Chiedono alle istituzioni nazionali e regionali che intervengano in loro aiuto. Sono gli ex dipendenti delle società cinesi Z&H, con sede a Palermo e Bagheria, che attendono da anni delle spettanze mai ottenute, per circa 200 mila euro. I dipendenti lavoravano per 12 ore al giorno per circa 550 euro al mese.
Le aziende vennero chiuse 8 anni fa, per delle irregolarità e nel frattempo i titolari fecero perdere le loro tracce. E gli ex dipendenti sono rimasti con un pugno di mosche nelle mani.
Nel frattempo l’azienda di Bagheria ha cambiato gestione.
Anche il programma televisivo delle iene se ne è occupato.
Adesso chiedono aiuto alle istituzioni.
“Non bastano indignazione e inchieste -dicono- serve un impegno diretto delle istituzioni. Rivolgiamo quindi un appello al Presidente della Regione Siciliana e al Presidente del Consiglio dei Ministri affinché intervengano con atti concreti, ad esempio: istituire un tavolo regionale per i dipendenti truffati;
sostenere con fondi straordinari la liquidazione rapida dei beni; promuovere una normativa nazionale che eviti il ripetersi di simili drammi; rafforzare i controlli preventivi sulle nuove aperture di centri e aziende.”
I lavoratori sottolineano che la vicenda di Z&H è il simbolo di come possano essere abbandonati dal sistema. Decine di dipendenti hanno perso stipendi e diritti maturati in anni di sacrifici, senza che la giustizia abbia dato loro risposte concrete.
“Nonostante le indagini e i provvedimenti -aggiungono-, l’arresto di chi avrebbe dovuto rispondere delle proprie azioni non è mai stato portato a termine. L’imputato risulta tuttora irreperibile, alimentando rabbia e frustrazione tra chi ha subito danni enormi. Questo ritardo alimenta sfiducia nel sistema giudiziario e genera la percezione che chi sbaglia possa agire impunemente.”
Con l’azienda in fallimento, i beni sono rimasti fermi e ogni giorno si svalutano, riducendo la possibilità di risarcire creditori e dipendenti.








