Sarà presentato oggi 4 settembre alla sala Volpi, il film fuori concorso “Ferdinando Scianna il fotografo delle ombre” di Roberto Andò, al festival del cinema di Venezia. Il documentario di 86 minuti, racconta
la storia di Ferdinando Scianna, il primo italiano ammesso alla Magnum.
Il regista Roberto Andò racconta la vita e la carriera del fotografo in un film che è “un dialogo tra amici, che hanno troppe cose in comune, troppi fili da sciogliere insieme”.
Il documentario in parte è stato girato a Bagheria, a villa Palagonia e a Villa Cattolica, che ospita una sala a lui dedicata. Alcune scene sono state girate anche per le strade di Bagheria.
Scianna è stato il primo fotografo italiano a entrare a far parte nel 1982 dell’agenzia fotogiornalistica internazionale Magnum Photo, tra le più importanti del mondo che annoverava nomi noti della fotografia come Henri Cartier-Bresson e Robert Capa.
Il documentario racconta un’amicizia, nata da un episodio risalente a tanti anni fa, riportato ne Il piacere di essere un altro, il libro-intervista scritto da Andò con Salvatore Ferlita. Alla domanda posta da Ferdinando Scianna sui suoi progetti futuri, Roberto Andò confessò che avrebbe voluto dirigere un film. «Sai bene – gli disse allora il fotografo – che se uno vuole fare un film non deve fare altro che farlo, è inutile crearsi l’alibi che prima ci vuole il produttore».
Da questa sollecitazione è nato il primo lungometraggio di Andò, Diario senza date (1995). Trent’anni dopo, in segno di gratitudine, Andò ha girato il documentario Ferdinando Scianna. Il fotografo dell’ombra, che è soprattutto un atto d’affetto. «È un dialogo tra amici, che hanno troppe cose in comune, troppi fili da sciogliere insieme», spiega Andò, già autore di omaggi a figure che hanno esercitato una profonda influenza su di lui, come Francesco Rosi, l’appena scomparso Bob Wilson, Harold Pinter e Letizia Battaglia. «Scianna – ha detto Andò in un’intervista a La Repubblica – è uno dei fotografi che mi ha formato. Le sue immagini sulle feste religiose sono state fondamentali e questo documentario è diventato l’occasione per una riflessione sulle sue immagini, un viaggio nel suo mondo fotografico». Interrogato su quale sia la foto di Ferdinando Scianna che su tutte spicca nel suo immaginario, Andò risponde: «Mi colpisce il suo rapporto con la luce. Lui dice di amare il sole perché produce l’ombra. Ferdinando è un fotografo dell’ombra: è questo suo scavare nella luce che mi porto dietro. Se guardo le sue fotografie emerge questo, anche quando non fotografa la Sicilia ma l’India o la Cecoslovacchia».
La storia di Ferdinando Scianna è di quelle da sogno inseguito ad ogni costo. Sconvolti i piani dei suoi genitori, che l’avrebbero visto più volentieri nelle vesti di medico o avvocato, Scianna si dedica fin da giovanissimo e con tutto sé stesso alla fotografia, partendo dai ritratti dei suoi compaesani, dentro ai quali profonde tutta la sua curiosità verso la vita e le persone. Nel 1961 si iscrive alla facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Palermo, mentre continua a coltivare la sua passione per la fotocamera. In questo periodo conosce il critico Cesare Brandi e ha l’opportunità di mostrare le sue opere fotografiche a Enzo Sellerio grazie al quale si avvicina ai lavori di Bresson. In questi stessi anni in lui inizia a strutturarsi quella coscienza politica che sarà poi fondamentale per lo sviluppo della sua arte. L’incontro della vita arriva nel 1963, quando Leonardo Sciascia visita per caso la sua prima mostra fotografica dedicata alle feste popolari siciliane e chiede le foto di Scianna per inserirle nel saggio Feste Religiose in Sicilia, che sarà poi insignito del Premio Nadar.








