BUON COMPLEANNO RENATO! Con l’augurio che il museo di Bagheria a te intitolato, possa come tutti i musei del mondo, avere un direttore.
Nel giorno in cui Renato Guttuso compie centoquattordici anni dalla nascita, la sua memoria si fa colore, ma anche presa di posizione. Per questo ricordarlo non è un semplice atto commemorativo, bensì un’esigenza viva dell’arte: quella che oggi denuncia, con forza simbolica, l’assenza di un direttore al “Museo Guttuso”.
Nato dove la luce non concede tregua e i contrasti si impongono senza mediazioni, Guttuso ha portato sulla tela la Sicilia come destino e come metafora. Nei suoi rossi non c’è solo passione: c’è lotta. Nei suoi neri non c’è soltanto ombra, ma coscienza. Nei suoi dipinti ogni figura è un corpo che parla, ogni natura morta un silenzio eloquente, ogni scena collettiva un atto politico di partecipazione.
La sua è un’arte che non invecchia perché non ha mai inseguito la moda, ma il tempo umano: quello fatto di conflitti, passioni, speranze condivise.
Ricordare Renato Guttuso oggi significa riconoscere che l’artista può ancora essere coscienza critica, testimone inquieto, voce che non arretra.
Chiudo con un piccolo aneddoto personale, pubblicando un estratto di un articolo apparso nell’aprile 1990 sul settimanale Oggi, a firma di Antonella Amendola.
… «Ore ventidue. A spasso per Bagheria. Per l’intellighenzia locale la meta obbligata è la galleria d’arte di Ezio Pagano, pupillo di Renato Guttuso. Una grande foto del Maestro campeggia tra le opere d’avanguardia di Parres, Leto, Festa, Angeli, Schifano, Boetti.
Racconta Pagano: “Peppuccio cominciò facendo documentari sulle feste di paese. Con la cinepresa inquadrava le bancarelle, i festoni, le composizioni coloratissime dei dolci. Aveva un gusto iperrealista. Dissi a Renato che a Bagheria stava crescendo un picciotto di grande valore. Lui volle riceverlo nel suo studio di Palermo. Scoccò la magica scintilla. Renato parlò con i dirigenti di Rai Tre e fu commissionato a Tornatore un documentario sulla vita e sulle opere del Maestro. Noi paesani li vedemmo per un certo periodo andare a spasso tra le ville storiche di Bagheria: Renato parlava, spiegava, e Peppuccio lo filmava. Ne nacque un documentario commovente. Tornatore interroga Guttuso con reverenza, con un forte accento siciliano. Nello studio romano di Renato, Peppuccio conobbe l’attore Ben Gazzara, che avrebbe poi dato lustro al suo primo film, Il camorrista, tratto dal libro di Joe Marrazzo”».
Ovviamente, quell’anno Peppuccio — con il nome del continente, Giuseppe — vincerà il Premio Oscar per la regia, e quel picciotto di grande valore diventerà un Maestro osannato nei cinque continenti.
Nella foto Ezio Pagano e Renato Guttuso.






