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venerdì 17 Settembre 2021

venerdì 17 Settembre 2021

Bagheria. Dalle intercettazioni del bltz di ieri viene fuori il progetto di morte per uno degli arrestati

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4 minuti

Doveva essere punito per le numerose intemperanze e per essere considerato una mina vagate.
E’ quanto emerge dal blitz antimafia messo a segno ieri a Bagheria che ha portato in carcere 8 persone.
L’uomo che doveva essere ucciso è Fabio Tripoli, 31 anni.
Dalle intercettazioni raccolte dai carabinieri, uno degli arrestati, Massimiliano Ficano, 46 anni, ritenuto dagli investigatori il nuovo capo della famiglia bagherese. Diceva “Questo si prende, si va a prendere a casa… e lo scannano come un vitello! Lo puoi macinare”.
Per Ficano bisognava dare una lezione a Fabio Tripoli, anche lui finito in manette con l’accusa di maltrattamenti in famiglia, punirlo non solo per le sue intemperanze ma, soprattutto, per aver messo in discussione la leadership della famiglia mafiosa. Non sapendo di essere intercettati dagli investigatori dell’Arma i boss si lamentavano del comportamento di Tripoli. Un uomo violento che non aveva esitato a picchiare il padre “a colpi di catena” e la compagna. “L’ha spogliata tutta, in mezzo alla strada…”, raccontava Giuseppe Cannata, uno dei fermati, al capomafia, aggiungendo: “Sono arrivato io. Gli ho detto ‘oh, pezzo di scafazzato che sei! Ma dignità ne hai? Ora prenditi le cose e vattene'”. Un ammonimento che era servito ad allontanarlo solo per un po’ di tempo. Poco dopo, infatti, Cannata era stato raggiunto da una telefonata. “Dice ‘c’è quello qua… e gli sta scassando qua tutto'”. A quel punto era stato dato un ordine: “devi andare da quel cornutazzo e me lo devi ammazzare a bastonate’ gli ho detto”.
Tripoli sarebbe stato pestato a sangue.


“E’ una spazzatura di persona, proprio è un’immondizia di persona”, dicevano gli intercettati. “Ora lui si deve levare il vizio di camminare”.
Il pestaggio avvenne il 19 agosto scorso. Tutto fu programmato nei minimi particolari. “Si deve storpiare questo e basta. E se non viene ci andiamo a casa. Dopo mangiato, mangiamo… non dobbiamo mangiare per lui? Non se ne può più di questo. Mi nomina anche a me, io non l’ho capito, nemmeno so come è fatto. Gli rompiamo le gambe e lo andiamo a buttare…”.

Tripoli fu pestato davanti casa. Con un tirapugni. “Quello gli ha aperto tutta la testa” raccontava Giuseppe Cannata. “L’ho guardato e gli ho detto: ‘Stai zitto che ti è finita bene, infilati dentro!'”.
Ma pare che Tripoli non aveva capito.
Si armò di un’ascia, andando in giro e dicendo di essere pronto a vendicarsi e a dare fuoco a un locale di uno degli indagati.
L’affronto doveva essere pagato con la vita.
“Però non lo dobbiamo fare sapere a nessuno. Che ci fanno prendere l’ergastolo, hai capito?”
Ieri il blitz dei carabinieri ha sventato l’omicidio. 

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