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giovedì 29 Luglio 2021

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Bagheria. Confermata anche in Cassazione la condanna per l’uomo che provocò la morte di Roberto Impellizzeri

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La Cassazione ha confermato la condanna per l’uomo che con un pugno provocò la morte di Roberto Impellizzeri (nella foto), 60enne, camionista, morto dopo 50 giorni di agonia.
Il Tribunale di Palermo ha condannato in via definitiva Francesco Mineo, 50 anni, il cui ricorso è stato respinto dalla Cassazione. Mineo dovrà scontare 9 anni e 4 mesi per l’omicidio preterintenzionale di Roberto Impellizzeri.
I fatti avvennero l’8 aprile del 2017 vicino a un bar di Bagheria in via Lanza di Trabia.
Mineo sferrò un pugno a Impellizzeri che cadde a terra. Morì in ospedale dopo 50 giorni di agonia.
Mineo secondo l’accusa colpì Mineo al volto con pugno violentissimo, all’improvviso, dopo una banalissima discussione.
Roberto Impellizzeri, definito da tutti come una persona buona e tranquilla.

Mineo, bagherese anche lui: dovrà scontare la pena inflitta dalla quinta sezione della Cassazione confermando la sentenza emessa dalla Corte d’Assise d’Appello il 30 gennaio dell’anno scorso. I giudici avevano ridotto lievemente la pena di 12 anni inflitta il 21 dicembre del 2018 dal gup di Termini Imerese.
La famiglia della vittima, che lasciò anche due figli, si era costituita parte civile nel processo con l’assistenza degli avvocati Filippo Gallina e Cinzia Di Vita. Il giorno dell’aggressione Impellizzeri venne colpito violentemente al volto e poi era caduto a terra. Era stato trasportato in ospedale, dove poi a settimane di distanza era spirato. Mineo era stato invece rintracciato dai carabinieri, non solo grazie ad alcune testimonianze, ma anche perché la scena era stata ripresa da una telecamera di sorveglianza.
Secondo l’accusa l’imputato non aveva soccorso la vittima.
Per Mineo inizialmente la contestazione era stata di lesioni, ma con il decesso di Impellizzeri si era aggravata. Già il gup aveva rimarcato che “aveva avuto un atteggiamento arrogante, tendente a minimizzare la gravità della sua condotta, di cui non era stato in grado di fornire alcuna giustificazione e anche come dal filmato si evince che l’imputato aveva rivolto per primo la parola alla persona offesa, che passava per strada, in ciò emergendo il contrasto palese con la versione difensiva secondo cui Mineo sarebbe stato provocato dalla vittima; inoltre l’imputato aveva avuto un atteggiamento arrogante anche nei confronti di un testimone che aveva assistito all’episodio”.
Mineo nell’interrogatorio di garanzia aveva manifestato pentimento di quanto accaduto.

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