A 40 anni dalla morte è stato ricordato Beppe Montana, commissario della polizia di Palermo, ucciso a Porticello, il 28 luglio 1985, mentre ritornava con la sua imbarcazione.
Oggi molti esponenti militari erano presenti alla commemorazione.
In prima fila il capo della polizia Vittorio Pisani. Presenti anche il prefetto di Palermo Massimo Mariani, il questore di Palermo Maurizio Calvino, il capo della squadra mobile Antonio Sfameni, il procuratore del tribunale dei minori di Palermo Claudia Caramanna. Alla commemorazione hanno preso parte anche il sindaco di Palermo Roberto La Galla e il sindaco di Santa Flavia, Giuseppe D’Agostino. Per il comune di Bagheria erano presenti l’assessore Emanuele Tornatore e il consigliere comunale Domenico Barone.
Padre Massimiliano Purpura ha tracciato un profilo umano di Montana: “Sapeva che erano esposti -ha detto- Ma è andato avanti. Ognuno può fare la sua parte. La mafia è violenza che prospera nell’ingiustizia. Bisogna investire nelle nuove generazioni. Montana è stato un esempio di coraggio e determinazione. La mafia si insidia nell’indifferenza.”
Il capo della polizia Pisani ha sottolineato che “le vittime della mafia di allora erano molto esposti. All’epoca la polizia giudiziaria non aveva grossi mezzi per contrastare la mafia. L’impegno personale faceva la differenza.”
Montana venne ucciso da Cosa Nostra perchè il capo della “Squadra Catturandi” della Squadra Mobile di Palermo dava tanto fastidio alla criminalità organizzata.
Il poliziotto fu colto dai killer di “Cosa Nostra” in uno dei rari momenti che egli dedicava allo svago ed a sé stesso: una domenica pomeriggio, di ritorno da una gita in barca con amici e parenti.
Il giorno dopo sarebbe andato in ferie.
Quell’omicidio fu la riprova di quanto bene il poliziotto avesse fatto il suo lavoro, con passione, dedizione e senso dello stato che, ancora oggi, sono esempi imperituri per donne e uomini della Polizia di Stato. Quella stessa abnegazione che, non a caso, gli è valsa un posto, sulla lapide commemorativa dei poliziotti uccisi dalla mafia ed affissa in Questura, tra Boris Giuliano e Ninni Cassarà.
Lo Stato ha onorato il suo estremo sacrificio conferendogli, il 26 settembre 1986, la Medaglia d’Oro al Merito Civile, con la seguente motivazione: “Sprezzante dei pericoli cui si esponeva nell’operare contro la feroce organizzazione mafiosa, svolgeva in prima persona e con spirito d’iniziativa non comune, un intenso e complesso lavoro investigativo che portava all’identificazione e all’arresto di numerosi fuorilegge. Sorpreso in un agguato, veniva mortalmente colpito da due assassini, decedendo all’istante. Testimonianza di attaccamento al dovere spinto fino all’estremo sacrificio della vita. Palermo, 28 luglio 1985.”









