Se posso essere sincero mi sono sentito umiliato quando ho visto il video che offende il sindaco di Bagheria. Per questo ho deciso di metterci la faccia schierandomi pubblicamente dalla parte di Filippo Tripoli, esprimendogli la mia solidarietà.
Vorrei sfruttare questa incresciosa occasione per fare una riflessione: può essere che dietro ad un gesto come questo c’è il fatto che Bagheria non è più la città della cultura e si avvia a diventare la citta del gusto?
Bagheria, la Montmartre della Sicilia che diventa la Città del gusto con portabandiera lo sfincione; si! avete letto bene, lo sfincione, proprio come Cerda ha la sagra del carciofo, Piana la sagra del cannolo, Trabia la sagra delle nespole e Vizzini la sagra della ricotta.
Ma torniamo all’incivile gesto perpetrato al sindaco Filippo Tripoli.
A Bagheria c’è un gruppo civico contro il sindaco Tripoli che non partecipa alla vita politica come una forza di minoranza, ma come una forza contro, quindi protesta per ogni cosa che questa Amministrazione fa.
Questa forza civica/politica oltre ad aggregare giustamente persone con idee diverse dalla maggioranza, ama fare da cassa di risonanza a tutte quelle persone/megafono, che con la rabbia in corpo per fatti personali, sono sempre pronti a criticare tutto, talvolta con toni poco ortodossi. Con quest’ultimo insulto al Sindaco, la situazione è diventata intollerabile.
Alcune volte paragono questo gruppo civico a quelli del Movimento Cinque Stelle e del PD nazionale, che vorrebbero dettare il programma di governo alla Meloni, dimenticando che il compito di governare non spetta a loro e che quando erano al governo non si facevano dettare il programma da nessuno.
Per chiudere questa riflessione, voglio dire che mi piacerebbe vedere il leader di questo gruppo scendere in campo con delle scuse al sindaco per aver cavalcato il caso e prendere pubblicamente le distanze dall’autore dell’insano gesto.
E visto che ci sono dò un colpo al cerchio e uno alla botte, ricordando a questa Amministrazione che non sarebbe sbagliato fare un supplemento di valutazione sui risvolti che può avere una città proiettata verso l’identità del gusto (sfincione e vino) piuttosto che l’identità della cultura (Guttuso e Tornatore), ricordandogli per la centesima volta che c’è il “Museo Guttuso” che attende da troppo tempo la nomina di un direttore. Per il resto, come disse qualcuno: “… ci sono anche le vie del Signore che sono sempre infinite”.








