Ricorre oggi il tristissimo anniversario della morte del piccolo Claudio Domino, ucciso dalla mafia, a soli 11 anni, 39 anni fa a Palermo. L’omicidio di Claudio è stato un caso di cronaca italiana che scosse le coscienze. La vittima era nata a Palermo l’8 gennaio 1975 e fu uccisa città il 7 ottobre 1986.
La madre di Claudio Domino aveva una cartoleria in via Fattori, mentre il papà era un operaio della Sip, ma avevano creato due società di pulizie. Una di queste si era aggiudicata l’appalto delle pulizie dell’aula bunker dove si stava svolgendo il maxiprocesso. La sera del 7 ottobre 1986 Claudio stava passeggiando con un amichetto in una via di San Lorenzo. Un uomo che arrivava con una moto di grande cilindrata, chiese ai due bambini chi fosse Claudio Domino e alla risposta di Claudio l’uomo si avvicinò, tirò fuori una pistola 7,65 e da meno di un metro gli sparò in mezzo agli occhi, uccidendolo sul colpo.
Giovanni Bontate, durante il maxiprocesso, lesse un comunicato a nome di tutti i detenuti della sua cella, dichiarando l’estraneità all’omicidio che definì “un atto di barbarie”.
Tra varie piste di indagine, si era inizialmente ipotizzato che Claudio Domino fosse stato ucciso perché testimone involontario di un sequestro o di un omicidio. Il collaboratore di giustizia Salvatore Cancemi rivelò: “Subito dopo l’omicidio di Claudio Domino, Totò Riina, e ordinò che tutti dovevano impegnarsi a scoprire i colpevoli e punirli.
Secondo il pentito Ferrante, , invece, Claudio Domino sarebbe stato ucciso perché testimone involontario di scambi di stupefacenti tra spacciatori: Ferrante aveva dichiarato di essere stato il killer di Salvatore Graffagnino, titolare del bar davanti al quale era avvenuto l’omicidio, che venne sequestrato un mese dopo e sotto tortura avrebbe ammesso di essere stato il mandante assoldando un tossicodipendente per uccidere il bambino; l’ordine di uccidere Graffagnino sarebbe arrivato da Brusca, in quello che fu definito un assassinio “pedagogico”.






