerso dalla terra, comprese case e quindi suppellettili e arredi.
“La speranza è che si possano proseguire le ricerche -dice-. Anche se a volte lasciare questi tesori sottoterra significa conservarli. E’ difficile finanziare uno scavo ma anche mantenere quello che poi si trova non è semplice. Io spero che a Solunto si possa tornare a scavare per poi valorizzare quello che potrebbe tornare alla luce.”

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Gennaio 21st 2021, giovedì
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