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lunedì 16 Febbraio 2026

lunedì 16 Febbraio 2026

“Anche Sebastiano ci lascia. Quando ci incontravamo era sempre festa”

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giuseppe di salvo
giuseppe di salvo
6 minuti

Anche Sebastiano Lo Buglio ci lascia in questi giorni in cui il cielo è in non consueta tempesta. Sembra ormai assistere, per tanti miei coetanei o giù di lì, ad uno sfrondare di rami vitali con foglie in uscita come i tanti orchestrali che lasciano a turno l’Orchestra mentre viene eseguita la Sinfonia degli Addiii di Haydn: SEB, così io lo chiamavo, spegne la sua ultima candelina, la 78ª (ma erano altrettante le primavere vissute intensamente) e ci lascia nel bel rievocare i giri dei dischi, quelli più grandi e con più giri; i giri che frantumano il convenzionale concetto di tempo.

Sebastiano è stato un grande lavoratore: al Bar Aurora, sì quel Bar che i giovani non ricordano, ma che era il Battesimo del Corso Umberto: lo apriva con dirompente vitalità tipica dei migliori Monumenti storici.

Don Mimmo Cuffaro ne era colto gestore. Anch’io lavorai con Sebastiano, con Mario Liga, con Nino Cottone, con Ernesto Maggio, con Felice Berengario… allora, nel ruolo di Secondo Barman, si alternava con Enzuccio.
Tutti amici, nobile tradizione e che alta servitù!, classe operaia motivata e rispettata, eccellenza e vanto della città.
Negli Anni Sessanta, Sebastiano ritirava dischi, 45 giri, di successo per Jukebox: e li comprava a buon prezzo. Ricordo il Festival di Sanremo, il 18°, quello del 1968, e lo ricordo per la canzone SERA allora cantata da Giuliana VALCI in coppia con la Cinquetti; il testo era stato scritto per la Valci da Roberto Vecchioni con musiche di Andrea Lo Vecchio e Gianfranco Monaldi.
Allora la coppia citata si classificò all’8° posto.
“Per una vita che ci dà luce nella sera/ quando il cielo si oscura…”: in questo ritornello la musica sottolinea un forte contrasto esistenziale.

Sebastiano preferiva l’interpretazione della Valci, io quella della Cinquetti, ma apprezzavo pure l’altra per il timbro vocale caldo e inconfondibile.
La Cinquetti tendeva a superare l’immagine di ragazza “acqua e sapone” che si era creata con le sue precedenti virtuose e vittoriose canzoni: “Non ho l’età” e “Dio, come ti amo”: era il candore delle tante donne d’epoca in una società col costume sessuale in perfetto transito.

Al lavoro di altissima qualità si univano in Sebastiano -e nelle persone citate che non sono più- altri valori umani che confinavano sia nella musica pop sia nella storia della canzone non solo italiana: Mario Liga amava Modugno, altri Claudio Villa e quelle canzoni che si intonavano con l’uso del dialetto siciliano (Rosa Balistreri) e con quello napoletano.

Dopo la significativa esperienza legata al BAR AURORA, Sebastiano si dedicò alla tecnica comunicativa e ad altre sue passioni: la fotografia, i video con destrezza acquisita negli aspetti digitali. Quando ci incontravamo era sempre festa. Con le nostre pupille andavamo nei tempi passati e nei luoghi a noi cari. E l’Uno apprezzava le cose fatte dall’Altro in contesti opposti o certamente diversi.

Mi ricordo, primavera del 1980: venivo da Barcellona, era caduto da poco il Franchismo, avevo al petto una spilla col Triangolo Rosa presa in Spagna… Sebastiano era al Bar in servizio e io bevevo il caffè… Scrutava quella spilla e ne colse il significato. Mi disse: “ Giuseppe, quel piccolo oggetto che hai sul petto è l’espressione del tuo coraggio che tende a spegnere ogni ipocrisia”.

Sebastiano e tutti i lavoratori del Bar Aurora erano il segno dei tempi che mutavano in meglio, erano tutti espressione di un linguaggio evoluto.
Lo stesso Enzuccio, che balbettava, era dotato di altissima sensibilità. Al Bar Aurora c’era l’avanguardia dell’inclusione. Don Mimmo pagava bene. Con sua moglie e sua figlia Anna frequentavano il Teatro Massimo nei tempi magici di Leyla Gencer, Renata Scotto, Alfredo Kraus, Carlo Bergonzi…
Sebastiano Lo Buglio è nella magia di questi ricordi e nel cuore dei suoi famigliari. E lo rendevano sempreverde. Volevo, alcuni anni fa, attuare un’iniziativa storica con lui. Ma seppi che la vita gli presentò azioni imprevedibili da affrontare, come accade a tutti. Spesso incontravo un suo nipote e gli mandavo i saluti. Su YouTube, chi vuole, potrà ascoltare SERA cantata da Giuliana Valci. Sì, quella sua voce calda e grave ci dà il senso di come, col sentore della perdita, “il cielo davvero si oscura”.
Ciao, SEB, come vedi, però, si illuminano i ricordi.

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